I rumors sull’astensione degli elettori liberali di centrodestra che non si recheranno a votare causa “raggiunta saturazione da puttanate” provengono bene o male dai blog italiani presenti nel blogroll di questo sito, quindi non mi dilungherò sul tema. A dire il vero non ho molto da dire sull’argomento, se non che me ne compiaccio.
Settario e disfattista? Può essere. A me sembra più che altro un bel gesto di fiducia verso l’intelligenza umana. Voglio dire, dopo le uscite di Tremonti e Berlusconi ce ne vuole di coraggio a definire contemporaneamente quella parte politica e se stessi liberali.
Su Libero di sabato, dopo un editoriale feltriano che aveva tutta l’aria di essere come la scusa del nipote che cerca simpaticamente di togliere dall’imbarazzo i vicini perché il nonno è uscito di casa con le chiappe di fuori, un articolo di Enrico Paoli mi informa che Antonio Martino, ex ministro della difesa del governo Berlusconi, vorrebbe ridurre il contingente militare in Libano (e va bene) ma, nel contempo, inviare altre truppe in Irak e Afghanistan. Ora, stiamo parlando di Antonio Martino, allievo di Milton Friedman, liberista indefesso, uno insomma che dovrebbe avere una certa sensibilità verso questioni come “spreco di denari pubblici”. Vero è che il cav e Fini lo hanno subito riportato all’ordine, ma onestamente le loro prese di distanza mi suonano un po’ come un battibecco fra star che si sono viste portare via la battuta dalla meno famosa del gruppo.
Forse ha ragione PaxTibi, il potere da alla testa, è una psicosi, una patologia ed è quindi bene diffidare da qualsiasi forma di legittimazione del potere.Ripeto, non mi da alcun fastidio essere definito disfattista perché non riesco a vedere una sola ragione valida per mantenere in vita questo sistema politico marcio e immorale, però sono anche consapevole della dispersione di energie che comporta l’astensione. Allora forse un’astensione finalizzata ad un obiettivo, cioè dichiarare apertamente perché non si vota, come quella portata avanti da un gruppo di formazioni politiche di estrazione indipendentista, autonomista e secessionista (?) potrebbe essere uno strumento valido per far sapere alla casta che il limite è stato superato.
L’iniziativa propone di invitare gli elettori di avvalersi del diritto di far annullare la scheda per indegnità politica e morale del sistema dei partiti. Funziona così: ci si reca al seggio con il certificato elettorale, si ritira la scheda, ma contemporaneamente la si rifiuta, obbligando il presidente del seggio a verbalizzare tale rifiuto e premurandosi di far mettere per iscritto le motivazioni per cui non si intende votare. È probabilmente l’unico modo per non venire inseriti d’ufficio nella categoria dei “qualunquisti” (non che ci sia nulla di male nell’esserlo) e/o dei grilliani da parte di media e opinione pubblica e sicuramente un buon modo per dare una valenza politica alla propria astensione.
Qui il link al documento che invita all’astensione.


certo
e salutami lo 0,0004 degli altri amici tuoi
che faranno così
mentre i soliti tagliagole si abbufferanno
con le nostre tasse.
Non mancherò. Tu salutami i tagliagole.
Complimenti, altro che 0,0004! Il primo numero de I FOGLI DI ENCLAVE – distribuito gratuitamente in 10.000 copie 8la prima pagina la trovate sul sito del movimento libertario) – è dedicato all’astensione. Per la quale i libertari fanno il tifo, al fine di delegittimare la casta!
wow, Leonardo Facco in persona. Che onore!