Ripropongo la lettura di Cui bono?, tratto da “La teoria di Classe Agorista” di Sam Konkin
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“Il libertarismo è stato definito da William F. Buckley “apriorismo estremo” (in riferimento a “Notes Toward an Empirical Definition of Conservatism” di Murray N. Rothbard). In effetti, i libertari possono volentieri ingaggiare la sfida, se non l’implicazione peggiorativa, di eresia.
La fondamentale premessa libertaria della non aggressione – l’opposizione inflessibile a tutte le forme di inizio della violenza e della coercizione contro la vita e la proprietà – fornisce al libertario che analizza il contesto sociale e cerca di individuare le modalità con cui interagire con esso, un rasoio logico di eccezionale affilatura con cui, può asportare il grasso dei vari retaggi ideologici e conservare carne magra per genuini nutrimenti della sua comprensione. Forse nessun’altra ideologia, nemmeno il marxismo, dispone di una tale qualità di integrazione e auto-coerenza, come indicato dalla sorprendente rapidità con cui questa nuova e complessa teoria viene trasmessa ai nuovi libertari.
Quanto segue, è un eccellente esempio di “Rasoio di Rothbard” utilizzato nella sintesi di un approccio e nella comprensione in un’area quasi priva di fonti libertarie.
L’autore riconosce prontamente che il suo unico contributo originale in quest’ambito è stato quello di raccolta e organizzazione di scritti sparsi assorbiti durante la sua maturazione intellettuale, che è stata abbastanza fortunata da coincidere con quella del libertarismo. Soprattutto, il riconoscimento è rivolto al Libertarian Forum, al Dr, Murray N. Rothbard e agli studiosi che ha ispirato.
I. Analisi economica della teoria di classe libertaria.
Il Dr. Rothbard ha portato a conclusione l’intuizione maturata da John C. Calhoun, secondo cui lo stato – che noi riconosciamo come monopolio della legittimità della coercizione – divide gli uomini in due classi. Il sistematico saccheggio dello stato ai danni della popolazione in generale e la successiva distribuzione di questa ricchezza, necessariamente distorcono l’allocazione della proprietà esistente in un libero mercato.
Per libero mercato, i libertari intendono quello in cui tutti i beni ed i servizi sono scambiati volontariamente. Un’analisi degli scambi involontari è fornita da Power and Market del Dr. Rothbard.
In sintesi, le risorse consumate dagli individui che compongono la burocrazia dello stato, costituiscono il guadagno netto di tali detentori del potere (che altrimenti non farebbero parte del meccanismo) e costituiscono una perdita netta per le loro vittime, anche se le briciole sono state distribuite per quanto possibile equamente. In pratica, quanto più viene consumato dagli statalisti e dai loro beneficiari selezionati, tanto più le vittime perdono. Questa è la divisione fondamentale rilevata da Calhoun e da Rothbard: la divisione della società in una classe di sfruttatori che ha un guadagno diretto dall’esistenza dello stato, e una classe di sfruttati che incorre in una perdita certa a causa dell’esistenza dello Stato.
Il problema che subito emerge è che quasi tutti, nel moderno complesso dell’economia ibrida, guadagnano o perdono dalle azioni dello stato. Separare e contabilizzare è estremamente difficile.
I libertari ne converranno in primo luogo, però essi devono rispondere che ognuno può migliorare il carattere morale della propria vita sforzandosi di comprendere la natura delle fonti di ricchezza, massimizzando quelle non coercitive e minimizzando quelle coercitive; in secondo luogo, che la condizione di quelli che soffrono o traggono beneficio da un estremo disequilibrio può essere individuata ed affrontata. Quelli che palesemente soffrono per una pesante oppressione meritano l’attenzione e la priorità da parte di quei libertari umanisti interessati ad alleviare le pene delle vittime dello stato. Quelli che manifestamente guadagnano opprimendo attraverso lo Stato (la “classe governante”) possono essere giustamente sospettati di dirigere la politica di stato e diventare obiettivi prioritari di quegli attivisti libertari interessati a realizzare una società giusta.
II. Analisi storica della teoria di classe libertaria.
Il Dr. Rothbard è stato fortemente influenzato dal lavoro del sociologo tedesco Franz Oppenheimer (The State) e del suo discepolo americano, Albert Jay Nock (Il nostro nemico, lo Stato). Oppenheimer distingue due mezzi per l’acquisizione della ricchezza in mezzi economici e mezzi politici. Essi rispettivamente producono la ricchezza acquisita volontariamente sul mercato e la ricchezza acquisita attraverso il potere coercitivo.
Mi sono appassionato ad utilizzare il seguente paradigma per sintetizzare la tesi di Oppenheimer. Tranquilli agricoltori e agoristi (agorà = piazza del mercato) sono impegnati nella produzione e nel commercio, con giudici, forse sacerdoti e capi che organizzano sistemi di difesa contro tribù di predatori e bande di ladri nomadi.
Queste bande di selvaggi razziano tali comunità produttive per proprio guadagno parassitario, appropriandosi di tutti i beni rimovibili, schiavi compresi, e distruggendo la ricchezza stanziale attraverso l’incendio, lo stupro, e l’omicidio. Anche se in costante successo, i leaders di questi predoni presto si rendono conto che il loro comportamento potrebbe esaurire in fretta le fonti di ricchezza. Il primo passo verso la civiltà è allora quello di lasciare ricchezza e popolazione sufficiente alla ricostruzione, in modo tale da consentire nuove irruzioni in seguito. I parassiti cessano di essere una minaccia fatale per i loro ospiti.
Naturalmente, la minaccia di un raid annuale durante il raccolto, ad esempio, sarebbe in qualche modo scoraggiata in quanto comprometterebbe la produttività delle vittime. I barbari più illuminati passano alla fase successiva – occupando la comunità agorista, istituzionalizzando e regolarizzando il saccheggio e lo stupro (ad esempio con l’imposizione fiscale e lo Ius primae noctis).
Questi governanti cercano di contrastare sfiducia, risentimento, e ribellione alleandosi con (o corrompendo) i sacerdoti affinché essi enfatizzino il ruolo della classe dirigente convincendo le vittime che esse traggono effettivamente un vantaggio dalla presenza di questi “protettori dell’ordine”.
Più tardi nella storia, man mano che la popolazione perde interesse verso la religione, questa funzione di creatori della mistica per il controllo della mente, sarà ripresa dalla corte degli intellettuali. I saccheggiatori possono anche sorgere internamente. Forse i capi militari e i sacerdoti nativi, vedendo gli esempi che li circondano, convincono la gente del posto che anche loro hanno bisogno di una forza permanente per difendere la comunità contro l’invasione dagli stranieri. Creando la stessa mistica, i protettori diventano il saccheggiatori e un nuovo stato è nato.
La teoria di Oppenheimer completa alla perfezione l’analisi di Calhoun e Rothbard rivelando le origini degli stati odierni. Per uno studio dei moderni stati-nazione e dell’attività delle loro strutture di classe ci rivolgiamo agli storici revisionisti.
III. Contributi revisionisti alla teoria di classe libertaria
La Prima Guerra Mondiale ha spaccato il corpo intellettuale liberale e radicale. Anche gli anarchici si sono divisi sulla questione guerra. Tra gli storici, i gruppi di oppositori alla guerra, iniziavano a riesaminare i dati per provare la correttezza della loro opposizione e dimostrare ai più ideologizzati sostenitori della guerra come essi fossero stati ingannati e resi servi dei “profittatori” plutocratici della guerra, dei cavilli politici e di un celato imperialismo. La disillusione diffusa con il trattato di Versailles ha aiutato tali revisionisti e ha guadagnato l’accettazione generale delle loro esposizioni. Charles Beard, Harry Elmer Barnes, Sidney Fay, J.W. Dolore, e W.L. Langer negli Stati Uniti; J.S. Ewart in Canada; Morel, Beazley, Dickinson, e Gooch in Inghilterra; Fabre-Luce. Renouvin, Demartial in Francia; Stieve, Montgelas, von Wegerer, e Lutz in Germania; Barbagallo, Torre, e Lumbroso in Italia: questi storici divennero molto in auge, specialmente quando sorsero leaders tra le forze sconfitte per rivedere i termini del trattato, e pacificatori tra quelle vincenti per rispondere a tale esigenza.
La Seconda Guerra mondiale provocò una nuova divisione, con Beard, Barnes, Charles C. Tansill negli Stati Uniti, e F. J. P. Veale ed A. J. P. Taylor che rimanevano (o diventavano) Revisionisti della Seconda Guerra, mentre gli altri andavano a prostituirsi dopo la “guerra perpetua per la pace perpetua” (originariamente “New War to the End of all Wars”, ma è quasi certo che SEKIII stesse citando A.C. Beard, già nominato nel testo e autore della definizione qui tradotta). Questa volta, le forze vincitrici riuscirono ad imporre un “black-out storico” sui Revisionisti attraverso l’influenza degli intellettuali di corte diffusa nelle Università finanziate dallo stato e nelle pubblicazioni storiche. Coraggiosi dissenzienti venivano tacciati di simpatie naziste nonostante molti potessero vantare impeccabili credenziali liberali e socialdemocratiche.
Il Fronte Revisionista americano ha avuto qualche momento di successo, ma l’attività del fronte revisionista europeo rimane un’attività malfamata.
Il revisionismo sulla guerra fredda è in qualche modo meno accreditato rispetto a quello sulla prima guerra mondiale, ma più accettato del riesame sulla seconda guerra. In modo più incoraggiante, storici “marxisti deviazionisti” e legati alla New Left, i quali vennero introdotti al Revisionismo per via della loro avversione alla Guerra del Vietnam, iniziarono a guardare indietro per trovare le radici della moderna politica estera. A sinistra, Weinstein e Gabriel Kolko integrarono la Storia Revisionista della politica estera con la ricerca sulla classe dominate interna. A destra, i Birchers (membri della John Birch Society, un’organizzazione anticomunista americana fodata nel 1958 N.d.t.), abbandonando la loro teoria del demonio comunista internazionale, svilupparono gradualmente una “Teoria della Cospirazione” meno isterica, attraverso l’esposizione delle macchinazioni dei plutocrati americani.
The Higher Circles di G. William Domhoff inizia l’opera di sintesi delle varie correnti del revisionismo in una sola semplice tesi, con l’apporto delle ricerche sociologiche contenute in Power Élite di C. Wright Mills. Domhoff, un simpatizzante di sinistra, dedica una sezione del suo libro a uno dei primi teorici della cospirazione, Dan Smoot, simpatizzante di destra, che riteneva fosse in buona parte condivisibile. Da allora, l’opera di Smoot è stato rimpiazzata da None Dare Call It Conspiracy di Gary Allen.
IV. Teoria di classe libertaria applicata alla politica interna.
Beard ritorna alla secessione americana dall’Impero Inglese con il suo Economic Interpretation of the Constitution”. I libertari tendono a iniziare con il periodo di relativo laissez-faire del tardo diciannovesimo secolo americano, esaminato da Kolko nel suo magnifico Triumph of Conservatism. Kolko devia dal marxismo ortodosso sostenendo che i malvagi capitalisti non hanno stabilito le loro regole a causa della inevitabile concentrazione di potere economico verificatasi con il capitalismo, ma piuttosto hanno complottato per ottenere l’aiuto dello stato nella distruzione di un mercato semilibero competitivo troppo trionfante che minacciava la stabilità a lungo termine dei loro profitti.
Kolko mette in luce in maniera prorompente come la massiccia regolamentazione dei trasporti e la legislazione anti-trust difesa dal movimento antimonopolista progressista fosse attivamente sostenuta da potenti uomini d’affari come Andrew Carnegie, Mellon, Morgan, e Rockefeller. Nel 1905, la National Civics Federation venne creata per combattere contro le tendenze “anarchiche” del laissez-faire verso cui era orientata National Association of Manufacturers (la gran parte dei piccoli imprenditori dai modesti interessi personali vuole crescere, non inculcare agli altri le proprie opinioni e decisioni).
I membri del NCF venivano esortati a sostenere legislazione e regolamentazione del lavoro al fine di integrare l’aristocrazia del lavoro come socio junior nell’emergente nuova classe dirigente. Con gli anni, le alte cerchie diedero vita al Council on Foreign Relations per influenzare la politica estera (legandosi a livello internazionale a gruppi simili dell’Europa Occidentale attraverso il “Bilderbergers”) e al Committee for Economic Development per condizionare la politica interna degli Stati Uniti.
Recentemente, Ralph Nader si è detto stupito per aver scoperto che la maggior parte dei Regulatory Boards è guidata dalle stesse corporazioni che sono preposte a controllare. Uno può solo iniziare a immaginare ciò che la gente del CFR-CED sta facendo con il Wage-Price Controls.
Il clic-claque (gioco di parole intraducibile, letteralmente significa “istantanea”, ma claque nel gergo canadese francofono può significare anche “persone pagate per applaudire”, ndt) è pronta per un’equa rappresentazione del big business, delle grandi unioni sindacali e dello stato. Sorpresa!
V. Teoria di classe libertaria applicata alla politica estera.
Il finanziamento della Prima Guerra Mondiale è legato ad alcuni aneddoti incredibili. Ad esempio, c’erano i fratelli Warburg, uno che finanziava lo sforzo bellico tedesco, l’altro che finanziava quello degli alleati. C’erano miniere di bauxite in Francia che rifornivano di alluminio l’aeronautica militare tedesca, e le attività dei “mercanti di morte”, produttori di munizioni che vendevano ad entrambe le parti in guerra sarebbero comiche se i milioni di morti potessero essere dissociati. La moderna teoria revisionista inizia con i tentativi della Banca di Inghilterra di ripristinare il valore della sterlina. La massiccia inflazione provocata dalla guerra rendeva impossibile riportarla al suo valore aureo pre-bellico, l’urgente ricostruzione della Germania aveva condotto all’iperinflazione e il crack-up boom demoliva l’economia tedesca (portando il paese al putsch del 1923).
Il banchiere Montagu Norman si incontrò con alcuni finanzieri americani in Georgia allo scopo di svalutare la moneta degli Stati Uniti per migliorare la posizione della sterlina. Nel frattempo, gli inglesi avevano già convinto i loro satelliti nell’Europa orientale (creati tra l’URSS e la Germania da quel perfido Trattato) a seguirli nella loro politica economica.
L’inflazione causata dal board della Federal Reserve nei ruggenti anni venti (un’esplosione alimentata dalla stessa espansione monetaria) condusse al crack, alla Depressione e agli squadristi fascisti del NRA e dell’IRS di Roosevelt che razziavano le case per sequestrare il metallo recentemente bandito, l’oro.
Ovviamente, le autocrazie fasciste europee, liberate dal controllo dei plutocrati del mondo, impegnate nella competizione con i loro propri interessi, provocarono la ritorsione della Seconda Guerra Mondiale.
Questo volta, il complesso militare-industriale americano non fu smantellato (vedi Revisionist Viewpoints di James J. Martin per la ristampa di un discorso veramente raccapricciante dato nel 1940 per sostenere proprio ciò e in cui si chiedeva agli uomini d’affari di unirsi ad esso — dove “esso” è l’imminente Nuovo Ordine Mondiale). Una nuova minaccia alla Pace internazionale si era resa necessaria e meno di due anni dopo il termine della “Seconda Guerra per la fine di tutte le guerre”, Churchill annunciò che “una cortina di ferro era calata in Europa”.
Una corposa ricerca sui beneficiari plutocratici della Guerra del Vietnam è in corso, allo stesso tempo sappiamo molto meno riguardo a chi giova il conflitto Medio Oriente. Alcuni libertari hanno già iniziato a individuare gli interessi della classe sfruttatrice composta dall’élite del potere per poter prevedere la prossima Guerra.
VI. Interpretazioni alternative.
A. Marx
Mentre il determinismo storico-economico marxista porta molti studiosi del campo a conclusioni analoghe a quelle dei libertari, esso contiene diversi errori fatali – oltre alle evidenti distorsioni economiche. La necessità di una rigida adesione all’interpretazione della lotta di classe basata sul possesso della ricchezza anziché sui mezzi della sua acquisizione e sull’inesorabile arrivo della rivoluzione del proletariato per mezzo delle forze organizzate del lavoro, conduce il marxista a reinterpretare e a razionalizzare le proprie conclusioni per adattarle al contesto ad ogni costo.
Forse, in modo altrettanto devastante, il marxismo è oggi una “religione” che giustifica l’esistenza di dozzine degli stati nel mondo, e i marxisti giocano ora a fare gli intellettuali di corte sopprimendo i revisionisti sul loro cammino.
B. Consenso
La Scuola del Consenso, il gruppo dominante degli storici di corte in Occidente, nega l’esistenza delle classi. Mentre vi possono essere stati empi sfruttatori nel passato, oggi sono stati avviati e assicurati alla giustizia con l’Era Progressista, il New Deal, il Fair Deal, la Nuova Frontiera, la Grande Società, e qualunque cosa deve avvenire.
A noi lasciano immaginare che tutti questi plutocrati stiano facendo fortune sul fallimento dei riformatori precedenti per scoprire tutte le inadeguatezze e le imperfezioni economiche del libero mercato.
E se i plutocrati che hanno guadagnato di più dall’intervento statale hanno sostenuto Roosevelt, Wilson, Roosevelt, Truman, Kennedy, Johnson, e chiunque subentrerà a Nixon… sarà stato per caso, per una serie di coincidenze, se queste persone, pur incapaci di capire i propri veri interessi, si sono comunque arricchite?
C. Rand
Nessuno accuserebbe Ayn Rand di essere uno storico competente o una caposcuola di storiografia. Purtroppo però, la sua teoria trasmette un’implicita interpretazione della storia che si conserva in molti di quelli che hanno disertato l’oggettivismo per il libertarismo. A suo avviso, in modo analogo alla scuola del consenso, ma dall’alto di un giudizio morale, i pacifici e produttivi capitalisti erano tutti impegnati a fare del bene nel diciannovesimo secolo, quando arrivò l’orda dei progressisti collettivisti ubriachi di statalismo ed ebbri di altruismo a razziare i loro profitti e a posare le loro viscide mani sulle loro attività (rigorosamente tra adulti consenzienti). Avendo assorbito troppo altruismo collettivista essi stessi, i capitalisti abbandonarono la battaglia intellettuale per la libertà e cercarono pragmaticamente di adeguarsi al nuovo sistema, che li portò a sostenere tiranni pragmatici come plumbers di Nixon.
Benché io non sia certamente in disaccordo con la necessità di indirizzare una buona parte degli uomini d’affari ad una visione etica e filosofica, la non conoscenza (e/o l’ignoranza) della Rand dei potenti con interessi personali nello stato lascia l’oggettivista con la tattica del dibattito da salotto e del pamphletismo come sua unica difesa contro le armi e le prigioni dello statalista. Che frustrazione deve aver provato l’Oggettivista sentendo che Richard Nixon ha letto “La rivolta di Atlante” senza ancora aver visto la luce! Se solo David Rockefeller lo ascoltasse per un minuto…
VII. Valore della teoria di classe libertaria.
Diverse buone ragioni sono già state suggerite in questo articolo per lo studio e l’applicazione della teoria di classe libertaria. Comprendere la natura del nemico non guasta mai quando lo si deve affrontare. Facendo della Casta dell’Interesse Personale un tema su cui dibattere, i vermi plutocratici, strisciando da sotto, possono portare la pressione dell’opinione pubblica a forzare l’élite del potere a prendere atto del dissenso e a rinunciare alla loro intollerabile attività.
Convincendo i New Leftists e i Birchers che voi siete consapevoli del problema e potete spiegare la Cospirazione della Classe Dominante dovrebbe anche meglio aiutarvi nel reclutare persone alla causa della libertà. Trattare gli Intellettuali di corte come strumenti degli interessi che si supponeva essi avessero dovuto abbandonare nella loro presunta ricerca della Verità e dell’Illuminazione, potrebbe scuotere bruscamente qualche accademia e compromettere la credibilità di questi moderni stregoni che ci propinano il loro sofisticato voodoo.
Murray Rothbard esorta l’attivista libertario a bruciare di passione per la giustizia. Se tale è la nostra questione, allora la Teoria di Classe libertaria è indispensabile alla scoperta di quelli che hanno imposto lo statalismo su di noi, e di chi con le mani insanguinate intasca il bottino.
La giustizia dei tempi passati è necessaria per una nuova libertà.
[Questo articolo è apparso la prima volta in New Libertarian Notes #28, nel dicembre del 1973.]”


Il problema è che chi ci ha guadagnato puoi verificarlo solo a posteriori e resta comunque il fatto che senza prove storiche certe non puoi far sovrapporre automaticamente beneficiari e presunti “mandanti”. In generale il voler interpretare un processo storico sviluppatosi nel corso di millenni, in contesti anche molto diversi, utilizzando categorie rigide in maniera simile a quella del marxismo, non mi convince moltissimo, anche se concordo sul fatto che la variante del “conflitto di classe” individuata da Hoppe spieghi in maniera più adeguata molti fenomeni rispetto a quella di Marx. Insomma l’importante è che resti un orientamento di massima tramite il quale leggere la storia e non se ne faccia un dogma come purtroppo ho notato capita da parte di molti libertari.
Dell’agorismo comunque continuo a trovare più interessanti gli aspetti pratici, come l’intransigente opposizione al voto e le posizioni in materia di “controeconomia” e copyright, con le quali concordo praticamente al cento per cento. Tutta la parte teorica mi sembra invece un po’ superflua, visto che, a mio parere, il NAP si regge bene anche sulla semplice volontà da parte del singolo individuo di bandire dalla società ogni forma di aggressione nei confronti del suo prossimo.
Non c’è molta teoria in effetti nell’agorismo, a parte per quanto riguarda la contro-economia. Più che altro si tratta di una strategia.
Rimane il fatto che a mio avviso gli argomenti di Konkin, sono inaggirabili. Le grandi corporazioni, tutte, vivono e prosperano grazie ai governi. Senza scomodare l’instaurazione del NWO, che a quanto mi par di capire ti dà l’orticaria
, la teoria di classe agorista rimane intatta, imho. Poi, chi vivrà, vedrà.
Hahaha addirittura l’orticaria.
Sulle grandi corporazioni ovviamente concordo.
Ciao Ran.
Sembrerà strano ma concordo con Enrico per quanto riguarda il non fare di un dogma( religioso?) o feticcio( comunista?) la teroria agorista che qui approfitto salutare dato che mi cancellerò lì altrove.
A me non sembra comunque sia così rigida l’impostazione, anzi la sua elasticità permette di traporla in varie epoche, il che richiede secondo me inverasamente l’elasticità del lettore.
Ciò che l’agorismo afferma è l’avvento di organizzazioni clandestine libertarie, cosa ben lungi dall’accadere, e per quel che mi riguarda, ben lungi dall’esser sufficiente.
5punti…..di sutura.
Ciao d.
Non capisco dove e perché darei l’impressione di farne un dogma. Tra l’altro, ripeto, l’agorismo non è una teoria, ma una strategia, uno strumento che serve a realizzare le conclusioni teoriche che altri prima di Konkin hanno elaborato. C’è poco di originale, insomma, in quanto presentato da SEKIII.
Non è nemmeno vero che l’agorismo afferma l’avvento di organizzazioni clandestine, dice semplicemente che se si vuole arrivare ad una società senza stato, probabilmente sarà utile e necessario spostare gli scambi volontari sui mercati neri – che già esistono, non sono un’invenzione agorista – al fine di eroder potere ai governi.
Ma non è questo l’obiettivo ultimo.
Difatti, come tutte le strategie, abbisogna di determinate condizioni affinché possa risultare efficace. Quindi è necessario prima creare tali condizioni, cioè insinuare tra le persone la consapevolezza dell’ingiustizia subita e solo poi, mettere in atto la strategia agorista – o altre che abbiano il medesimo scopo.
Diverso è il discorso della TCA, la quale è appunto una teoria che sia applica al processo di revisione storica. Qui, come giustamente osservi, c’è effettivamente bisogno che il lettore abbandoni definitivamente certe incrostazioni, ma è un approccio richiesto da un po’ tutte quelle teorie che si prometto di sovvertire lo status quo storico-culturale.
Ehi ciao, sei tornato a chiamarti d.?
Ma l’ultimo thread di Libertarismo dove ci stavamo scannando l’hanno levato? Non si capisce più niente, continuano a spostarli dal sotto-forum al forum e viceversa e a cambiargli il titolo.
Avete voluto la moderazione? Eccovi serviti.
bleeeeeeeh
Il computer fa schifo!
Si Ran non è necessario giungere a clandestinità ( epperò per evadere certi tipi di tasse è vincolante ) per destabilizzare il sistema.
L’accennavo perché, se la strategia secessionistico individuale-separatista si saldasse con quella agorista ne risulterebbe una via quasi naturale( da vedere certo ).
Poi per quanto riguarda la teoria ( che poi Hoppe alla fine mi sembra alquanto convergente, come ovvio quando una cosa è quel che è ) il dogmatismo concordavo con Enrico ma era una premura credo anche sua.Quante volte si rimane più in superficie nell’applicazione o nella comprensione rendendo troppo fissa la teoria?Insomma questo.
Ad ogni modo sia sempre la battaglia culturale.Se fatta come ho faccio io, beh, non porta certo ad un unione ma ad un’allontanamento per quanto con Enrico non posso certo scrivere di non aver alcune sintonie interessanti
Comunque, non ho capito né il perché né il per come; in un certo senso dillà facciano come credano che casa mia non è.Ma non ho capito né chi era il bersaglio né la motivazione…
Ti riferisci alla mia sospensione? Niente, io ho linkato un pezzo dal sito di Campo Antimperialista nel quale l’autore faceva a pezzi l’ipocrisia di quelli del Manifesto, che quando c’era Bush si stracciavano le vesti per la guerra, mentre ora che Obama, il loro idolo, fa lo stesso del suo predecessore, cambiano addirittura linguaggio pur di non riconoscerlo.
Io avevo preso quell’articolo ad esempio di come sono messi male quelli che hanno monopolizzato la discussione sulla guerra in questo paese, perché intravedo delle possibilità di inserirci portando gli argomenti “pacifisti” libertari che ritengo siano di ben altro spessore, e sicuramente più convincenti di quelli di chi, anche sui morti, non disdegna di fare strumentalizzazioni politiche.
Apriti cielo! Secondo alcuni soggetti il cui acume intellettuale lascia piuttosto a desiderare, io sarei un infame traditore, anzi un alternativo della minchia, che vuole allearsi con i no-global, quando nelle cinque righe cinque di commento all’articolo ho espressamente detto: “nessuna alleanza sarà mai possibile con questi”.
per quanto con Enrico non posso certo scrivere di non aver alcune sintonie interessanti
Ma infatti io credo che si tratti più che altro di problemi di comprensione reciproca, dovuta ad un diverso background culturale. Nel senso che la grossa differenza tra noi mi sembra stia nel fatto che tu hai una visione molto “guenoniana” del problema, quindi tendi a vedere tra le scienze tradizionali e quelle moderne una contrapposizione molto più netta di quella che gli attribuisco io.
Personamente sono convinto che non si tratti tanto di tornare ad un passato perduto, percorrendo a ritroso le tappe che hanno portato ad una progressiva decadenza in ambito spirituale, quanto di integrare quel sapere “olistico”, ormai quasi perduto nella nostra civiltà, con quello più “analitico” prodotto dall’introduzione del metodo scientifico. Penso che anche nel campo della scienza stessa, seppur ancora dominata dal riduzionismo e dallo scientismo, siano sempre più numerosi gli esempi di tentativi in questa direzione, tra i quali il primo che mi viene in mente è ad esempio Gregory Bateson.
Insomma, per usare una metafora, io credo sia in errore sia chi cerca di conoscere la foresta osservando singolarmente gli alberi che la compongono, sia chi è convinto di poter dare una spiegazione del comportamento dei singoli alberi concentrandosi solo sulla foresta. Il problema è che una sintesi tra le due posizioni è la cosa più difficile al mondo, spesso al di là delle limitate capacità umane.
In più aggiungici il fatto che spesso, nella foga di un discussione che mi prende molto, tendo a fare delle affermazioni un po’ drastiche, le quali contribuiscono ulteriormente a provocare un reciproco irrigidimento delle posizioni.
quando nelle cinque righe cinque di commento all’articolo ho espressamente detto: “nessuna alleanza sarà mai possibile con questi”.
Già, ma poi se anche dal primo messaggio poteva non risultare così immediato, in seguito ti sei spiegato molto chiaramente, quindi non capisco cosa pretandano. Bah.
la contrapposzione che vedo non è nella scienza, che rimane sempre quel che è (l’indagare l’esistente) ma nella funzione che assume. Tradizionalmente essa dovrebbe rivolgersi alle varie individualità per portarle a comprensione della dottrina dell’Unità come scrive Ibn Arabi.Basandosi su Principio affinchè possa giungervi, essa è poi giusta o giustabile, nel senso che nella prova d’adattamento al relativo non sarà mai nonoliticament egiusta, ma i termini di gisutezza essendo dati permettono una sua riconversione ad esse e quindi di rinterpretare giustamente / esattamente l’esistenza.
La scienza odierna sempre scienza è, ma no ha di tali dritture e capacità.Se ragioniamo sul termine scienza che vuol dire sapere alla fine, che cos si può sapere se così troppo spesso si scade nelle congetture ipotetiche? Ciò, dandole per vere per fini di buisness è poi anti libertario a mio dire.
Io poi non voglio tornare a nessun passato, cosa che è poi impossibile.
PEr quanto riguarda gli scienziati di nicchia, alternativi, non mainstream e quindi osteggiati, hanno la mia stima ma per altre questioni ne diffido, come diffido di pseudo mistici o pseudo metafisici alla Hegel e Spinoza.
Sono contento che Ran ci dia spazio.In questo cocntesto oltre è più facile il dialogo, scusa se ho fatto il cazzone dillà.
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Ehi quando dico che il libertarismo ha qual che di spirituale mica scherzo eh!
Sembra che alcuni siano troppo paurosi per mettersi in discussione, troppo orgogliosi per riconoscersi ininfluenti dinnazi alla Verità.
Sono contento poi perché qui la mia dislessia che si ripercuote nello scrivere è tollerata
Ciò, dandole per vere per fini di buisness è poi anti libertario a mio dire.
Vero, ma in un contesto di scambi volontari tutto ciò diventa praticamente impossibile. Non essendoci una scuola pubblica in cui i programmi didattici sono stabiliti da un ministero che decide arbitrariamente cosa è scientifico e cosa non lo è, e non essendoci tassazione finalizzata al finanziamento della ricerca, anche la scienza diverrebbe un bene venduto sul mercato, che ciascuno sarebbe libero di acquistare oppure no.
PS.: Memento, qui tu sei sempre il benvenuto.
Ran difendiamo due punti di vista diversi eheh
Sappiamo entrambi che il mercato libero o la Libertà debellano le stronzate, le inefficienze e le coercizioni.
Ogni nostro istante ha dell’ imperfezione d’altronde , almeno sarebbe nostra e non artificial-sussuntiva per fare il marxista della situazione.
buona giornata.
Sono d’accordo che il libertarismo abbia qualcosa di spirituale, qualunque sia il senso che si voglia dare a questa parola.
Concordo anche su Hegel, meno su Spinoza che secondo me è spesso giudicato in maniera troppo severa.
Riguardo alla tua scrittura, devo ammettere che anch’io ho sempre fatto un po’ fatica a decifrarla perchè la trovo eccessivamente “vorticosa”, ma è più che altro una questione di abitudine.
Il libertarismo è intellettuale così ci va bene eheh
Per quanto riguarda il mio scrivere…è anche perché sono disabituato a farlo però è un problema anche perché ho il computer difettoso è usarlo mi comporta una certa fatica.
Spinoza…eheh
grazie a vosodros
D.
Beh, perlomeno tu scrivi in italiano al contrario di certa gente sul forum…
ma guarda che non mi sta antipatico, anzi
Iniziamo con una cosa innegabile: se quello della figura è Konkin, allora si può dire che fosse davvero inguardabile
Ma un figaccione, JP O’Rourke a parte, nel mondo libertario non esiste??! Bando alle ciance, sinceramente ho parecchie lacune sugli scritti dei c.d. revisionisti (già inglobarli in una categoria credo che sia dura, ma è il solito discorso sulle etichette). Conosco solo Calhoun, se è quello che sosteneva “il diritto degli stati” a proposito della guerra civile americana (non ho mai letto qualche libro scritto da lui, ma ho incontrato degli estratti dei suoi scritti in qualche libro di Bassani e roba sull’emancipatore di sticazzi). Il consiglio di Rothbard sul cercare sempre chi ci guadagna da un determinato evento storico credo che sia un must, anche se dovendo per forza di cose giungere ad un giudizio a posteriori l’operazione non è che sia così semplice. A volte, e non di rado, ci sono talmente tanti interessi in gioco e così tanti attori sul palco, che il risultato delle interazioni non è necessariamente coincidente con quanto sperato dal figlio di sultana di turno.
Comunque, che il revisionismo storico sia il benvenuto! Soprattutto alla luce di cosa erano gli storici fino al XIX secolo e di come, abbandonata l’abitudine di accomodare i fatti all’interesse del lettore, siano passati ad accomodarla al potente di turno. Certo che fino a che i programmi scolastici saranno in mano al ministero stiamo freschi.
@d.: ma sei il d. che era passato anche da noi su Snow Crash?
O’Rourke è proprio un grande, ho letto le citazioni che hai messo su The Diamond Age.
Sì, è lui, ed è anche il ….. di Libertarismo.
[...] di giorni. Le cronache dal fronte stanno regalando diversi stimolanti spunti per chi preferisce il rasoio di Rothbard al nuovo Gillette millelame. Si è cominciato col quasi comico attacco all’organizzazione [...]
sì.
un saluto