Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Banche’ Category

Ma, più autarchicamente, Nuovo Ordine Mondiale.
Il progetto della moneta globale, obiettivo da raggiungere entro il 2015, infatti, parla italiano.

Rai.TV – TG1 – TG1 ed. 13.30 27.07 moneta globale, un progetto italiano

Nella speranza che anche il più scettico critico del cospirazionismo inizi ad aprire gli occhi.

“Datemi il controllo sul denaro di una nazione e non mi preoccuperò di chi ne fa le leggi”
— M.A. Rothschild

(Notizia segnalata da Luca F. su Snow Crash).

Read Full Post »

punch2O in cui dovremmo credere, almeno secondo Gerald Celente. L’amministratore delegato del Trends Research Institute, infatti, lo scorso mese di novembre ha reso pubblica la sua previsione secondo cui entro il 2012 gli Stati Uniti assisteranno a insurrezioni di massa per il cibo, ribellioni da parte dei senza tetto, rivolte fiscali da parte di quelli strozzati dall’erario e sacche di resistenza armata mano a mano che le condizioni economiche generali andranno peggiorando.

Volendo, si potrebbe liquidare Celente come il classico menagramo portavoce della trita visione apocalittico-destrorsa, oggi particolarmente esacerbata con l’avvicinarsi della data di insediamento alla Casa Bianca di Obama. Il suo curriculum, però, consiglia di andarci cauti.

Celente inizia a prevedere i trend economici e socio-politici nel 1987, anche se l’accuratezza delle sue previsioni è stata pressoché quasi taciuta; eppure questo simpatico sosia di Pietro Valpreda non si è mai definito un sensitivo o un profeta e il suo 2012 non ha nulla a che vedere con il Calendario Maya o l’Apocalisse bibilica. Allo stato attuale delle cose, tuttavia, la previsione appare niente affatto oscura; sì, insomma, il 2012 è un termine abbastanza realistico come epilogo del disastro finanziario in cui ci siamo infilati.  

Celente predisse il crack azionario del 1987, il collasso dell’Unione Sovietica (magari qualcuno l’avrà aiutato), il crollo dei mercati asiatici nel 1997, l’attuale crisi economica che qualcuno ha già battezzato “Panico del 2008” e, sempre con incredibile aplomb e sorprendente rigore cronologico, ha espresso valutazioni particolarmente ficcanti su molti altri dissesti finanziari avvenuti in questi ultimi vent’anni. Ha inoltre previsto una svalutazione del dollaro pari al 90%. 

Dovrebbe essere abbastanza anche per gli scettici più incalliti.

C’è di più: recentemente le tesi di Celente hanno trovato una sponda  in Tom Fitzpatrick, il principale stratega tecnico di Citibank, il gigante dai piedi d’argilla, il quale, in un memorandum interno ha predetto che l’attuale crisi potrebbe provocare “depressione, disordini civili e forse guerre”.

Magari fa più effetto se lo dice Fitzpatrick, che però non è solo. Igor Panarin, decano del dipartimento di affari internazionali presso l’Accademia di Diplomazia del Ministero degli Esteri russo, ha recentemente dichiarato a Russia Today di essere convinto da tempo che gli Stati Uniti non sopravviveranno mantenendo a lungo l’attuale assetto economico-finanziario e che ciò a cui assistiamo oggi, è solo la punta dell’iceberg di un crollo titanico. Allo stesso modo, un rapporto del Ministero della difesa britannico del 2007 afferma che “Il ceto medio mondiale potrebbe coalizzarsi e usare l’accesso alle conoscenze, alle risorse e alle competenze per plasmare i processi transnazionali nel loro interesse di classe”, e che, “La classe media potrebbe diventare la classe rivoluzionaria”.

Con la recente elezione di Obama, a dispetto della recessione montante e conseguente disoccupazione, armi e munizioni hanno raggiunto picchi di vendita da record. Certo, si può pensare che ciò sia dovuto all’ampio consenso che il fanatismo anti-guns di Obama ha raccolto con il voto, ma possiamo decifrare un quadro così complesso in maniera tanto semplicistica? C’è da riflettere.

Quanto al cibo, l’America – come il resto dell’Occidente – da tempo non è più una società prettamente agricola. I supermercati, a seguito di un momento di panico, generalmente hanno provviste per due giorni, dopodichè gli scaffali rimangono vuoti.
Già oggi, molti agricoltori incontrano grosse difficoltà ad ottenere credito e quindi a continuare a produrre.

Naturalmente, a questo possiamo aggiungere le divisioni dell’esercito americano, prima mandate a farsi le ossa in Irak, rientrate senza troppo clamore da parte dei media mainstream, per essere dislocate sul territorio nazionale in aggiunta alle ventimila unità già inviate nel sud ovest americano, apparentemente per operazioni di “pattugliamento dei confini”.

Infine, gli oramai noti centri di detenzione costruiti negli ultimi due anni in diverse località da KBR, una sussidiaria del gruppo Halliburton…

Ovviamente, ad un inquitante scenario a base di bombe, pallottole e roba da mazza sarebbe di gran lunga  preferibile una rivoluzione pacifica che parta dalla consapevolezza individuale dei mali provocati dal sistema di welfare-warfare imperante ovunque. ma non illudiamoci, più che sperare non resta molto da fare. C’è comunque da pensare che i prossimi anni saranno piuttosto interessanti dal punto di vista politico. Vorrei poter dire che la mia è solo incapacità di resistere alla suspence, purtroppo però nulla sembra accadere per caso. Spero di sbagliarmi.

Mi chiedo solo se Obama sappia realmente di ciò che parla quando continua a ripetere “Cambiamento” come un mantra.  

Read Full Post »

Per chi avesse ancora dubbi riguardo l’esistenza di un preciso disegno dietro al quale si celano politiche economiche e culturali destinate a far precipitare il mondo nella voragine dell’annientamento sociale, forse potrebbe essere utile dare uno sguardo a questa particolare finestra, collocata nel 2006 presso la sede della prestigiosa London School of Economics (LSE).

Si tratta di una finestra realizzata con vetri colorati rilegati a piombo raffigurante una scena che
può dire molto sull’origine e la portata degli eventi che questa crisi finanziaria (come quelle precedenti) lascia intravedere. L’opera fu commissionata dal famoso drammaturgo George Bernard Shaw, fondatore, assieme a Sidney Webb e a sua moglie Beatrice Potter, del fabianesimo, corrente politico-filosofica socialista, facente capo alla semisegreta Fabian Society, la quale differisce dall’ortodossia marxista principalmente per questioni di metodo, pur condividendone gli obiettivi ultimi.
Disse infatti Shaw:

“Sotto il Socialismo, non vi sarebbe consentito essere poveri. Sareste nutriti con la forza, sareste vestiti e dotati di un alloggio, sareste istruiti e provvisti di un impiego, sia che vi piaccia oppure no. Se si scoprisse che non possedete carattere e industriosità sufficienti per meritarvi tutto ciò, probabilmente verreste eliminati in modo dolce; ma se vi fosse permesso di vivere, dovreste vivere bene”.

Com’è noto, alla pari del Lucifero biblico, i socialisti rimarcano sempre la “bontà” delle loro intenzioni nell’uso della forza, della coercizione, e dell’intimidazione. E il credente non mancherà di osservare che l’ammissione di Shaw presenta una sinistra analogia con la linea di condotta di Lucifero, scagliato giù dal paradiso per aver cercato di sottrarre all’uomo il libero arbitrio, il diritto di scegliere (quindi di sbagliare) e di essere libero, affinché non commettesse più errori. Suona bene? George Bernard Shaw evidentemente pensava di sì e con lui David Rockefeller, il quale, nel suo libro La mia vita (2002) candidamente ammise:

“Per più di un secolo estremisti ideologici sui due fronti dello spettro politico hanno strumentalizzato su ben noti accadimenti come il mio incontro con Castro al fine di attaccare la famiglia Rockefeller per l’eccessiva influenza che essi ritengono eserciti sulle istituzioni politiche ed economiche americane. Alcuni addirittura credono che facciamo parte di una cabala segreta che opera contro i migliori interessi degli Stati Uniti, dipingendo me e la mia famiglia come ‘internazionalisti’ che assieme ad altri cospirano per costruire una struttura politico-economica globale più integrata – un unico mondo, se preferite. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e ne sono orgoglioso”.

I fabiani, a differenza dei marxisti ortodossi che hanno fatto della rivoluzione violenta il loro strumento di azione politica, ritengono che il socialismo sia perseguibile attraverso riforme graduali. Essi infatti devono il loro nome al generale romano Quinto Fabio Massimo, detto appunto il Temporeggiatore (Cunctator), il quale, nella lotta contro Cartagine, adottò una strategia di lento logoramento psicologico dell’avversario. Non a caso, uno dei simboli della Fabian Society è la tartaruga.

Nell’incipit dei “Saggi Fabiani”, il testo in cui si esplicita il programma dell’organizzazione, troviamo il motto:

“Il fabianesimo si nutre di capitalismo, il suo escremento è il comunismo”.

La Fabian Society fu la componente essenziale per la creazione del Labour Party britannico e il legame fra le due organizzazioni rimane ad oggi ancora molto forte. Solo verso la metà degli anni ‘30 la Fabian Society conobbe una fase di declino, dovuta alla divergenza di vedute fra i membri in merito all’esperienza del totalitarismo sovietico e alla perdita di influenza del partito laburista in cui si innestavano componenti sindacaliste e, contemporaneamente, fuoriuscivano numerosi elementi attratti dalle camicie blu del British Union of Fascist di Oswald Mosley (anch’egli fabianista).

Tuttavia, la maggior parte degli obiettivi della Fabian Society, possono dirsi raggiunti; le “riforme” adottate da Franklin Delano Roosevelt durante la Grande Depressione e che oggi la Scuola Austriaca di economia sostiene siano alla base delle storture finanziarie e monetarie responsabili delle crisi economiche come quella che stiamo attraversando, sono di chiara impronta fabianista; l’assistenzialismo welfarista imperante nella maggioranza dei sistemi politico-economici mondiali è frutto del lavoro della Fabian Society. E la socializzazione dell’economia (corporativismo) di cui ancora oggi l’Italia (e non solo) mantiene intatta la struttura, nasce durante il fascismo con Nicola Bombacci, anch’esso ispiratosi agli insegnamenti dell’organizzazione britannica.

Questa sommaria descrizione della natura della Fabian Society e del fabianesimo si è resa necessaria per una lettura della raffigurazione contenuta nella finestra commissionata da G. B. Shaw.
La figura, ritrae Shaw e Webb nell’atto di prendere a martellate un mappamondo e per comprendere il significato del gesto è utile risalire ai versi del poeta e astronomo persiano dell’XI secolo Omar Khayyam:

Amore caro. Potessimo tu ed io cospirare con il destino
per afferrare interamente il dolente disegno di tutte le cose,
Non lo manderemo in frantumi – per poi
rimodellarlo secondo i desideri del cuore?

Si tratta di un breve poemetto romantico, ma di buoni propositi è lastricata la via dell’inferno, per questo, se estrapolata dal contesto, l’ultima strofa riportata in cima alla finestra (Remould it to the hearth’s desire), assume un significato del tutto diverso, non difficilmente riconducibile alla citazione di Shaw sopra riportata.

Sotto ai fondatori del fabianesimo intenti a rimodellare il mondo secondo i loro programmi, troviamo come allegoria delle docili masse una fila di donne genuflesse in adorazione di una pila di tomi socialisti e, alla sinistra di questo gruppo di figure femminili, un beffardo H.G. Wells che le schernisce. Lo scrittore, anch’egli appartenne alla Fabian Society, ma se ne allontanò non appena comprese le reali intenzioni dell’organizzazione che denunciò pubblicamente come “un manipolo di nuovi Macchiavelli”.

Ma a chiarire il significato della composizione è un dettaglio che compare sopra ai due illustri esponenti fabiani, ed è l’emblema stesso dell’organizzazione socialista, ovvero il lupo travestito da agnello, simbolo dell’inganno per eccellenza.

Come dicevo, la finestra, inspiegabilmente “scomparsa” e poi altrettanto misteriosamente riapparsa ad un’asta di Sotheby nel 2005, venne installata nel 2006 presso la London School of Economics and Political Science, il prestigioso istituto voluto e finanziato dal filosofo Bertrand Russell e dai fabiani.

Fu l’allora primo ministro britannico Tony Blair (manco a dirlo, fabiano pure lui) che nel solenne discorso di inaugurazione dichiarò come questo “augusto centro di apprendimento” fosse associato con alla Società Fabiana, di cui sottolineò l’abilità dissacrante dei membri rispetto al “pensiero tradizionale” dominante.

“Essi dubitavano di ogni forma di saggezza convenzionale” si compiaceva Blair, indicando l’emblema dell’inganno. Inutile dire che il lupo travestito da agnello, simbolo dell’inganno elevato a principio fondante, se posto in un istituto formativo come la LSE diventa esso stesso principio educativo. I margini della libera interpretazione si riducono notevolmente se si considera che dalla LSE sono usciti numerosi personaggi successivamente ritrovatisi alla guida di cruciali istituzioni politiche, economiche ed accademiche. Fra questi spiccano – non certo per bontà delle idee – John Maynard Keynes, George Soros e Romano Prodi.


Read Full Post »

In questi giorni, un po’ a causa dell’assidua lettura di questo blog, un po’ per via della crisi finanziaria, sono stato colto da un dubbio a cui non riesco a dare risposta.
Mi riferisco al perché dell’alleanza tra potere politico ed élite privata.
La maggior parte degli stati opera in combutta e a beneficio di una élite privata – banchieri, imprenditori, mafia, intellettuali etc. Ma perché? Perché gli stati non accumulano semplicemente tutte le risorse che possono a beneficio del re/presidente/dittatore e dei suoi più stretti accoliti?

I progressisti e certi conservatori ritengono che le élites private siano il risultato naturale di uno stato che non comanda e non controlla a sufficienza. Il problema, per loro, è costituito esclusivamente da malvagi imprenditori che corrompono politici innocenti facendo loro annusare il profumo dei bigliettoni.

I cospirazionisti dicono che alcune organizzazioni segrete tengono in scacco sia lo stato che le élites private. Per molti aspetti, le opinioni di illustri libertari avallano questa teoria. Inoltre, la teoria del complotto spiega alcune cose che diversamente non sarebbero dimostrabili attraverso i soli dati empirici.

Mi chiedo, dato per scontato che la favola progressista non ha senso (per il semplice fatto che le eccezioni non confermano la regola, ma casomai la smentiscono), volendo dare una spiegazione che segua il principio del rasoio di Occam, è possibile descrivere questo fenomeno senza ricorrere alla teoria del complotto – che non escludo aprioristicamente, ma al momento non sono in grado di sostenere – ?

Secondo James Buchanan, ciò avverrebbe perché i tre agenti coinvolti nel processo decisionale e gestionale (elettori, politici e burocrati), al fine di perseguire obiettivi personali, inneggeranno sempre al potere statale, finché  lo stato non fallirà. Sembrerebbe plausibile, ma non spiega perché i funzionari statali scelgono di assecondare gli interessi di alcuni privati, anziché mantenere il mal tolto per se stessi.

Sappiamo che i funzionari statali non potrebbero facilmente trattenere per se stessi l’intero frutto del saccheggio senza dar luogo a una rivolta. Lo sanno anche i funzionari stessi, tant’è che restituiscono parte del bottino ad una vasta porzione della popolazione. Questo spiega perché gli stati creano i sistemi di welfare per i più poveri (dei cui “benefici”, però, godono anche i ricchi), ma non spiega il motivo per cui consentono ad un’ esclusiva élite privata di spartirsi una quota spropositata del malloppo.

Ciò detto, ecco tre considerazioni che ho fatto nel tentativo di capire meglio il perché dell’alleanza tra l’élite dei privati e lo stato:

1) Un sistema economico con grande concentrazione della ricchezza è più facile da controllare per lo stato rispetto a quello di una società dove la ricchezza è decentrata e diffusa (ciò che i proudhoniani ritengono sia il naturale risultato di un libero mercato);

2) In realtà l’élite privata non esiste – la classe dominante si divide in “civile” e “governativa” (con un mandato politico istituzionale); la prima può nascondersi dietro a concetti sostanzialmente giusti e condivisi come proprietà e scambio volontario e agire con la sostanziale approvazione di tutti. La seconda può ammantarsi con il velo dell’imparzialità e presentarsi come istituzione deputata a protegge le persone dagli appetiti della prima. (Ma, chiaramente, questa ipotesi sebbene spieghi il paradigma della propaganda democratica e getti le basi per l’elaborazione di una teoria della cospirazione, non dice nulla riguardo a come il sistema sia nato originariamente).

3) Ci troviamo in una fase intermedia della naturale progressione che porta stati relativamente piccoli a diventare supergoverni via via sempre più invasivi. Gli Stati Uniti, ad esempio, sono nati con forti limitazioni del potere, ma in questi giorni, casomai fosse stata necessaria una conferma, abbiamo avuto la dimostrazione di un ulteriore oltraggio lo spirito dei Founding Fathers.

Sappiamo inoltre che gli stati nel tempo tendono naturalmente ad aumentare il loro potere, ma, al fine di espanderlo, prima devono creare concentrazione di potere e di ricchezza privata, probabilmente a causa del punto 1.
Alla fine, però, il governo assorbe gradualmente (o elimina) la classe dirigente privata e controlla più direttamente la società.
È anche evidente che non sono questioni meritocratiche il criterio con cui le attuali élites vengono selezionate, perché è ovvio che il loro principale vantaggio è proprio quello di sottrarsi alla competizione, strumento di meritocrazia per definizione.

Ma allora perché la classe politica dominante è disposta a rinunciare a parte del gruzzolo in favore di un manipolo di soggetti che non appartengono alla sua cerchia?



Read Full Post »

La disinformazione, si sa, è l’arma preferita dai potenti. E’ così che questi loschi figuri sono riusciti a far passare per “libero mercato”, “liberismo” o “capitalismo”, quello che in realtà è sempre stato un modello economico sostanzialmente socialista (o fascista, vedete voi). Tutto ciò è servito alle élites di potere per giustificare l’intervento statale nell’economia, imputando le responsabilità delle così dette “distorsioni del mercato” alla presunta voracia degli imprenditori privati. La realtà è invece che l’interventismo statale è sempre servito a correggere le distorsioni che esso stesso generava, ciò nonostante quella che a molti è pervenuta è l’immagine di un modello poltico-economico che non può funzionare e che quindi necessita di essere sorvegliato e corretto. Il giochetto ha funzionato ancora una volta, e a perdere, al solito, sono state le persone e la loro libertà, come spiega l’economista libertario Sheldon Richman.

____________________________________________________________

Il passaggio al Senato del bailout di Wall Street da 700 miliardi di dollari, e la sua presumibile accettazione da parte della Camera, rivela una volta per tutte la vera natura del sistema politico-economico americano. Un sistema basato sulla libera impresa solo a parole. Di fatto, specialmente per le grandi compagnie collegate fra loro, non è niente di tutto ciò.
Molte sono le definizioni che sono state affibbiate al sistema sotto cui lavoriamo: socialismo statalista, capitalismo di stato, corporativismo, fascismo. Quale che sia quella che scegliamo, nessuna dice nulla riguardo all’economia di libero mercato americana.
Per generazioni non c’è stato il libero mercato negli Stati Uniti. Questo fatto è stato oscurato con la retorica e con altri mezzi, ma la nostra visione dovrebbe essere chiara adesso. Non c’è separazione fra stato ed economia.
Molti sedicenti difensori del libero mercato fraintendono il sistema americano. Essi ritengono che sotto ad un sottile livello di interventismo statale sia possibile ritrovare il sistema in cui credono. Tutto ciò che serve è grattare quella patina ed un virtuoso capitalismo risorgerà.
Niente di più sbagliato. Non c’è nessun sottile livello di interventismo. Lo stato è profondamente intromesso nell’attività economica sin dagli inizi, più in particolare nel sistema bancario e finanziario, i quali, per loro natura, sono il fulcro di ogni sistema economico. La rete di controlli e privilegi è pervasiva e tocca ogni ambito dell’economia.

Inoltre, tale intromissione non è mai stata imposta a banchieri, finanzieri e al resto dell’élite del business; da loro è stata accolta con favore, per essere più precisi, è stata richiesta e sponsorizzata. Libera impresa, rischio, e perdite erano per i pesci piccoli. La pertnership con lo Stato era riservata alle élites; laddove partnership significa favoritismi e protezione dalla concorrenza. Significa esenzione dalla disciplina del mercato e sfruttamento dei contribuenti, dei consumatori e dei lavoratori.

Qualcuno oggi può forse mettere in discussione questa questione adesso? Wall Street e lo stato per molti decenni sono stati co-cospiratori in un massiccio dirottamento del sistema economico al fine, tra le altre cose, di dirottare, attraverso la politica, denaro verso le società finanziarie e immobiliari. Ciò è stato proficuo per i settori chiave dell’economia e buono per i politici, che potrebbero vantarsi di aver esteso il sogno americano a tutti attraverso la proprietà della casa, indipendentemente dalla capacità delle persone di pagare. Ma le leggi della realtà – economia inclusa – non possono essere ignorate nell’impunità. Lo stato e Wall Street hanno costruito le loro società immobiliari su fondamenta di sabbia, che ora stanno franando.

La reazione di quelli con tanto denaro in gioco era prevedibile. Sono passati da Washington, che ha sempre qualche asso nella manica: il potere di creare debito, di stampare denaro e di tassare.

I difensori del bailout hanno ordinato che ogni mezzo sia impiegato per vendere il loro progetto al pubblico americano. Tutte le figure prestigiose – cominciando dal segretario al Tesoro Henry Paulson (ex di Goldman Sachs) e Ben Bernanke, presidente della Fed – hanno sfilato sui media.
La leadership del congresso si è alzata con loro. Praticamente, ogni autore opinionista o editoriale “serio” – conservatore o progressista – è diventato difensore “riluttante” di Wall Street.
Il loro messaggio era identico: se questo progetto non verrà adottato, sarà la catastrofe. L’economia crollerà, perderemo il nostro lavoro, i nostri risparmi, tutto.

La mini-rivolta alla Casa Bianca era incoraggiante, ma ovviamente troppo inconsistente per essere portata avanti. L’élite di potere ha capito che lanciando sconnessi progetti di statalizzazione nel pacchetto di salvataggio significherebbe una notevole perdita di consensi. Quelli che avevano votato contro il bailout la prima volta, hanno comunque perso subito l’entusiasmo dopo il crollo del mercato finanziario – come se i legislatori dovessero consultare momento per momento le oscillazioni dell’indice Dow prima di votare sui bilanci.

Ora i “saggi” hanno prevalso, e a Paulson sarà dato il potere quasi dittatoriale di prendere in prestito 700 miliardi di dollari per acquistare crediti inesigibili dalle grandi banche.

Le potenzialità dei patti governativi e della speculazione viziata non possono essere sovrastimati. La promessa che i contribuenti pareggeranno i conti o addirittura realizzeranno un profitto è ridicola. Chi può seriamente credere che i burocrati che spendono soldi di altre persone sono più capaci degli imprenditori che rischiano i propri capitali di comprare a basso costo e vendere ad alto prezzo?
Questo è il privilegio corporativo, puro e semplice.
Cosa otterrà la gente in cambio? Tasse più elevate, perdita del potere d’acquisto e la perpetuazione dell’economia distorta, che il bailout non mancherà di adeguare alla realtà. L’élite del potere vince. Gli individui perdono.

_____________________________


Read Full Post »

Nel forum di Finanza Online ho trovato questo interessante articolo di Fabio Gardel
che descrive con estrema chiarezza il percorso del declino morale, culturale e sociale della civiltà segnato dal’élite della falsificazione per mezzo della creazione di moneta dal nulla.
La chiave di volta di un sistema che può crollare in venti minuti. E un sistema del genere, converrete, non è un buon sistema. L’articolo è un po’ lungo, ma… worth the reading guys.

_______________________________________________________________________________

Note sulla moneta e sulla civil

Nel lungo periodo ogni cosa tende verso la disgregazione. Le cose vive congiurano verso una pienezza, la fioritura, e poi decadono. La civilizzazione statunitense è stata una civilizzazione breve. Apparentemente era iniziata nel migliore dei modi: l’uguaglianza degli uomini nel diritto, la difesa della proprietà, che è la definizione della libertà politica. Già allora erano più che altro parole vuote: degli ambiziosi trascinarono le colonie in una rivolta sanguinosa che impose il Continental e i sequestri forzosi. Una moneta per decreto è già piena tirannia, restano libertà di dettaglio: scegliere in quale ristorante cenare, andare in vacanza al mare o in montagna, come vestirsi. In generale il vuoto orizzonte di scelta di un individuo che vive nella società di oggi.

Il mio conterraneo Filippo Mazzei comprese e lo disse a Jefferson: non c’è libertà se c’è monopolio del diritto. Questo è terribilmente evidente nel sistema monetario. La separazione tra Stato e Moneta è essenziale alla libertà. La mancanza di questa separazione ha gelato in boccio la civilizzazione americana che avrebbe dovuto basarsi sulla cancellazione di classi privilegiate. Monopolio del diritto e controllo della moneta segnano la netta separazione tra i tiranni e gli schiavi. Lo sfruttamento intensivo degli schiavi pone un limite al sistema.
Negli ultimi 30 anni di sganciamento della moneta dall’oro, a fronte di un miglioramento delle tecniche produttive, l’americano medio dispone di un reddito costante in termini reali solo al costo di un aumento del venti per cento del tempo lavorato. L’impressione di prosperità, se c’è, deriva solo dal ricorso al debito. Il socialismo europeo ha consentito la riduzione del tempo lavorato; è stato più untuosamente compassionevole delle masse. L’impressione di prosperità deriva qui dalla creazione di debito pubblico e di un sistema di assegnazioni economicamente insostenibile.

Questo socialismo delle regolamentazioni della vita sociale, così come il socialismo americano per via finanziaria, hanno i giorni contati. Naturalmente i due sistemi hanno numerose sovrapposizioni e somiglianze. Si sommano così dissesti di varia natura. Tale destino infausto riserva il futuro alle nazioni più privilegiate del pianeta. Il diritto di signoraggio imposto dal Dollar Standard avvantaggia una ristrettissima elite nel mondo (finanza anglo-americana, esportatori asiatici, esportatori di materie prime) a discapito innanzitutto delle masse dei paesi del cosiddetto terzo mondo, ma anche, nel medio/lungo periodo, delle nazioni del cosiddetto Occidente.
L’evidenza del male fa nascere la credenza superstiziosa e invidiosa che l’origine di esso sia l’impresa capitalista e il commercio internazionale. In realtà esse produrrebbero l’ottimizzazione dei processi produttivi e la divisione internazionale del lavoro nei termini di maggiore efficienza economica e giustizia morale, se non fosse per la perversione della struttura economica creata dal sistema di monete per decreto gestite monopolisticamente dallo stato attraverso la banca centrale e il controllo del sistema bancario.
Se la vera motivazione all’indignazione no-global non fosse l’invidia, ma la sete di giustizia, già da tempo moneta e banca sarebbero al centro della discussione. Come scrisse John Adams a Jefferson: “All the perplexities, confusion and distresses in America arise not from defects in the constitution or confederation, nor from want of honour or virtue, as much from downright ignorance of the nature of coin, credit, and circulation.”

Esiste una correlazione perfetta nel medio/lungo periodo tra la decadenza di una civilizzazione e lo svilimento della sua moneta. L’ottimo fiorino precede e fonda la società in cui viene creata la Commedia, che rende omaggio a questa legge culturale registrando l’orrida pena secolare di Mastro Adamo e la sua dannazione eterna. Per soli tre carati di mondiglia su ventiquattro: quale infinita punizione stanno scontando o accumulando i falsari istituzionali dei tempi moderni?
L’attuale dominazione angloamericana crollerà a causa della sua sovraesposizione imperiale. Gli imperi minano la loro potenza concedendo elargizioni eccessive per garantirsi il consenso interno e avventurandosi in guerre dissipatorie. Viene diffusa l’idea che il potere possa far nascere valore economico con una atto di volontà, il cui esempio paradigmatico è il fiat sovrano che conferisce potere d’acquisto a carta o a registrazioni elettroniche. A ciò si collega l’idea che questo “benessere” debba essere difeso dall’attacco dei “nemici”. Tradizionalmente viene associata a queste operazioni la giustificazione etica della protezione e dell’esportazione di una forma “superiore” di civiltà.
L’elite della falsificazione è portatrice di un progetto culturale? Non è necessaria una intenzionalità progettuale per dare forma a una cultura. In una maniera complessa e di non immediata comprensione, il sistema moneta per decreto/banca centrale è un sistema basato sul furto e sulla truffa. Intorno a questo nucleo si strutturano le scelte individuali che si coagulano in istituzioni. Ad esempio, finché un sistema siffatto sta in piedi, l’attività finanziaria è molto più remunerativa della produzione manifatturiera, che diventa appannaggio della periferia svantaggiata del sistema.
Il diavolo si trova comunque alle prese con il suo annoso problema con i coperchi: se le banche centrali asiatiche vendessero i titoli del tesoro USA in loro possesso, il sistema crollerebbe in venti minuti. Non possiamo dubitare che sulle sponde del Pacifico ci sia una comprensione del sistema e quindi la fantasia di un simile scenario. È probabile che le autorità cinesi non considerino un vantaggio netto gli attivi in dollari derivanti dalle esportazioni, ma piuttosto la nascita di una cultura d’impresa, lo sviluppo di tecnologia, la creazione di impianti produttivi e infrastrutture, ovverosia la base di una vera ricchezza. È inoltre cruciale per l’attività portuale in Cina il controllo del canale di Taiwan. È impossibile che la riapproprazione di Taiwan non sia una priorità del governo cinese. Costretto ad un attacco proditorio dalle macchinazioni roosveltiane, nel maggio del ’42 il Giappone controllava le Filippine, la Malesia, l’Indonesia e l’Indocina; il mare che bagna quelle terre potrebbe a prima vista sembrare una porzione di oceano: in realtà è un oleodotto che serve persone, a miliardi.
L’elite della falsificazione è impegnata in progetti culturali espliciti. Ne vediamo un esempio nell’agenda sinistra dell’UNESCO. Diffusione dell’aborto, controllo della popolazione, distruzione della tradizione, controllo di una educazione globalista, cancellazione delle religioni, subordinazione della famiglia al potere politico, venerazione delle componenti non umane della natura. Sembra la vendetta di Lucifero contro l’uomo. Strappato dalla fredda gloria narcisistica da una creatura goffa, animale, sventurata, (ma che introduceva nel creato una possibilità, incerta, fragile, spesso perdente, ma nondimeno reale: la possibilità dell’amore), Lucifero piombava con le sue ali livide a Threadneedle Street e si presentava al terrorizzato Montagu Norman.

Non è possibile una società del disordine. Nessun ordo ab chao, se per questo si intende la pianificazione di un ordine massonico sulle ceneri di una civiltà. Deriva ordine in una società solo dal lento sedimentarsi di istituzioni funzionali che proteggono la proprietà di individui uguali di fronte alla legge e legati da contratti e da vincoli naturali di affetto. L’ordine e la prosperità sono quindi essenzialmente morali. Tirannie autocratiche, socialismo sovietico, fabianesimo, e quant’altro possono durare solo finché non abbiano esaurito le potenzialità produttive della società attraverso il loro sfruttamento estensivo. L’attuale fiat-dollar socialism sembra prossimo all’implosione.

Fabio Gardel



Read Full Post »