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Archive for the ‘Morte’ Category

Stavolta le fonti non sono bizzarri urlatori nel megafono, ma più banalmente la Libera Enciclopedia. Ognuno tragga le proprie conclusioni. 1, 2, 3.

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punch2O in cui dovremmo credere, almeno secondo Gerald Celente. L’amministratore delegato del Trends Research Institute, infatti, lo scorso mese di novembre ha reso pubblica la sua previsione secondo cui entro il 2012 gli Stati Uniti assisteranno a insurrezioni di massa per il cibo, ribellioni da parte dei senza tetto, rivolte fiscali da parte di quelli strozzati dall’erario e sacche di resistenza armata mano a mano che le condizioni economiche generali andranno peggiorando.

Volendo, si potrebbe liquidare Celente come il classico menagramo portavoce della trita visione apocalittico-destrorsa, oggi particolarmente esacerbata con l’avvicinarsi della data di insediamento alla Casa Bianca di Obama. Il suo curriculum, però, consiglia di andarci cauti.

Celente inizia a prevedere i trend economici e socio-politici nel 1987, anche se l’accuratezza delle sue previsioni è stata pressoché quasi taciuta; eppure questo simpatico sosia di Pietro Valpreda non si è mai definito un sensitivo o un profeta e il suo 2012 non ha nulla a che vedere con il Calendario Maya o l’Apocalisse bibilica. Allo stato attuale delle cose, tuttavia, la previsione appare niente affatto oscura; sì, insomma, il 2012 è un termine abbastanza realistico come epilogo del disastro finanziario in cui ci siamo infilati.  

Celente predisse il crack azionario del 1987, il collasso dell’Unione Sovietica (magari qualcuno l’avrà aiutato), il crollo dei mercati asiatici nel 1997, l’attuale crisi economica che qualcuno ha già battezzato “Panico del 2008” e, sempre con incredibile aplomb e sorprendente rigore cronologico, ha espresso valutazioni particolarmente ficcanti su molti altri dissesti finanziari avvenuti in questi ultimi vent’anni. Ha inoltre previsto una svalutazione del dollaro pari al 90%. 

Dovrebbe essere abbastanza anche per gli scettici più incalliti.

C’è di più: recentemente le tesi di Celente hanno trovato una sponda  in Tom Fitzpatrick, il principale stratega tecnico di Citibank, il gigante dai piedi d’argilla, il quale, in un memorandum interno ha predetto che l’attuale crisi potrebbe provocare “depressione, disordini civili e forse guerre”.

Magari fa più effetto se lo dice Fitzpatrick, che però non è solo. Igor Panarin, decano del dipartimento di affari internazionali presso l’Accademia di Diplomazia del Ministero degli Esteri russo, ha recentemente dichiarato a Russia Today di essere convinto da tempo che gli Stati Uniti non sopravviveranno mantenendo a lungo l’attuale assetto economico-finanziario e che ciò a cui assistiamo oggi, è solo la punta dell’iceberg di un crollo titanico. Allo stesso modo, un rapporto del Ministero della difesa britannico del 2007 afferma che “Il ceto medio mondiale potrebbe coalizzarsi e usare l’accesso alle conoscenze, alle risorse e alle competenze per plasmare i processi transnazionali nel loro interesse di classe”, e che, “La classe media potrebbe diventare la classe rivoluzionaria”.

Con la recente elezione di Obama, a dispetto della recessione montante e conseguente disoccupazione, armi e munizioni hanno raggiunto picchi di vendita da record. Certo, si può pensare che ciò sia dovuto all’ampio consenso che il fanatismo anti-guns di Obama ha raccolto con il voto, ma possiamo decifrare un quadro così complesso in maniera tanto semplicistica? C’è da riflettere.

Quanto al cibo, l’America – come il resto dell’Occidente – da tempo non è più una società prettamente agricola. I supermercati, a seguito di un momento di panico, generalmente hanno provviste per due giorni, dopodichè gli scaffali rimangono vuoti.
Già oggi, molti agricoltori incontrano grosse difficoltà ad ottenere credito e quindi a continuare a produrre.

Naturalmente, a questo possiamo aggiungere le divisioni dell’esercito americano, prima mandate a farsi le ossa in Irak, rientrate senza troppo clamore da parte dei media mainstream, per essere dislocate sul territorio nazionale in aggiunta alle ventimila unità già inviate nel sud ovest americano, apparentemente per operazioni di “pattugliamento dei confini”.

Infine, gli oramai noti centri di detenzione costruiti negli ultimi due anni in diverse località da KBR, una sussidiaria del gruppo Halliburton…

Ovviamente, ad un inquitante scenario a base di bombe, pallottole e roba da mazza sarebbe di gran lunga  preferibile una rivoluzione pacifica che parta dalla consapevolezza individuale dei mali provocati dal sistema di welfare-warfare imperante ovunque. ma non illudiamoci, più che sperare non resta molto da fare. C’è comunque da pensare che i prossimi anni saranno piuttosto interessanti dal punto di vista politico. Vorrei poter dire che la mia è solo incapacità di resistere alla suspence, purtroppo però nulla sembra accadere per caso. Spero di sbagliarmi.

Mi chiedo solo se Obama sappia realmente di ciò che parla quando continua a ripetere “Cambiamento” come un mantra.  

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Di seguito, commento un articolo apparso ieri sul Corriere della Serva.
Parla di sovrapopolazione, contenimento delle nascite e altre stronzate cui ci ha abituato Gianni Sartori con i suoi editoriali agostani.
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IL LIMITE IL BRITISH MEDICAL JOURNAL: I NATI IN ETIOPIA 160 VOLTE MENO DANNOSI
«Non più di 2 figli, inquinano» La campagna dei medici inglesi

DAL NOSTRO INVIATO LONDRA – Le famiglie britanniche sono avvisate: fare figli inquina, meglio astenersi o quantomeno limitarsi a due pargoli. È questo il consiglio che i medici di base dovrebbero dare ai loro pazienti per fermare la lenta ma inesorabile crescita del tasso di nascite in Gran Bretagna.

Una volta si diceva “uomo avvisto, mezzo salvato” oggi  la realtà è capovolta.

Nel 2007, nel Regno Unito, sono stati messi al mondo 191 bambini ogni 100 donne. «Troppi», sostiene in un editoriale il British Medical Journal, la rivista dei medici britannici, che invita i suoi iscritti a dare il via a una campagna contraccettiva su vasta scala. «Rompiamo questo silenzio assordante – scrivono John Guillebaud, professore emerito in pianificazione familiare all’ University College di Londra, e Pip Hayes, medico di base a Exeter, nel Devon -.

Si, rompiamo il silenzio: tutti devono sapere che esistono pezzi di merda come voi, nemici dichiarati dell’umanità, che andrebbero soppressi per il “bene del pianeta”
Spieghiamo alle coppie britanniche che il miglior contributo per lasciare un pianeta abitabile ai nostri nipoti è fermarsi a due figli o almeno farne uno in meno di quello che si desidera».

No, il miglior contributo è lasciare che lo vedano, il mondo.

Chissà se la regina Elisabetta II ieri ha aggrottato le sopracciglia nel leggere l’ articolo o se l’ ex premier britannico Tony Blair si è sentito in colpa.

Chissà.

Entrambi, infatti, hanno aiutato ad affossare il pianeta visto che sono il simbolo della famiglia numerosa: quattro figli a testa. È avvisato anche l’ aspirante primo ministro David Cameron, leader dei conservatori e grande ecologista. Anche lui ha già oltrepassato la soglia consentita, arrivando a quota tre. Che si fermi, per carità.

Fosse solo per i quattro figli a testa.

Ogni nuova nascita in Gran Bretagna, spiegano i medici, produce 160 volte più gas serra che una in Etiopia. Avere una famiglia numerosa, insomma, è peggio che guidare un Suv. I due dottori fanno parte dell’ Optimum population trust, un think tank che si dedica all’ impatto della sovrappopolazione sull’ ambiente e che predica il concetto di «impronta ecologica», l’ indice statistico che mette in relazione il consumo di risorse naturali con la capacità del pianeta di rigenerarle.
Ecco, siccome l’anidride carbonica, forse, un giorno ci ucciderà, allora estinguiamoci prima che ciò accada; eviteremo tragici lutti familiari e soprattutto il problema di trovare parcheggio al cimitero.
«Se il tasso di fertilità scendesse a 1,7% – spiega Guillebaud – in sei generazioni riusciremmo a dimezzare la popolazione in Gran Bretagna». Ovviamente non si pensa al varo di leggi draconiane come in Cina dove le coppie sono obbligate a limitarsi a un figlio, a scapito delle bambine che vengono sistematicamente abortite.

Ovviamente.

Né siamo ai livelli di Jonathan Swift che nel suo A modest proposal suggeriva alle famiglie irlandesi di alleviare la loro povertà vendendo i figli in cambio di cibo.

By the way, le uniche parole sensate fra quelle lette finora.

«Non dobbiamo mettere la gente sotto pressione – dicono Guillebaud e Hayes – ma dar loro le informazioni necessarie sulla contraccezione. I dottori dovrebbero riuscire a contenere la grandezza delle famiglie in accordo con l’ etica ecologica».

Ma, “i dottori”, per definizione, non dovrebbero agire invece in accordo con l’etica UMANA?

Un calo drastico della popolazione, però, avrebbe conseguenze drammatiche sull’ economia e sul sistema pensionistico. Lo sanno bene i Paesi afflitti dalla crescita zero.

Errare è umano, perseverare è diabolico, cari brits.

E non è nemmeno sicuro che non fare figli sia la ricetta migliore per diminuire l’ effetto serra.

Ma va?

«La causa dei cambiamenti climatici – spiega al Daily Telegraph il professor Martin Parry dell’ Intergovernamental panel on climate change – è lo sviluppo che produce inquinamento. Bisogna trovare il modo di migliorare i nostri standard di vita con l’ energia pulita».

Caro dottor Parry, ma questo si chiama appunto “Sviluppo”.

 

Articolo originale qui

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