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Archive for the ‘scienza’ Category

Stavolta le fonti non sono bizzarri urlatori nel megafono, ma più banalmente la Libera Enciclopedia. Ognuno tragga le proprie conclusioni. 1, 2, 3.

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facesIl professor Thomas Szasz, è docente di psichiatria presso la SUNY – Upstate Medical University di Syracuse, NY. In qualità di insider, porta avanti da anni una battaglia di sensibilizzazione sui pericoli legati all’esercizio della professione psichiatrica, la quale, potendo vantare di un presunto status di disciplina scientifica garantito dalle leggi, in realtà si muove senza una bussola, disponendo arbitrariamente della vita e della libertà delle persone. Spesso, gli psichiatri, svolgono per lo stato la funzione di controllo della società, rimuovendo o neutralizzando con la forza e con la pretesa di saperne prevedere il comportamento futuro, quei soggetti che semplicemente dimostrano di avere comportamenti insoliti rispetto agli altri. Tutto ciò è chiaramente l’aberrazione di una professione che, sostiene Szasz, è di fatto una pseudoscienza il cui compito è la “cura dell’anima” degli individui, i cui comportamenti, per definizione, non sono prevedibili né classificabili. Ecco il suo ultimo affondo.

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In risposta al mio articolo del 2009, il professore di economia della George Mason University, Bryan Caplan, ha commentato: “Negli ultimi due decenni, un sacco di persone hanno chiesto scusa per i crimini del passato commessi dai gruppi con i quali esse si identificano: gli Stati Uniti per l’internamento giapponese, la Chiesa per Galileo, i banchieri svizzeri per il riciclaggio del denaro sporco nazista e anche i giapponesi (alcuni giapponesi) per i loro crimini di guerra. Mi piacerebbe vedere gli psichiatri fare lo stesso e riconoscere che gli atteggiamenti inusuali delle persone non sono “malattia”, affermare che è sbagliato sottoporre a trattamenti le persone contro la loro volontà e girare le spalle ai “grandi” della loro professione che hanno creduto e praticato terapie coercitive”.

Sono grato a Caplan per aver richiamato l’attenzione su un problema che la maggior parte delle persone preferisce ignorare. La sua speranza, tuttavia, non può essere soddisfatta, ed è importante capire il perché. La rivendicazione di possedere competenze astronomiche e facoltà di incarcerare gli eretici non è parte integrante dell’identità della Chiesa cattolica. Al contrario, sostenere di avere competenze nella previsione della “pericolosità” e la facoltà di incarcerare individui che si presume siano così a causa di una “malattia mentale” è parte integrante dell’impresa psichiatrica. Wikipedia definisce il ricovero coatto (TSO in Italia N.d.t.) come “la pratica di utilizzare mezzi o procedure legali come applicazione di una legge sulla salute mentale, internando una persona in un ospedale psichiatrico, in un manicomio o in un reparto psichiatrico contro la sua volontà e/o proteste… Un motivo comune per cui si ricorre al ricovero coatto è quello di evitare situazioni di pericolo per l’individuo o la società”.

A fasi alterne, gli psichiatri negano e apprezzano il fatto di essere in possesso di particolari competenze professionali con cui possono individuare la “pericolosità” futura e che conferiscono loro il diritto allo speciale potere di incarcerare persone che condannano al carcere mascherato da ospedale. Il sistema giuridico americano fa un uso pesante delle perizie psichiatriche sulla pericolosità, a causa del quale un gran numero di americani sono privati della libertà e, allo stesso tempo, della possibilità di dimostrare l’ingiustizia della loro detenzione. Gli esempi abbondano.

Kafka in tribunale

Nel marzo 2004 Susan Lindauer è stata arrestata nel Maryland, e accusata di “agire come un agente non riconosciuto di un governo straniero”. È stata condannata a 25 anni di detenzione. Anziché processarla, gli psichiatri del governo hanno dichiarato la Lindauer mentalmente inadeguata a stare in aula e l’hanno incarcerata al Carswell Federal Medical Center in Texas, una struttura definita “di servizi medici per la salute mentale di criminali femmine”. Ma la Lindauer non era una criminale. Era un’americana innocente.

Dopo aver “ospedalizzato” la Lindauer per diciotto mesi, i suoi torturatori “medici” conclusero che, benché fosse ancora mentalmente malata e inadeguata a subire un processo, non aveva più bisogno di “cure” psichiatriche. Revocato l’arresto, rientrò nel Maryland dove il tribunale federale la segnalò ad una struttura privata per una perizia. Secondo la mozione presentata dal suo avvocato e tutore, il Dott. Bruke Tadessah disse: “Il referto diagnostica un disturbo da stress post traumatico dovuto all’esperienza di Carswell”. Lo scorso gennaio il governo federale ha chiuso il caso contro la Lindauer “in quanto non più di interesse per la giustizia legale”, il che implica che la sua è stata un persecuzione nell’interesse della giustizia.

Incarcerazione a tempo indeterminato

Quando Donald Schmidt aveva 16 anni, molestò ed annegò una bimba di 3 anni. Ai sensi della legge della California sui reati minorili, chi commette gravi delitti può essere detenuto nel sistema carcerario solo fino ai 25 anni. Ma la detenzione di Schmidt venne estesa in conformità al codice statale che consente “di continuare la detenzione se una giuria ritiene che il soggetto soffre di un disturbo mentale o presenta deviazioni e anomalie che gli creano serie difficoltà a controllare i suoi comportamenti pericolosi”.

Cosa dovrebbe fare Schmidt per ottenere il divorzio dai suoi “medici” e riguadagnare la libertà? Ogni due anni può presentare una richiesta di rilascio e sperare che un giudice indica un “processo” incaricando i giurati di decidere se egli rappresenta ancora un pericolo per la società.

Avanzando un’altra ipotesi, il procuratore distrettuale di Santa Cruz County Bob Lee ha dichiarato “Noi crediamo sia uno psicopatico”. Richard A. Starrett, un medico psicologo, convenne sul fatto che Schmidt fosse ancora un pericolo, anche se “non uno psicopatico”. Krisberg Barry, presidente del Consiglio Nazionale sulla Criminalità e la Delinquenza di Oakland, California, ha definì invece il caso Schmidt “uno su un milione”

L’affermazione secondo cui la sentenza psichiatrica a tempo indeterminato di Schmidt è insolita, è tipica della falsità e della depravazione intrinseca alla psichiatria forense. John Hinckley, Jr., non è mai stato condannato per un crimine, ma sconta la sua pena a 28 anni di reclusione psichiatrica. Evidentemente i più grandi psichiatri del governo hanno bisogno di più tempo per la cura della sua pericolosità.

La psichiatria è la legittimazione politica della detenzione di persone innocenti sulla base pronostici psichiatrici, una pratica che sembra godere dell’approvazione quasi universale delle persone nella società moderna. Il riconoscimento del fatto che la psichiatria non coercitiva è un ossimoro, è oscurato dalla concomitante pratica apparentemente consensuale della “terapia”. Dico “apparentemente”, perché il professionista della salute mentale detiene l’obbligo e il privilegio di privare della libertà il suo paziente, se costui “rappresenta un pericolo per se stesso o gli altri”.
Di conseguenza, gli psichiatri e la stampa, regolarmente invocano “riforme” della psichiatria, mentre i “medici” impegnano se stessi in sempre più raffinate forme di depravazione psichiatrica, con il sostegno della indiscussa e indiscutibile premessa che la “pericolosità” giustifica la reclusione chiamata “ospedalizzazione”.

Nella relazione pubblicata di un seminario del 1981 intitolato Scienza Comportamentale e Servizi Segreti, sponsorizzato dal prestigioso Institute of Medicine, Robert Michels, professore di medicina e psichiatria al Weill Cornell Medical College di New York, ha affermato che “la maggior parte dei professionisti della salute mentale ritiene che non vi sia un grande dilemma etico se è nell’interesse del paziente violare la sua riservatezza, e che è in generale del paziente (così come della società) interesse di evitare una grave violenza”. L’affermazione che “la maggior parte dei professionisti della salute mentale ritiene” che la violazione del diritto dell’imputato ad un processo garantito dal Sesto Emendamento serve al suo interesse, è la prova della depravazione psichiatrica, non moralità.

Per peggiorare le cose, poche pagine dopo, il relatore del seminario ci informa che “Alcuni congressisti, compresi gli psichiatri Robert Michels e Loren Roth [un’importante psichiatra forense e docente presso l’Università di Pittsburgh], hanno messo in dubbio l’utilità di determinare definitivamente la pericolosità di qualcuno, in quanto tali decisioni in qualsiasi momento possono rivelarsi altamente inaffidabili e quindi non valide… I professionisti della salute mentale, in generale, non hanno dimostrato di essere meglio di chiunque altro a fare previsioni circa il comportamento che potrebbe verificarsi in un futuro lontano sotto mutevoli condizioni”.

Nessuna di queste evidenze intacca la pretesa della professione psichiatrica di essere una disciplina medica etica e scientifica. La psichiatria è così profondamente radicata nel controllo sociale e così fortemente sostenuta dalla magia pseudoscientifica e dal pregiudizio che gli psichiatri devono serrare i ranghi e giustificare in qualche modo le misure coercitive a cui ricorrono, o ripudiare e abolire la loro professione così come ora la conosciamo.

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krugman1A cosa è dovuto il fatto che, ormai da tempi immemori e con un’imbarazzante regolarità, ogni previsione proveniente dagli economisti mainstream (keynesiani a cui non disdegnano di unirsi, talvolta, i monetaristi à la Chicago Boys, forse troppo sbrigativamente annoverati tra i liberisti) si è rivelata puntualmente sbagliata?
Sostanzialmente ad una profonda ignoranza riguardo l’essere umano, a cui si somma un fatale errore metodologico di cui ci parla Per Bylund in questo articolo.

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Al momento, la conclusione a cui più o meno tutti sono giunti, sembra essere che vi sia la necessità di un nuovo insieme di teorie economiche, di teorie del mercato – di teorie della “crisi economica”. La ragione di questa esigenza è il fatto che “nessuno” aveva previsto la recessione e la crisi attuali e che le previsioni fatte, comunque, si sono rivelate sbagliate, proprio come c’era da aspettarsi.
In effetti, mentre molti economisti prevedevano un continuo aumento della crescita e della ricchezza, il futuro reale si rifletteva in un’economia in caduta libera con un certo numero di imprese ed interi settori ormai al collasso.

In un editoriale del National Post l’ovvia questione è stata posta: A cosa servono gli economisti? Domanda quanto mai opportuna, soprattutto perché non vi è stato alcun tentativo di trovare dei responsabili, nessun vero dibattito pubblico sulle ragioni per cui tutte le previsioni si sono rivelate errate e nessuna conseguenza per i professionisti dell’economia autori di quelle previsioni. Dopo tutto, gli economisti mettono spesso in evidenza il fatto che certi provvedimenti vengono presi sulla base delle ipotesi razionali riguardanti le loro conseguenze e che tutti i provvedimenti hanno conseguenze di qualche tipo. L’esercito degli economisti previdenti dev’essere chiaramente un’eccezione a questa regola.

Tra i professori di sociologia è frequente una battuta: dite ciò che volete agli economisti, tanto vi sarà data sempre una risposta lineare e precisa – che sappiamo sarà sempre sbagliata. Pertanto, la domanda dell’opinionista del National Post dovrebbe essere ben inquadrata, perché è una domanda importante: perché esistono gli economisti?

C’è tuttavia una domanda ancor più importante, soprattutto per gli economisti che fanno tutte queste previsioni “sempre sbagliate”, e riguarda cosa rende tali previsioni sempre sbagliate. La risposta risiede nell’errore contenuto in un famoso (o infame?) articolo di Milton Friedman dal titolo “Metodologia dell’Economia Positiva” (invito i lettori a inserire in Google: “The Methodology of Positive Economics”, Friedman per scoprire quale sito lo propone per primo, N.d.t.) e nell’operato di quelle persone che ne hanno seguito gli insegnamenti o che tuttora li seguono.

L’economia confida sul fatto di essere una scienza deduttiva, vale a dire che le nuove conoscenze vengono dedotte direttamente e logicamente da premesse ed ipotesi autoevidenti. Friedman sosteneva che non importa se le ipotesi sono sbagliate finché è possibile ricavarne regole generali che consentano di fare previsioni sufficientemente affidabili e abbastanza vicine alla verità. Egli si riferiva ad una teoria economica che mira ad essere una scienza naturale, in cui l’esattezza sia nel contempo fondamentale e possibile.
In economia, però, dobbiamo imparare che la precisione non è né possibile né fondamentale.

Al fine di disporre di una scienza positiva e rigorosa, in grado di fornire previsioni precise, si dovrebbe disporre della comprensione (nel senso weberiano del termine – verstehen) e basarsi esclusivamente sui freddi dati. Non è possibile fare previsioni senza che l’oggetto di studio sia perfettamente osservabile e chiaramente definibile. Ma cosa avviene se si applica questo metodo all’azione umana, che è il cuore di quanto viene studiato in economia? Sono le cause, la natura e le conseguenze delle azioni umane perfettamente osservabili e chiaramente definibili? Come si fa a misurare la causa delle azioni di un individuo? La sua scelta di agire? L’azione stessa? Le sue conseguenze?

Quest’ultima si avvicina alla prima, ma non possiede neanche lontanamente le proprietà degli oggetti studiati nel campo delle scienze naturali. Mescolando x grammi di A con y grammi di B creeremo sempre la sostanza C, ed esponendo D ad E o F si può sempre dimostrare esattamente che otterremo Z – ma sottoporre ad M un individuo non significa necessariamente che otterremo lo stesso effetto come se sottoponessimo ad M un altro. Le persone, semplicemente, non rispondono sempre ciecamente allo stesso modo alle influenze esogene, c’è tutta una serie di altre cose che sono importanti almeno tanto quanto lo sono alcune influenze. Alcuni lo chiamano “libero arbitrio”, ma non è necessario arrivare alla metafisica o alla meditazione religiosa per rendersi conto che le persone non sono né pietre né (semplici) animali.

Il problema della previsione economica è proprio l’ipotesi basilare che si possa “facilmente” predire il risultato dell’azione di numerose persone innestandovi delle variabili che influenzano le scelte di alcune persone. Non si tratta semplicemente del caso che diversi individui scelgono di agire allo stesso modo, quando esposti a (o influenzati da) gli stessi stimoli. I nostri corpi possono – possono – reagire allo stesso modo, ma non le nostre menti.

A questo alcuni potrebbero replicare: grazie alla legge dei grandi numeri, malgrado gli individui non siano tutti uguali, è possibile approssimare il risultato delle nostre conclusioni. Quando la legge dei grandi numeri è applicabile, si può tranquillamente supporre che, se disponiamo di un campione sufficientemente ampio, anche i dati asimmetrici o potenzialmente non rappresentativi verranno fuori e scopriremo così la Verità sugli esseri umani. Ma questo non cambia il problema pratico, ovvero il fatto che stiamo ancora approssimando, solo con una maggiore quantità di dati ed individui.

Anche se si accetta la legge dei grandi numeri come motivo sufficiente per confidare sulle statistiche al fine di comprendere le persone, dobbiamo affrontare il problema del loro non essere uguali. Quelle persone che, essendo limitatamente razionali, preferiranno sempre il più al meno (conseguenza diretta della definizione scegliere) non indicano che si sceglie un risultato particolare rispetto ad un altro in ogni situazione. Ogni persona potrà effettuare una valutazione soggettiva delle proprie preferenze stabilendo un ordine di priorità, quindi fare una scelta sulla base di ciò che egli conosce in merito a tale ordine (questo è il processo decisionale, sia che esso venga effettuato riflessivamente e consapevolmente oppure no). Tuttavia, tale scala di priorità potrebbe variare a seconda delle circostanze, nonché in base a ciò che l’individuo nel frattempo ha appreso.

Fare pronostici perfetti alla maniera proposta da Friedman significa dover sottrarre le peculiarità dell’essere umano ad ogni individuo, al limite l’individuo stesso, allo scopo di fare calcoli precisi. Che cosa abbiamo da imparare, sapendo che persone senza personalità e senza “profondità interiore” (ciò che alcuni chiamano anima) dovrebbero necessariamente agire in base alle nostre previsioni? Probabilmente non molto.

Inoltre, le previsioni si basano sull’estrapolazione che va ben al di là di quanto possa considerarsi ragionevole. Stabilire la valutazione dei rischi quotidiani di una persona ed i costi di cui essa è disposta a farsi carico per evitare tali rischi, e di tradurli in un importo monetario, non necessariamente ci fornirà la conoscenza univoca delle scelte preferite da un individuo. Non ne consegue, insomma, che accetterebbe l’elevato rischio di perdere la vita, se fosse stato pagato un multiplo del costo che era disposto ad assumersi per rischi più piccoli.

Previsioni di questo tipo sono banalmente impossibili. Allora, a cosa servono gli economisti?

La risposta a questa domanda è che non abbiamo bisogno della maggior parte degli economisti, ma, al tempo stesso, che abbiamo bisogno più che mai di economisti. Il motivo di questa affermazione è che l’esatta previsione degli economisti circa il risultato delle scelte di centinaia o migliaia (o milioni o miliardi) di individui simultaneamente, è priva di valore, la loro metodologia è profondamente sbagliata ed essi non sono nient’altro che impostori che dovrebbero essere trattati come tali.

Ma, mentre pensiamo a cosa farne delle previsioni degli economisti, abbiamo anche bisogno di trovare veri economisti capaci di capire il mercato e di spiegare alle persone come esso funziona e ciò di cui abbisogna affinché possa funzionare nel migliore dei modi. Sono veramente pochi gli economisti che capiscono cos’è il mercato, come emerge l’ordine spontaneo, come sussiste e cosa produce. Questi economisti erano in grado di prevedere molto tempo fa che ci stavamo dirigendo verso il disastro, e in effetti lo hanno fatto. Hanno anche pubblicato i loro moniti, ma nessuno si è preso la briga di starli a sentire. E con “nessuno” qui si intendono gli economisti previdenti e l’élite politica che generalmente li assume.

Gli economisti devono fare ciò che le imprese hanno fatto molto tempo fa: tornare alle basi. Non c’è bisogno di eserciti di economisti che tentano di prevedere con esattezza i risultati delle politiche pubbliche, della variazione dei tassi di interesse, o delle politiche monetaria. Il ruolo degli economisti previdenti non è quello di conoscere il futuro o la politica, ma, come “utili idioti”, di mascherare tentativi ciechi, naive ed ignoranti di condizionare le scelte delle persone attribuendo al controllo della società una parvenza di scientificità. E fungono ottimamente anche come capri espiatori quando le loro previsioni si rivelano sbagliate e dinanzi alle persone coinvolte nei loro calcoli, possono nascondersi dietro al paravento delle loro “buone intenzioni”.

Ciò di cui abbiamo bisogno è di economisti reali che non si impegnano nel futile tentativo di fare previsioni “scientificamente” esatte circa le scelte future delle persone. Abbiamo bisogno di persone che ci dicano come funziona il mercato, in modo da poter cogliere pienamente i frutti del nostro duro lavoro e di trarre profitto dai rischi che ci assumiamo.

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Se tanto mi da tanto

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Mengele fu solo uno dei tanti scienziati che nella Germania nazista fecero ricerche su soggetti umani non consenzienti. Karl Gebhardt e Fritz Fischer iniettarono virus letali alle prigioniere del campo di concentramento di Ravensbrück. Testarono inoltre nuove droghe sui prigionieri, presentando i risultati ad una conferenza scientifica.

Molti progetti simili erano dichiaratamente concepiti come contributi pratici allo sforzo bellico tedesco. In diversi campi di concentramento, i medici delle SS usarono degli internati per testare i trattamenti per le ferite subite in combattimento, tagliando e ricucendo la loro pelle in cui avevano inserito pezzi di vetro o di legno, oppure introducendo garza impregnata di batteri nelle ferite e talvolta anche frantumando le ossa dei prigionieri a colpi di martello per creare un effetto più realistico; di nuovo, i risultati furono presentati a delle conferenze scientifiche senza che nessuno abbia mai avanzato critiche verso i metodi impiegati.

Orrorifico, non c’è che dire. È tuttavia curioso vedere come i feticisti della scienza siano sempre pronti a liquidare gli esperimenti dei nazisti come “cattiva scienza”, senza mai precisare in che cosa consisterebbe la differenza fra buona e cattiva scienza. Sì, perché in genere queste stesse persone non fanno distinzione fra (ad esempio) le religioni che quasi sempre etichettano sbrigativamente come cattive, senza nemmeno prendersi la briga di specificare se si riferiscono alla rispettiva teologia, alla dottrina o all’operato delle gerarchie ecclesiastiche e dei singoli credenti.
Ma allora, se è ammesso accusare i cristiani per quello fanno o hanno fatto gli islamici, gli induisti gli zoroastriani e/o viceversa, a rigore si dovrebbe poter attaccare gli scienziati per quello che fecero i loro colleghi nazisti.

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Iniziata la stagione delle piogge iniziano anche i miei sabato sera ai fornelli. Sono serate in cui mi dedico a proporre menu tipicamente veneti ad ospiti in genere provenienti dai posti più disparati. L’occasione per mangiare bene – dicono che sia un cuoco particolarmente capace – e dar vita a simpatiche conversazioni sui massimi sistemi e altre amenità. Inutile star qui a elencare gli argomenti di cui abbiamo parlato ieri sera, sono effettivamente troppi. E poi due bottiglie di vino, un paio di bicchieri di Torcolato e due grappine renderebbero la cronaca quasi surreale. Butto giù soltanto le impressioni che ho ricevuto dalla discussione che è seguita alla cena e a cui ha partecipato una persona con cui non concordo quasi su nulla, ma che ugualmente mi stimola sempre a riflettere, con conseguenze su di lui a volte benevole, a volte meno.

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Tecnologia, istruzione tecnico-scientifica e alcuni sistemi di valori hanno prodotto una categoria di persone che ragionano in termini di bit e megabyte. A sua volta, questa supposta razionalità scientifica ha dato vita ad una serie di proposte matematico-meccaniche che dovrebbero servire all’organizzazione sociale, politica ed economica degli individui.
Buona parte di queste intricate idee sembrano ispirate ad un’eccessiva adesione al motto cartesiano “penso quindi sono” e spesso se ne fanno portavoce persone la cui attitudine – benché magari nel mondo reale si occupino di tutt’altro – è quella del pigro programmatore di software. Ma, proprio a causa della loro natura empirica, tali sistemi, oltre che astrusi, appaiono come irreparabilmente disconnessi dalla realtà e dalla natura umana.

Essi sono costruiti su dati statistici e matematici i quali, se possono rivelarsi utili per la progettazione di un programma di elaborazione dati o per un esperimento scientifico, non lo sono affatto per descrivere l’umanità, né quindi per l’organizzazione della società. Le chimere sono una cosa seducente e dilettevole, ma non hanno a che fare con il mondo reale e con gli esseri umani più di quanto ce l’abbiano le finzioni romantiche.

Assistendo all’incessante aumento dell’estasi razionalista (nel mondo accademico definita empirismo) viene davvero voglia di implorare l’umanità affinché smetta di essere razionale ed inizi invece ad usare il senso comune – che io continuerei a chiamare ragione, non fosse che facendolo, qui, rischierei di creare inutile confusione.

Gli individui umani sono precisamente definiti come esseri dotati della capacità di pensiero razionale; questo, in definitiva, è il tratto caratteristico che li distingue dagli altri esseri viventi. Tale caratteristica non impedisce la capacità di amare, di provare paura, orgoglio, coraggio, rispetto, dolore, amicizia, invidia o felicità. Al contrario, queste molteplici e multiformi attitudini possono essere comprese ed integrate nel quadro dell’umano senso comune.
È esplicitamente a causa della capacità della ragione di integrare e assimilare facoltà umane altrimenti sconnesse, che il pensiero razionale diventa la nostra caratteristica definitiva e il nostro coronamento. Si tratta di un valore che fa parte del contesto, il contesto dell’umanità.

Se il processo razionale viene avviato meccanicamente e pedissequamente fuori “dal contesto”, per puro amore dell’ordine e della precisione, a seconda della prospettiva su cui uno fonda lo spirito e l’impegno nell’impresa, esso può dar origine a una sorta di nevrosi compulsiva.

La maggior parte delle persone dotate di “mentalità scientifica” riconosce che c’è un punto in cui le loro fantasie razionali si sconrtano con la realtà umana, ma, probabilmente a causa delle priorità educative e culturali attribuite alla saggezza scientifica, tende ugualmente a formulare complessi sistemi meccanici (politici, medici, sociali, economici e architettonici) come soluzione al problema della coesistenza umana.

Tuttavia, io penso che la vera razionalità non abbandona il contesto umano solo per l’apparizione di un sillogismo. La priorità della razionalità è capire – ed accettare – la natura umana, non progettare e rendere noi stessi più concilianti con l’idea di non essere altro che unità da inserire in un sistema di scatole costruite “razionalmente”.
Una simile visione per compartimenti stagni si basa quasi sempre sulla scarsa comprensione o sul deliberato disinteresse – spesso causato dalla convinzione di poter vantare conoscenze superiori – dell’essere umano. Talvolta si dimostrano come il rifiuto di comprendere la condizione umana e quindi a cosa serva realmente la razionalità. Uno sottosviluppo intenzionale delle proprie capacità cognitive.

È possibile usare la razionalità anche per fare il cruciverba, ma non può essere questo lo scopo principale di questo strumento e il motivo per cui lo possediamo. Non ho obiezioni contro chi fa il cruciverba o chi progetta utopie basate su intricate teorie o modelli scientifici empirici.

Immagino che questi obiettivi siano divertenti e consoni per persone così impegnatein simili attività. Mi auguro solo che esse, basandosi su una smisurata cinsiderazione della propria intelligenza, non credano che il resto della società sia tenuto per qualche motivo prenderle sul serio. Spero inoltre che non siano così arditi da cercare di costringere le altre persone ad accettare i loro piani e, nel caso, che le altre persone abbiano abbastanza ragionevolezza da considerare questi scienziati fuori contesto per gli esseri umani sottosviluppati che sono, e non credano che, solo perché non riescono a confutarne dialetticamente le teorie, allora per conclusione logica, gli si deva riconoscere anche il valore umano e “contestuale”.

Il mio non è un problema con la razionalità, ma con il modo in cui essa si applica. Non solo i metodi, i modi e mezzi, quindi, ma il contesto umano, in cui ciò che “è giusto” non può essere facilmente aggirato.

Vado a farmi una minestra.



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UPDATE: Il tribunale della Santa Inquisizione Evoluzionista ha emesso il suo verdetto e chiede ufficialmente che il titolare del blog faccia pubblica ammenda per aver pubblicato questo post prendendo come spunto una messa in scena apparsa sul giornale satirico The Onion. Bene, mi flagello la schiena e recito il mea culpa.
Ho anche letto che qualcuno dall’alto della sua scienza ne deduce che poiché critico Darwin è chiaro che non ho letto Darwin. Evidentemente non è bastato premettere sin dall’inizio che condivido in linea generale la teoria evoluzionista e, ciò nonostante, rimango perplesso dinanzi alle sue molte incongruenze. Non mi pare di essere l’unico, neanche fra gli stessi evoluzionisti, ma mea culpa di nuovo.
Tutto questo non cambia di una virgola la mia convinzione. Gli evoluzionisti sono come i cattolici: siccome è dimostrato che storicamente Gesù è esistito, allora automaticamente la “parola del Signore” deve essere il verbo. A questo si somma il mio crescente disprezzo per la scienza di regime e la casta di parassiti prezzolata dallo stato che la rappresenta. Ancor più per quelli che, pur pagati dallo stato, pontificano e condannano la sua sostanziale illegittimità. La loro arroganza ha superato ogni misura; anziché dire “ci pagano coi vostri soldi per fare cose di cui alla maggior parte delle persone non frega nulla e i cui vantaggi sono praticamente ininfluenti per la società” questi damerini viziati che probabilmente nel mondo del lavoro privato non durerebbero una giornata, ci ammoniscono dicendo “paga e stai zitto, che tanto non capisci”. Andate tutti a raccogliere il cotone, vi farà bene.

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Premetto: considero l’intuizione evoluzionista di Darwin molto probabilmente corretta, ma per le incongruenze con cui ci è stata presentata fino ad oggi, penso che accettarla significhi compiere un atto di fede non molto diverso da quello di chi ripone fiducia cieca nella controparte creazionista – non priva, a mio modesto parere, di un qualche interesse.
Quello che accade in questa piccola cittadina del Tennessee me lo conferma.
In sostanza, sul muro di un edificio di Dayton è comparsa una macchia di muffa e calcare che sembrerebbe riprodurre l’effige dell’autore de “L’origine della specie”

. L’evento ha dato vita ad un costante flusso di devoti evoluzionisti che quanto a fiducia (o fede) hanno poco da invidiare ai pellegrini di Medjugorje.

Ecco alcune dichiarazioni dei seguaci darwinisti precipitatisi sul luogo per poter assistere all’apparizione:

“Ho portato mio figlio a toccare il muro, in modo tale che il potere di Darwin possa purificare la sua composizione genetica da tratti ereditari indesiderabili” 

 

“Perdonami, o Charles, per aver sempre dubitato della tua Divina Evoluzione. Dopo aver visto il miracolo di questa pigmentazione calcarea con i miei occhi, la mia fede nel ragionamento empirico non potrà mai più essere messa alla prova.” 

e ancora

“Possa il suo nome essere lodato e le sue teorie sulla selezione naturale avere eco in tutte le aule dell’osservazione naturalistica per sempre.” 

 Non male per degli adepti del metodo scientifico.

La cosa positiva della vicenda è che il massiccio pellegrinaggio è stata un’ottima opportunità di business per venditori ambulanti di reliquie e gadgets accorsi a Dayton per capitalizzare la fede dei credenti empiristi in attesa di vedere il miracolo.

Amen.

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