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Archive for the ‘società’ Category

Reality Chec_qjpreviewthOggi ho fatto due incontri interessanti, il primo, un albergatore, ex dipendente di Poste Italiane, il quale nel 2005, licenziatosi dalla società, ha riconsegnato il tesserino di promotore finanziario perché “ormai mi vergognavo per le truffe rifilate alla gente”.
Nel pomeriggio, l’ex direttore marketing di un grosso gruppo italiano della grande distribuzione organizzata che invece ha lasciato la professione in quanto “disgustato da un marketing che tende sempre più alla sociologia disumanizzante delle multinazionali”.
Quest’ultimo, ad un certo punto della conversazione, ha aggiunto: “non si può negare l’evidenza”.
Ho pensato: “Vero, però neanche la si deve accettare a scatola chiusa. Molte delle cose che la maggior parte delle persone danno per scontate, nella realtà non sono affatto evidenti, ma solo il frutto di cattive informazioni, pigrizia, conformismo”.

Siamo una società ultra informata, ma moriremo di ignoranza, come direbbe Rubén Blades.

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facesIl professor Thomas Szasz, è docente di psichiatria presso la SUNY – Upstate Medical University di Syracuse, NY. In qualità di insider, porta avanti da anni una battaglia di sensibilizzazione sui pericoli legati all’esercizio della professione psichiatrica, la quale, potendo vantare di un presunto status di disciplina scientifica garantito dalle leggi, in realtà si muove senza una bussola, disponendo arbitrariamente della vita e della libertà delle persone. Spesso, gli psichiatri, svolgono per lo stato la funzione di controllo della società, rimuovendo o neutralizzando con la forza e con la pretesa di saperne prevedere il comportamento futuro, quei soggetti che semplicemente dimostrano di avere comportamenti insoliti rispetto agli altri. Tutto ciò è chiaramente l’aberrazione di una professione che, sostiene Szasz, è di fatto una pseudoscienza il cui compito è la “cura dell’anima” degli individui, i cui comportamenti, per definizione, non sono prevedibili né classificabili. Ecco il suo ultimo affondo.

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In risposta al mio articolo del 2009, il professore di economia della George Mason University, Bryan Caplan, ha commentato: “Negli ultimi due decenni, un sacco di persone hanno chiesto scusa per i crimini del passato commessi dai gruppi con i quali esse si identificano: gli Stati Uniti per l’internamento giapponese, la Chiesa per Galileo, i banchieri svizzeri per il riciclaggio del denaro sporco nazista e anche i giapponesi (alcuni giapponesi) per i loro crimini di guerra. Mi piacerebbe vedere gli psichiatri fare lo stesso e riconoscere che gli atteggiamenti inusuali delle persone non sono “malattia”, affermare che è sbagliato sottoporre a trattamenti le persone contro la loro volontà e girare le spalle ai “grandi” della loro professione che hanno creduto e praticato terapie coercitive”.

Sono grato a Caplan per aver richiamato l’attenzione su un problema che la maggior parte delle persone preferisce ignorare. La sua speranza, tuttavia, non può essere soddisfatta, ed è importante capire il perché. La rivendicazione di possedere competenze astronomiche e facoltà di incarcerare gli eretici non è parte integrante dell’identità della Chiesa cattolica. Al contrario, sostenere di avere competenze nella previsione della “pericolosità” e la facoltà di incarcerare individui che si presume siano così a causa di una “malattia mentale” è parte integrante dell’impresa psichiatrica. Wikipedia definisce il ricovero coatto (TSO in Italia N.d.t.) come “la pratica di utilizzare mezzi o procedure legali come applicazione di una legge sulla salute mentale, internando una persona in un ospedale psichiatrico, in un manicomio o in un reparto psichiatrico contro la sua volontà e/o proteste… Un motivo comune per cui si ricorre al ricovero coatto è quello di evitare situazioni di pericolo per l’individuo o la società”.

A fasi alterne, gli psichiatri negano e apprezzano il fatto di essere in possesso di particolari competenze professionali con cui possono individuare la “pericolosità” futura e che conferiscono loro il diritto allo speciale potere di incarcerare persone che condannano al carcere mascherato da ospedale. Il sistema giuridico americano fa un uso pesante delle perizie psichiatriche sulla pericolosità, a causa del quale un gran numero di americani sono privati della libertà e, allo stesso tempo, della possibilità di dimostrare l’ingiustizia della loro detenzione. Gli esempi abbondano.

Kafka in tribunale

Nel marzo 2004 Susan Lindauer è stata arrestata nel Maryland, e accusata di “agire come un agente non riconosciuto di un governo straniero”. È stata condannata a 25 anni di detenzione. Anziché processarla, gli psichiatri del governo hanno dichiarato la Lindauer mentalmente inadeguata a stare in aula e l’hanno incarcerata al Carswell Federal Medical Center in Texas, una struttura definita “di servizi medici per la salute mentale di criminali femmine”. Ma la Lindauer non era una criminale. Era un’americana innocente.

Dopo aver “ospedalizzato” la Lindauer per diciotto mesi, i suoi torturatori “medici” conclusero che, benché fosse ancora mentalmente malata e inadeguata a subire un processo, non aveva più bisogno di “cure” psichiatriche. Revocato l’arresto, rientrò nel Maryland dove il tribunale federale la segnalò ad una struttura privata per una perizia. Secondo la mozione presentata dal suo avvocato e tutore, il Dott. Bruke Tadessah disse: “Il referto diagnostica un disturbo da stress post traumatico dovuto all’esperienza di Carswell”. Lo scorso gennaio il governo federale ha chiuso il caso contro la Lindauer “in quanto non più di interesse per la giustizia legale”, il che implica che la sua è stata un persecuzione nell’interesse della giustizia.

Incarcerazione a tempo indeterminato

Quando Donald Schmidt aveva 16 anni, molestò ed annegò una bimba di 3 anni. Ai sensi della legge della California sui reati minorili, chi commette gravi delitti può essere detenuto nel sistema carcerario solo fino ai 25 anni. Ma la detenzione di Schmidt venne estesa in conformità al codice statale che consente “di continuare la detenzione se una giuria ritiene che il soggetto soffre di un disturbo mentale o presenta deviazioni e anomalie che gli creano serie difficoltà a controllare i suoi comportamenti pericolosi”.

Cosa dovrebbe fare Schmidt per ottenere il divorzio dai suoi “medici” e riguadagnare la libertà? Ogni due anni può presentare una richiesta di rilascio e sperare che un giudice indica un “processo” incaricando i giurati di decidere se egli rappresenta ancora un pericolo per la società.

Avanzando un’altra ipotesi, il procuratore distrettuale di Santa Cruz County Bob Lee ha dichiarato “Noi crediamo sia uno psicopatico”. Richard A. Starrett, un medico psicologo, convenne sul fatto che Schmidt fosse ancora un pericolo, anche se “non uno psicopatico”. Krisberg Barry, presidente del Consiglio Nazionale sulla Criminalità e la Delinquenza di Oakland, California, ha definì invece il caso Schmidt “uno su un milione”

L’affermazione secondo cui la sentenza psichiatrica a tempo indeterminato di Schmidt è insolita, è tipica della falsità e della depravazione intrinseca alla psichiatria forense. John Hinckley, Jr., non è mai stato condannato per un crimine, ma sconta la sua pena a 28 anni di reclusione psichiatrica. Evidentemente i più grandi psichiatri del governo hanno bisogno di più tempo per la cura della sua pericolosità.

La psichiatria è la legittimazione politica della detenzione di persone innocenti sulla base pronostici psichiatrici, una pratica che sembra godere dell’approvazione quasi universale delle persone nella società moderna. Il riconoscimento del fatto che la psichiatria non coercitiva è un ossimoro, è oscurato dalla concomitante pratica apparentemente consensuale della “terapia”. Dico “apparentemente”, perché il professionista della salute mentale detiene l’obbligo e il privilegio di privare della libertà il suo paziente, se costui “rappresenta un pericolo per se stesso o gli altri”.
Di conseguenza, gli psichiatri e la stampa, regolarmente invocano “riforme” della psichiatria, mentre i “medici” impegnano se stessi in sempre più raffinate forme di depravazione psichiatrica, con il sostegno della indiscussa e indiscutibile premessa che la “pericolosità” giustifica la reclusione chiamata “ospedalizzazione”.

Nella relazione pubblicata di un seminario del 1981 intitolato Scienza Comportamentale e Servizi Segreti, sponsorizzato dal prestigioso Institute of Medicine, Robert Michels, professore di medicina e psichiatria al Weill Cornell Medical College di New York, ha affermato che “la maggior parte dei professionisti della salute mentale ritiene che non vi sia un grande dilemma etico se è nell’interesse del paziente violare la sua riservatezza, e che è in generale del paziente (così come della società) interesse di evitare una grave violenza”. L’affermazione che “la maggior parte dei professionisti della salute mentale ritiene” che la violazione del diritto dell’imputato ad un processo garantito dal Sesto Emendamento serve al suo interesse, è la prova della depravazione psichiatrica, non moralità.

Per peggiorare le cose, poche pagine dopo, il relatore del seminario ci informa che “Alcuni congressisti, compresi gli psichiatri Robert Michels e Loren Roth [un’importante psichiatra forense e docente presso l’Università di Pittsburgh], hanno messo in dubbio l’utilità di determinare definitivamente la pericolosità di qualcuno, in quanto tali decisioni in qualsiasi momento possono rivelarsi altamente inaffidabili e quindi non valide… I professionisti della salute mentale, in generale, non hanno dimostrato di essere meglio di chiunque altro a fare previsioni circa il comportamento che potrebbe verificarsi in un futuro lontano sotto mutevoli condizioni”.

Nessuna di queste evidenze intacca la pretesa della professione psichiatrica di essere una disciplina medica etica e scientifica. La psichiatria è così profondamente radicata nel controllo sociale e così fortemente sostenuta dalla magia pseudoscientifica e dal pregiudizio che gli psichiatri devono serrare i ranghi e giustificare in qualche modo le misure coercitive a cui ricorrono, o ripudiare e abolire la loro professione così come ora la conosciamo.

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Chi di stato ferisce

Il mio collega ‘merregano mi racconta che il suo homie, proprietario di uno sneakers store a downtown L.A., è stato denunciato dalla polizia perché… gli hanno svaligiato il negozio. Avete letto bene: perché gli hanno svaligiato il negozio.
Richard, infatti, infischiandosene del regolamento comunale, ha osato tenere ugualmete aperto il negozio durante la finale la finale championship vinta dai Lakers, al termine della quale i tifosi della squadra losangelina si sarebbero dati alla pazza gioia depredando i negozi attorno allo stadio come ai tempi di Rodney King. Ma mentre gli altri negozianti hanno potuto esporre denuncia per tentare di essere risarciti dall’assicurazione, lui di denuncia se n’è beccata una per “svolgimento abusivo di attività commerciale”. Certo che se la psicologia del tifoso che si mette a razziare e distruggere anche quando vince è strana, quella dello stato che denuncia gli aggrediti non è da meno. Come dite? Lo stato siamo noi quindi dentro ci sono anche i tifosi? Giusto, fatto bene a ricordarlo.

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envyL’invidia, osservava brillantemente Joseph Epstein, è l’unico fra i sette vizi capitali a non offrire alcun aspetto piacevole a chi la prova, inaridisce il cuore e ottenebra la ragione. In essa calcificano i peggiori sentimenti umani, dal rancore all’ostilità verso il prossimo, fino alla mera malvagità. Insomma, una vera minaccia per la cooperazione fra individui. Ma la cosa curiosa è che l’invidia, come rilevò Soren Kierkegaard che ne fece oggetto di studio, sembra essere ancora più diffusa e potente proprio in quelle organizzazioni sociali il cui scopo dichiarato è l’uguaglianza. E difatti:

 

“Ai tempi dell’Unione Sovietica” mi ha detto un uomo dell’attuale Tajikistan, “vivevamo peggio di oggi. Però eravamo tutti uguali. Oggi viviamo meglio, ma siamo costretti a guardare gli stronzi ricchi che passano con le loro Mercedes.” Quale epoca sceglierebbe fra le due? Nessuna esitazione: “I tempi dell’Unione Sovietica”.

 

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Sulla vicenda di Michael Phelps, campione olimpico di nuoto immortalato mentre, con la disinvoltura di chi sa esattamente quel che sta facendo, fumava erba da un bong, temo di non essere per nulla d’accordo con la campagna di solidarietà nei suoi confronti che ha preso il via, anche grazie a militanti libertari d’oltreoceano, nei vari circuiti di social networking.

Edmund Burke sosteneva che tutto ciò che è necessario affinché il male si affermi è che gli uomini buoni non facciano nulla. E difatti, il campione olimpico, che in qualità di personaggio pubblico può influenzare la cultura popolare in modo positivo o negativo, ha scelto la seconda opzione. E non perché ha fumato marijuana, inteso, ma perché ha chiesto scusa pubblicamente.

Patty Pravo, ai suoi tempi, fermata con un po’ d’hashish all’aeroporto Marco Polo di Venezia, dando prova della proverbiale assholeinsofferenza dei veneti verso le inutili procedure burocratiche statali, alla domanda dei ligi compilatori di verbali in divisa se l’artista avesse qualcosa da dichiarare in sua difesa, ebbe almeno il coraggio di rispondere: “Quanto casino che fate per un tocco di fumo”.

Phelps non stava facendo nulla di male, stava semplicemente usando il proprio corpo ed il proprio tempo in un’innocua attività che non lede minimamente la libertà altrui di fare altrettanto. Insomma, i vizi non sono crimini. Allora perché chiedere scusa per qualcosa che nemmeno al diretto interessato – dato che evidentemente non era la prima volta – ha impedito di vincere ben 14 medaglie olimpiche? Perché piegarsi dinanzi alla cultura della criminalizzazione di comportamenti che di criminoso hanno nulla?

Le idee idiote vanno demolite, le leggi cattive devono essere spazzate via e le istituzioni sfidate fino a quando chi le occupa non capirà che le altre persone non sono di loro proprietà. Phelps probabilmente temeva più per la sua reputazione che per eventuali grane giudiziarie. Ma alla sua reputazione avrebbe sicuramente giovato di più una reazione a testa alta, con argomentazioni chiare e logiche che spiegassero come il biasimo generale per il suo gesto sia infondato come sono infondati tutti i tabù.

Michael Phelps dovrebbe vergognarsi non per quello che ha fatto, ma per quello che non ha fatto: cioè sfruttare la sua immagine per tentare di far capire quante risorse preziose si buttano inutilmente -dato che  risultati, ad oggi, non se ne vedono – nel perseguire legalmente comportamenti del tutto innocui o che comunque non ledono i diritti di nessuno.

Per quelli invece che ancora pensano all’erba come a qualcosa di pericoloso e dannoso, il consiglio è di farsi una canna, rilassarsi e fare un po’ di stetching finché non si diventa sufficientemente agili da tirare fuori la testa dal buco del culo.

Sì, perché se la “War on drugs” da punto di vista giudiziario ha fatto più danno che altro, dal punto di vista culturale rischia di fare anche peggio a causa dell’emarginazione di persone normalissime che di tanto in tanto si concedono una breve vacanza orientale e poi riprendono a sgobbare la maggior parte del loro tempo, è bene ricordarlo, per i parassiti dello stato che  le criminalizza.

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punch2O in cui dovremmo credere, almeno secondo Gerald Celente. L’amministratore delegato del Trends Research Institute, infatti, lo scorso mese di novembre ha reso pubblica la sua previsione secondo cui entro il 2012 gli Stati Uniti assisteranno a insurrezioni di massa per il cibo, ribellioni da parte dei senza tetto, rivolte fiscali da parte di quelli strozzati dall’erario e sacche di resistenza armata mano a mano che le condizioni economiche generali andranno peggiorando.

Volendo, si potrebbe liquidare Celente come il classico menagramo portavoce della trita visione apocalittico-destrorsa, oggi particolarmente esacerbata con l’avvicinarsi della data di insediamento alla Casa Bianca di Obama. Il suo curriculum, però, consiglia di andarci cauti.

Celente inizia a prevedere i trend economici e socio-politici nel 1987, anche se l’accuratezza delle sue previsioni è stata pressoché quasi taciuta; eppure questo simpatico sosia di Pietro Valpreda non si è mai definito un sensitivo o un profeta e il suo 2012 non ha nulla a che vedere con il Calendario Maya o l’Apocalisse bibilica. Allo stato attuale delle cose, tuttavia, la previsione appare niente affatto oscura; sì, insomma, il 2012 è un termine abbastanza realistico come epilogo del disastro finanziario in cui ci siamo infilati.  

Celente predisse il crack azionario del 1987, il collasso dell’Unione Sovietica (magari qualcuno l’avrà aiutato), il crollo dei mercati asiatici nel 1997, l’attuale crisi economica che qualcuno ha già battezzato “Panico del 2008” e, sempre con incredibile aplomb e sorprendente rigore cronologico, ha espresso valutazioni particolarmente ficcanti su molti altri dissesti finanziari avvenuti in questi ultimi vent’anni. Ha inoltre previsto una svalutazione del dollaro pari al 90%. 

Dovrebbe essere abbastanza anche per gli scettici più incalliti.

C’è di più: recentemente le tesi di Celente hanno trovato una sponda  in Tom Fitzpatrick, il principale stratega tecnico di Citibank, il gigante dai piedi d’argilla, il quale, in un memorandum interno ha predetto che l’attuale crisi potrebbe provocare “depressione, disordini civili e forse guerre”.

Magari fa più effetto se lo dice Fitzpatrick, che però non è solo. Igor Panarin, decano del dipartimento di affari internazionali presso l’Accademia di Diplomazia del Ministero degli Esteri russo, ha recentemente dichiarato a Russia Today di essere convinto da tempo che gli Stati Uniti non sopravviveranno mantenendo a lungo l’attuale assetto economico-finanziario e che ciò a cui assistiamo oggi, è solo la punta dell’iceberg di un crollo titanico. Allo stesso modo, un rapporto del Ministero della difesa britannico del 2007 afferma che “Il ceto medio mondiale potrebbe coalizzarsi e usare l’accesso alle conoscenze, alle risorse e alle competenze per plasmare i processi transnazionali nel loro interesse di classe”, e che, “La classe media potrebbe diventare la classe rivoluzionaria”.

Con la recente elezione di Obama, a dispetto della recessione montante e conseguente disoccupazione, armi e munizioni hanno raggiunto picchi di vendita da record. Certo, si può pensare che ciò sia dovuto all’ampio consenso che il fanatismo anti-guns di Obama ha raccolto con il voto, ma possiamo decifrare un quadro così complesso in maniera tanto semplicistica? C’è da riflettere.

Quanto al cibo, l’America – come il resto dell’Occidente – da tempo non è più una società prettamente agricola. I supermercati, a seguito di un momento di panico, generalmente hanno provviste per due giorni, dopodichè gli scaffali rimangono vuoti.
Già oggi, molti agricoltori incontrano grosse difficoltà ad ottenere credito e quindi a continuare a produrre.

Naturalmente, a questo possiamo aggiungere le divisioni dell’esercito americano, prima mandate a farsi le ossa in Irak, rientrate senza troppo clamore da parte dei media mainstream, per essere dislocate sul territorio nazionale in aggiunta alle ventimila unità già inviate nel sud ovest americano, apparentemente per operazioni di “pattugliamento dei confini”.

Infine, gli oramai noti centri di detenzione costruiti negli ultimi due anni in diverse località da KBR, una sussidiaria del gruppo Halliburton…

Ovviamente, ad un inquitante scenario a base di bombe, pallottole e roba da mazza sarebbe di gran lunga  preferibile una rivoluzione pacifica che parta dalla consapevolezza individuale dei mali provocati dal sistema di welfare-warfare imperante ovunque. ma non illudiamoci, più che sperare non resta molto da fare. C’è comunque da pensare che i prossimi anni saranno piuttosto interessanti dal punto di vista politico. Vorrei poter dire che la mia è solo incapacità di resistere alla suspence, purtroppo però nulla sembra accadere per caso. Spero di sbagliarmi.

Mi chiedo solo se Obama sappia realmente di ciò che parla quando continua a ripetere “Cambiamento” come un mantra.  

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Se, come dici, fai un festino per stare un po’ insieme, poi non somministri ai malcapitati ospiti biscotti allo zenzero e fieno e té caldo alla vaniglia del Senegal senza zucchero. Bensì birra, vino, acqua, coca-cola e aranciata e pizzette e acciughe. Cazzo. Altrimenti significa che non vuoi affatto “stare insieme”, ma intendi solo sfruttare l’occasione per rimarcare la tua dozzinale originalità.

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