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Archive for the ‘tasse’ Category

Vademecum

PJ-AN060_pjTAXR_20080819173855Elaborate dal pool legale della LIFE e tratte da varie leggi e riprese anche dal recente libro di Leonardo Facco.

Via PIR

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Le 20 regole auree quando si ha a che fare con le Fiamme Gialle

1. Richiedere il tesserino. Loro lo esibiscono e se lo tengono in mano. Voi ricopiate i dati su un foglio.

2. Nel caso si rifiutino, chiamate subito, sempre senza aprire, il 112, denunciando che ci sono delle persone che vogliono entrare e, poiché rifiutano di identificarsi, voi pensate che siano dei truffatori.

3. Richiedere carta o foglio di servizio. Fotocopiatelo. È questo il documento basilare di tutte le ispezioni. Essi devono attenersi esclusivamente a quanto indicato sul foglio.

4. Spulciare la lista dei nomi scritta sul foglio di servizio.

5. Col foglio di servizio in mano, telefonate all’Ente che li ha inviati e chiedete che i nomi vengano confermati uno per uno.

6. Chiamare subito almeno due testimoni. I testimoni non devono mai parlare. Muti come pesci seguono da vicino i controllori.

7. Avere sempre una macchina fotografica o una telecamera. Non possono toccarvela: lo strumento di prova non può essere pignorato.

8. Se avete da fare, sia voi che i vostri dipendenti continuate a fare. Se ve lo impediscono potete sempre denunciarli per “turbativa di lavoro”.

9. Non mettete a loro disposizione scrivanie o sedie. Che se le portino o che stiano in piedi: li aiuta a crescere.

10. Non permettete loro di usare il vostro telefono o fax.

11. Non siate gentili: non serve a niente!

12. Devono attenersi esclusivamente a quanto scritto sul loro foglio di servizio.

13. Non possono rovistare fra la vostra biancheria o altri effetti personali e neppure fra quei documenti che non sono attinenti al controllo. Le vostre agende private non dategliele. A meno che ciò non sia espressamente previsto nel loro foglio di servizio.

14. Non firmate mai alcun verbale.

15. Possono ispezionarvi soltanto durante l’orario di lavoro.

16. Non possono stare tra i piedi per più di trenta giorni lavorativi.

17. Il magazzino se lo spostino loro. Non prestategli operai o muletti. Se ci sono ragnatele o topi, che si arrangino.

18. Mentre loro fanno, scrivete un vostro verbale con l’indicazione esatta dell’ora e del minuto di ogni operazione.

19. Non prendete paura perché sono solo uomini.

20. State rilassati, non succede niente: adesso cominciate a divertirvi.

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036-fdr-television-broadcastCon l’intento di arginare gli esisti dell’attuale crisi economica, l’amministrazione Obama sembra pervicacemente intenzionata a ripetere gli errori commessi da Franklin delano Roosevelt durante la Grande Depressione. Del resto, bisogna ammettere che ha buon gioco, visto che il mito della creazione dei posti di lavoro di FDR rimane ancora bene impresso nella mente di molte persone.
Purtroppo però, nella sfera economica, ogni istituzione, ogni legge, ogni intervento, non genera un solo effetto, ma molteplici effetti, molti dei quali non immediatamente visibili e va bene se si possono prevedere. Era questa la lezione del grande economista francese Frédéric Bastiat, il quale, nel suo saggio Ciò che si vede e ciò che non si vede, spiegava come il cattivo economista si limiti agli effetti visibili, mentre il buon economista considera l’effetto che si vede e quelli che invece occorre prevedere.
Alla luce di questa semplice constatazione, il New Deal di Roosevelt si rivela per ciò che realmente è stato: un mito da sfatare.

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Barack Obama dice che i circa 800 miliardi di dollari del suo Piano Americano di Recupero e Reinvestimento potrebbero salvare o creare tra i tre e i quattro milioni di posti di lavoro entro il 2010. Molti dei posti di lavoro offerti – costruzione o riparazione di strade, ponti ed edifici -, ricordano il New Deal. Vi è una svolta moderna, ovviamente, con la promessa di sviluppare le “fonti di energia alternativa”, come parchi eolici, pannelli solari, nuovi carburanti per auto eccetera.
“I di posti di lavoro che creeremo riguarderanno le grandi e le piccole imprese in una vasta gamma di settori,” ha promesso Obama “e saranno posti di lavoro che non solo daranno un impiego alle persone in breve termine, ma, sul lungo termine, posizioneranno la nostra economia alla guida del mondo”.

In primo luogo, ci si può chiedere: come possono, Obama e i suoi consulenti economici, sapere quale tipo di posti di lavoro riusciranno sul lungo termine a posizionare la nostra economia alla “guida del mondo”? Anzi, come possiamo aspettarci che chiunque possa sapere quale tipo di posti di lavoro saranno in grado di offrire una simile garanzia di ricchezza e sicurezza, considerando l’enorme complessità del mondo? Miliardi di persone prendono continuamente decisioni sulla base delle loro aspettative riguardo al futuro. I potenziali cambiamenti ideologici e gli inevitabili cambiamenti dovuti alla loro politica di finanziamento e di sostegno complica ulteriormente le cose; senza considerare i progressi tecnologici che possono trasformare il più calibrato dei piani in un enorme buco nell’acqua. Sembra un po’ poco una persona o un gruppo di persone per conoscere e prevedere il futuro, specie su così vasta scala, come nel caso di tre o quattro milioni di posti di lavoro.

Tuttavia, supponendo che Obama e i suoi consulenti abbiano ragione, che il loro piano, quindi, salvi o crei tutti quei posti di lavoro, di quali prove disporremo per poter di aver fatto un miglioramento, rispetto a se lo stesso piano non venisse applicato per niente?

Nel suo saggio “Ciò che si vede e ciò che non si vede”, l’economista liberale francese Frédéric Bastiat spiegava che si tende a riconoscere solo le conseguenze dirette di un’azione (ciò che si vede). Tuttavia, spesso, vi sono altri effetti successivi, la cui connessione con tali azioni non viene percepita (ciò che non si vede). Inoltre, gli effetti a breve termine di un’azione possono essere a volte molto diversi dalle conseguenze invisibili che si verificano a più lungo termine.

Nel caso dei lavori pubblici, Bastiat spiegava che il governo non produce nulla di indipendente dal lavoro e dalle risorse che sottrae agli utilizzi privati. Quando il governo prende in prestito denaro per creare posti di lavoro, ciò che si vede immediatamente sono persone che lavorano e i frutti di tale lavoro. Tuttavia, ciò che non viene generalmente considerato, sono tutte le altre cose che potrebbero essere state prodotte se il capitale non fosse stato inizialmente rimosso dal settore privato per finanziare i programmi del governo. Tali politiche necessariamente beneficiano alcuni (i lavoratori che ne favoriscono) a scapito di altri (coloro che avrebbero avuto i posti di lavoro che non sono stati creati) e, eventualmente, di tutti i contribuenti che dovranno ripagare il debito.

Ciò che si vede

I progetti per le opere pubbliche del New Deal forniscono numerose prove alla teoria di Bastiat. Essi, non solo fallirono nel tentativo di portare l’economia fuori dalla Grande Depressione, ma furono proprio ciò che la rese grande.

Inanzitutto, dei molti lavori creati sotto FDR ne hanno beneficiato in pochi, a parte quelli impiegati in cose come studiare la storia della spilla di sicurezza, raccogliere contributi per le campagne elettorali dei candidati del Partito Democratico, inseguendo le salsole e codificare 350 modi diversi per cucinare gli spinaci. (Vedi Lawrence Reed i Grandi Miti della Grande Depressione)

Inoltre, gran parte della “creazione dei posti di lavoro” veniva assegnata sulla base delle preferenze politiche, anziché là dove di impiego, probabilmente, ce ne sarebbe stato più bisogno.
Ad esempio, gran parte del soccorso pubblico andò agli stati ballerini dell’ovest, nella speranza di consentire a Roosevelt di ottenere voti alle elezioni future, invece che agli stati più poveri, come quelli del Sud, che erano già convintamente democratici durante quel periodo. La spesa per il soccorso ed i lavori pubblici sembrava anche aumentare paurosamente durante gli anni in cui si svolgevano le elezioni, ed è stato dimostrato che i voti andati a FDR erano strettamente correlati con i posti di lavoro ed altri speciali benefici forniti dal governo. (Vedi Folsom Burton’s New Deal or Raw Deal? How FDR’s Economic Legacy Has Damaged America).

Ciò che non si vede

I progetti per la creazione di posti di lavoro del New Deal hanno inoltre ostacolato la produttività scoraggiando le imprese private dall’adottare nuove tecnologie. L’esempio più lampante è un’azienda agricola del governo in Arizona, dove lo staff di una latteria scoprì che si poteva ottenere un maggiore profitto semplicemente utilizzando macchine mungitrici, al posto della mungitura a mano, eliminando quindi alcuni posti di lavoro. Ma ciò avrebbe violato i termini finanziamento del governo. Pertanto, le macchine non furono introdotte, e coloro che avevano fatto la proposta vennero licenziati. (Amity Shlaes racconta la storia in “The New Deal Jobs Myth”).

Roosevelt viene ancora celebrato per le sue misure sull’occupazione perché quelle persone che hanno ottenuto un impiego erano facilmente visibili. Tuttavia, ciò che non è stato (e non è) così facilmente riconoscibile è che per pagare i suoi esperimenti nel pubblico impiego, il governo ha assorbito gran parte del capitale a disposizione attraverso la vendita di obbligazioni e collezionando tasse, incluso il cinque per cento della ritenuta alla fonte in materia di dividendi corporativi, a cui si aggiungono le sempre crescenti imposte sul reddito, il cui apice raggiunse uno sconcertante 90 per cento.
In tal modo, il New Deal ha avuto come conseguenza non intenzionale di prolungare la Grande Depressione, dirottando risorse che avrebbero potuto essere utilizzate per creare ricchezza.

Barack Obama e i suoi consulenti dovrebbero far tesoro della lezione della storia. Il New Deal e suoi progetti di pubblico impiego sono stati un disastro, e sarebbe un errore pensare che dovrebbe essere fatto un altro tentativo.
Come spiegò Bastiat, il governo non crea ricchezza, ma solo deviazioni ad essa. Quando il governo controlla la ricchezza, inevitabilmente tende a servire fini politici piuttosto che gli interessi dei consumatori. Le politiche del New Deal di FDR sono una testimonianza di questo, e se verranno ripetute, come risposta alla nostra attuale crisi economica, saranno solo un ostacolo alla ripresa.

Larissa Price

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Tempo fa mi ero appuntato questa citazione, senza però scrivere chi ne fosse l’autore. Dovrebbe essere Thoreau, ma la memoria a volte mi inganna.
Poco importa, la dedico ugualmente a tutti coloro che si oppongono alla guerra e contemporaneamente sostengono sia un imperativo civico e morale pagare le tasse.

In realtà, non è compito di un individuo consacrarsi alla eliminazione dei mali, anche se questi fossero enormi; egli può giustamente avere altre faccende che lo impegnano; ma è suo dovere, almeno, avere le mani pulite a questo riguardo, e oltre a sgomberare la mente da tali ingiustizie, ritirare anche il suo appoggio concreto a che esse vengano commesse. Se mi dedico ad altre occupazioni e contemplazioni, devo prima almeno accertarmi che non le perseguo stando seduto sul groppone di un’altra persona. Prima di tutto devo togliere il mio peso dal suo corpo, in modo che egli possa parimenti dedicarsi alle sue contemplazioni. State a sentire quale grossolana incoerenza è tollerata. Ho udito alcuni dei miei concittadini affermare: “Vorrei proprio vedere se mi ordinano di sopprimere una rivolta di schiavi, o di marciare contro il Messico – figuratevi se io ci vado”; eppure, proprio queste persone hanno fornito, ognuna di loro, un sostituto, direttamente attraverso l’obbedienza allo stato, e quanto meno indirettamente, con il pagamento delle tasse. Si applaude il soldato che si rifiuta di servire in una guerra ingiusta da coloro che non si rifiutano di sostenere il governo ingiusto che fa la guerra; il soldato che si ribella è lodato da coloro la cui azione e autorità egli disattende e ignora; come se lo Stato si pentisse talmente da incaricare qualcuno che lo fustigasse quando ha peccato, ma non fino al punto di smettere per un solo istante di commettere malefatte. Così, in nome dell’Ordine e del Governo Civile, noi tutti siamo alla fine obbligati a rendere omaggio e a sostenere la nostra propria meschinità. Dopo il primo rossore per il peccato, segue l’indifferenza per quanto si è commesso; e dall’essere immorale il comportamento diventa come al di fuori della morale, e non del tutto stonato rispetto alla vita e a come l’abbiamo organizzata.

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