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Posts Tagged ‘Antiumani’

Segnalo che su Youtube (e suppongo quindi anche sui circuiti di sharing) è disponibile il film EndGame di Alex Jones, celebre conduttore di infowars.com, sottotitolato in italiano e in cui compare anche Ron Paul.
Se può interessare, dell’opera ne ha parlato anche Lew Rockwell.
Qui, il primo dei 14 episodi.

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envyL’invidia, osservava brillantemente Joseph Epstein, è l’unico fra i sette vizi capitali a non offrire alcun aspetto piacevole a chi la prova, inaridisce il cuore e ottenebra la ragione. In essa calcificano i peggiori sentimenti umani, dal rancore all’ostilità verso il prossimo, fino alla mera malvagità. Insomma, una vera minaccia per la cooperazione fra individui. Ma la cosa curiosa è che l’invidia, come rilevò Soren Kierkegaard che ne fece oggetto di studio, sembra essere ancora più diffusa e potente proprio in quelle organizzazioni sociali il cui scopo dichiarato è l’uguaglianza. E difatti:

 

“Ai tempi dell’Unione Sovietica” mi ha detto un uomo dell’attuale Tajikistan, “vivevamo peggio di oggi. Però eravamo tutti uguali. Oggi viviamo meglio, ma siamo costretti a guardare gli stronzi ricchi che passano con le loro Mercedes.” Quale epoca sceglierebbe fra le due? Nessuna esitazione: “I tempi dell’Unione Sovietica”.

 

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Se, come dici, fai un festino per stare un po’ insieme, poi non somministri ai malcapitati ospiti biscotti allo zenzero e fieno e té caldo alla vaniglia del Senegal senza zucchero. Bensì birra, vino, acqua, coca-cola e aranciata e pizzette e acciughe. Cazzo. Altrimenti significa che non vuoi affatto “stare insieme”, ma intendi solo sfruttare l’occasione per rimarcare la tua dozzinale originalità.

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Se tanto mi da tanto

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Mengele fu solo uno dei tanti scienziati che nella Germania nazista fecero ricerche su soggetti umani non consenzienti. Karl Gebhardt e Fritz Fischer iniettarono virus letali alle prigioniere del campo di concentramento di Ravensbrück. Testarono inoltre nuove droghe sui prigionieri, presentando i risultati ad una conferenza scientifica.

Molti progetti simili erano dichiaratamente concepiti come contributi pratici allo sforzo bellico tedesco. In diversi campi di concentramento, i medici delle SS usarono degli internati per testare i trattamenti per le ferite subite in combattimento, tagliando e ricucendo la loro pelle in cui avevano inserito pezzi di vetro o di legno, oppure introducendo garza impregnata di batteri nelle ferite e talvolta anche frantumando le ossa dei prigionieri a colpi di martello per creare un effetto più realistico; di nuovo, i risultati furono presentati a delle conferenze scientifiche senza che nessuno abbia mai avanzato critiche verso i metodi impiegati.

Orrorifico, non c’è che dire. È tuttavia curioso vedere come i feticisti della scienza siano sempre pronti a liquidare gli esperimenti dei nazisti come “cattiva scienza”, senza mai precisare in che cosa consisterebbe la differenza fra buona e cattiva scienza. Sì, perché in genere queste stesse persone non fanno distinzione fra (ad esempio) le religioni che quasi sempre etichettano sbrigativamente come cattive, senza nemmeno prendersi la briga di specificare se si riferiscono alla rispettiva teologia, alla dottrina o all’operato delle gerarchie ecclesiastiche e dei singoli credenti.
Ma allora, se è ammesso accusare i cristiani per quello fanno o hanno fatto gli islamici, gli induisti gli zoroastriani e/o viceversa, a rigore si dovrebbe poter attaccare gli scienziati per quello che fecero i loro colleghi nazisti.

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Parliamo di musica. Anzi, non ne parliamo e lasciamo che parli da sola.  

 

You gotta be crazy, you gotta have a real need.
You gotta sleep on your toes, and when you’re on the street,
You gotta be able to pick out the easy meat with your eyes closed.
And then moving in silently, down wind and out of sight,
You gotta strike when the moment is right without thinking.

And after a while, you can work on points for style.
Like the club tie, and the firm handshake,
A certain look in the eye and an easy smile.
You have to be trusted by the people that you lie to,
So that when they turn their backs on you,
You’ll get the chance to put the knife in.

You gotta keep one eye looking over your shoulder.
You know it’s going to get harder, and harder, and harder as you
get older.
And in the end you’ll pack up and fly down south,
Hide your head in the sand,
Just another sad old man,
All alone and dying of cancer.

And when you loose control, you’ll reap the harvest you have sown.
And as the fear grows, the bad blood slows and turns to stone.
And it’s too late to lose the weight you used to need to throw
around.
So have a good drown, as you go down, all alone,
Dragged down by the stone.

I gotta admit that I’m a little bit confused.
Sometimes it seems to me as if I’m just being used.
Gotta stay awake, gotta try and shake off this creeping malaise.
If I don’t stand my own ground, how can I find my way out of this
maze?

Deaf, dumb, and blind, you just keep on pretending
That everyone’s expendable and no-one has a real friend.
And it seems to you the thing to do would be to isolate the winner
And everything’s done under the sun,
And you believe at heart, everyone’s a killer.

Who was born in a house full of pain.
Who was trained not to spit in the fan.
Who was told what to do by the man.
Who was broken by trained personnel.
Who was fitted with collar and chain.
Who was given a pat on the back.
Who was breaking away from the pack.
Who was only a stranger at home.
Who was ground down in the end.
Who was found dead on the phone.
Who was dragged down by the stone.

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Nel brano di Ignazio Silone che riprendo da Panarchy.org, traspare un’insistenza anticlericale a tratti decisamente pleonastica. Si trovano però anche osservazioni dissacranti riguardo la grettezza e il sostanziale razzismo di una cultura, o un culto, che ha elevato i tabù statalisti al rango della volontà di un Ente Supremo, creando così l’illusione che non sia più necessario prestare attenzione al vero significato delle cose. Allo statalista basta una ferrea condotta consacrata a rituali sfacciatamente mondani e materiali per sentirsi autorizzato a disprezzare e ostracizzare qualunque forma di dissenso, specie quando rivolto alle più assurde simbologie leviataniche. In fondo, cos’è questa se non la peggiore delle religioni, quella dell’uomo che vuole sbarazzarsi di Dio per prendere il suo posto?

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Prof. Pickup. Vorreste far violenza alla natura umana, signor Cinico? Non dimenticate, vi prego, che la libertà di coscienza è stata sempre l’appannaggio d’una ristretta élite e presuppone una ricchezza di pensiero quale le masse non potranno mai possedere. Le masse possono ricevere il loro nutrimento spirituale solo sotto forma di pillole da inghiottire a occhi chiusi.

Tommaso il Cinico. La storia prova caso mai il contrario. Prova che non v’è stato progresso politico e sociale d’una qualche importanza che non sia dovuto alle lotte delle classi cosiddette inferiori. Ma per non allontanarci troppo dal tema, voglio ora particolarmente insistere sul fatto che l’istruzione, anche l’istruzione superiore, non è affatto incompatibile con la credulità e la superstizione. Conosco un famoso professore di matematiche il quale trema, se, andando all’università, incontra un gatto nero. Le superstizioni più pericolose sono quelle abituali, che noi non avvertiamo nemmeno come tali. A molte di esse neppur avrei fatto caso, se un mio amico papuasiano non me le avesse additate. Permettetemi di raccontarvi la sua storia.

Egli aveva avuto la ventura di essere raccolto da un missionario presso una delle tribù più arretrate della Nuova Guinea olandese e condotto a Roma in un collegio della Propaganda Fide per esservi liberato dalle native superstizioni e istruito cristianamente. Benché d’ingegno vivace, egli non aveva mai mosso obiezioni di sorta alle verità del Vangelo, e sembrava già maturo per essere rispedito come missionario indigeno presso la sua antica tribù, quando il caso, o la Provvidenza, volle ch’egli incontrasse, in una visita al giardino zoologico della Città Eterna, un magnifico vecchio canguro. Il canguro era ed è l’animale totemico del clan d’origine di quel giovane, e non potete immaginarvi quale fosse la sua emozione nel ritrovare il suo sacro antenato nella città straniera. Nessun dubbio ch’esso vi fosse arrivato per via soprannaturale e per ammonirlo a non dimenticare le sue origini, restando fedele agli avi. Inutilmente i maestri cattolici cercarono di distogliere il giovane convertito da quel postumo accesso di superstizione, ricorrendo a tutte le risorse dell’apologetica cristiana. Per finire essi misero l’impenitente pagano alla porta del collegio, in cui era diventato motivo di scandalo. Egli vagò triste e sconsolato per varie città e alcun tempo dopo venne in Svizzera. Io ho avuto occasione d’incontrarlo per caso e di fare la sua conoscenza nel giardino zoologico di Zurigo, mentre egli si aggirava eccitatissimo attorno al reparto dei canguri. Avendogli mostrato d’avere qualche conoscenza degli studi apparsi negli ultimi anni sul mondo mitico delle tribù australiane e papuasiane, egli se ne è uscito in iscandescenze. Codesti vostri scienziati che anch’io ho letto, si è messo a protestare, sono dei cretini. Nelle loro scritture pretenziose essi dissertano sui nostri alchera, ungud, Kugi, dema, come se si trattasse di oggetti inanimati di laboratorio. Nel colmo dell’agitazione egli ha estratto un quaderno da una tasca e m’ha imposto di leggerlo. Qui è la mia vendetta, m’ha detto. Il quaderno recava scritto sulla copertina a guisa di titolo:

Le incredibili superstizioni delle tribù europee”.

Vi confesso d’aver letto il quaderno d’un fiato. Il giovane papuasiano è riuscito a scoprire, con i suoi vergini occhi, una quantità inimmaginabile di feticci idoli totem e tabù che dominano gli atti più importanti della nostra vita civile, direi quasi, senza che noi ce ne accorgiamo. Il quaderno era redatto in forma aneddotica, rendendo conto delle scoperte nella successione in cui esse erano avvenute. Come voi potete immaginare, tutta la liturgia cattolica, coi suoi incensi ceri lampade oli ceneri reliquie vi prendeva il posto d’onore. Ma non mancavano osservazioni bizzarre sulla nostra vita privata. Ricordo particolarmente una discussione tra il papuasiano e una donna romana che traeva all’anulare un cerchietto d’oro, la fede matrimoniale. Dalle domande sulle funzioni di quella fede aurea, il giovane era passato ai rapporti tra l’anello e la fedeltà coniugale, l’istituto di Propaganda Fide e l’offerta delle fedi alla patria fascista. A un certo punto la donna non aveva più saputo rispondere.

Un giorno il giovane papuasiano fu condotto, assieme ai chierici del suo collegio, a piazza Venezia, a rendere omaggio alla tomba del milite ignoto, situata ai piedi dell'”altare della patria”. La patria è anche una madonna? egli domandò a un suo superiore. No, gli rispose quello. Perché dunque c’è un altare della patria? Tu non puoi capire. Perché? Accorsero due carabinieri che imposero silenzio. Se devo tacere, vuol dire ch’è una madonna, continuò il papuasiano a borbottare.

Un altro giorno egli aveva notato nel suo quaderno: Ho letto in un giornale che in Abissinia la lupa romana ha scacciato il leone di Giuda. Sembra che il leone britannico abbia tradito quello di Giuda. Dunque, come da noi, ogni grande tribù europea venera un suo antenato totemico: la Francia ha il gallo, la Germania l’aquila, l’Italia anche un’aquila, Roma una lupa con due bambini, l’Olanda, il Belgio, la Svezia e altri paesi il leone, che sembra l’animale più frequente in Europa.

Un’altra volta, a Genova, egli assisté al varo d’una nave. Una signora ruppe una bottiglia contro lo scafo. Gli spiegarono che era una bottiglia di champagne. Peccato, egli disse, sarebbe stato meglio bere lo champagne e rompere una bottiglia d’acqua. Il battesimo non sarebbe stato valido, gli fu risposto. Gesù, lui replicò, non fu battezzato con acqua? Sei stupido, gli replicarono. La discussione continuò. La nave ha un’anima? egli domandò. No, gli fu risposto. Che cosa dunque è stato battezzato? Sei stupido, gli fu risposto di nuovo.

Un altro giorno egli aveva assistito alla sfilata di molti uomini, vestiti tutti alla stessa maniera; davanti camminava uno con un palo al quale era attaccata della tela colorata. Al passaggio del palo tutti salutavano con rispetto. Un vecchio che non si tolse il cappello, venne subito aggredito e bastonato. Perché? domandò il papuasiano. Non ha salutato la bandiera, gli fu spiegato. Ma è solo un palo con un pezzo di tela, egli osservò. La bandiera, gli gridò un energumeno mostrandogli i pugni, è l’immagine sacra della patria. È la patria stessa, gli gridò un altro, è il sangue, l’anima della patria. La patria ha un’anima? domandò il papuasiano. Volevano portarlo in prigione.

Numerosi altri episodi riferiti nel quaderno riguardavano il potere magico dei timbri, delle uniformi, dei distintivi. Sono cose che noi tutti conosciamo, ma, a causa dell’abitudine, finiamo col non farvi più attenzione.


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A integrazione del post qui sotto, riporto una breve dichiarazione che Paul Krugman, economista keynesiano recentemente insignito del premio Nobel, ebbe il coraggio di esternare a Twin Towers ancora fumanti:

L’attacco terroristico potrebbe anche portare benefici economici. Ora, tutto d’un tratto, abbiamo bisogno di nuovi edifici da destinare agli uffici. Ricostruire genererà almeno un aumento degli investimenti. (New York Times, 14 settembre 2001).

Krugman ovviamente sconosce la teoria del ciclo economico della Scuola Austriaca né evidentemente deve aver mai sentito dell’aneddoto del vetro rotto di Bastiat. Nondimeno si porta a casa l’ambito premio.

L’assurdità di voler vedere un’opportunità di guadagno in un atto di distruzione si commenta da sé, ma se questo è in Nobel, allora perché non proporre Bruno Vespa per il prossimo premio alla letteratura?



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