Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Astensionismo’

no beansUn classico dell’astensionismo libertario, “Astenersi dai fagioli” (Abstain from beans) di Robert LeFevre, fondatore della Freedom School in Colorado, istituto con il quale collaborò, fra gli altri, anche il nostro Bruno Leoni. Il discorso venne pronunciato durante una conferenza, nel 1970.

_________________________________________________________________________________

Nell’antica Atene, i seguaci della filosofia individualista dello stoicismo avevano fatto proprio un motto: “Astenersi dai fagioli”. La frase aveva un riferimento preciso. Significava “non votare”, perché lo scrutinio, all’epoca, avveniva depositando fagioli di vari colori in un recipiente.

Votare equivale ad esprimere una preferenza. Non vi è nulla di implicitamente sbagliato nell’esprimere una preferenza. Tutti noi nel corso della nostra vita quotidiana votiamo a favore o contro decine di prodotti e servizi. Quando votiamo a favore (acquistiamo) un qualsiasi bene o servizio, ne consegue che, con un semplice rifiuto, avremo votato contro quei beni e quei servizi che abbiamo scelto di non acquistare. Il grande vantaggio di scegliere sul mercato, sta nel fatto che nessuno è vincolato dalle scelte delle altre persone. Io posso scegliere la marca X, ma questo non impedisce a voi di scegliere la marca Y.

La scelta all’interno del contesto politico, tuttavia, è cosa ben diversa. Quando esprimiamo una preferenza politica, infatti, lo facciamo proprio perché abbiamo intenzione di assoggettare gli altri alla nostra volontà. Il voto politico è il metodo legale che abbiamo adottato e lodato al fine di ottenere monopolio di potere, ed esso non è altro che il presupposto necessario a legittimarlo. Esiste la presunzione che qualsiasi decisione voluta dalla maggioranza di coloro che esprimono una preferenza deve essere desiderabile, e tale inferenza si spinge fino a presumere che chiunque non accetti il punto di vista della maggioranza è ingiusto o immorale.

Eppure la storia in molte occasioni dimostra la follia delle masse e l’irrazionalità delle maggioranze. L’unica cosa positiva rintracciabile nella regola della maggioranza, risiede nel fatto che se si ottiene il monopolio delle decisioni da questo processo, si coarterà un numero minor di persone rispetto a quante ne coarteremmo se permettessimo alla minoranza di imporre alla maggioranza la propria volontà. Ma implicita a tutte le votazioni politiche è la necessità di costringere alcuni individui in modo che siano posti sotto il controllo di altri. L’indirizzo ideologico preso da chi esercita il controllo è di scarsa rilevanza pratica, mentre il controllo come monopolio nelle mani dello stato è fondamentale.

In tempi come questi, spetta agli uomini liberi rivedere le vecchie convinzioni a cui si sentono affezionati. C’è solo una posizione veramente morale che una persona onesta può prendere. Egli deve astenersi da costringere i suoi simili. Ciò significa che egli deve rifiutare di partecipare al processo mediante il quale alcuni uomini ottengono il potere sugli altri.
Se date un valore al vostro diritto alla vita, alla libertà ed alla proprietà, allora ovviamente avete validie ragioni per astenervi dall’usare uno strumento concepito per togliere la vita, la libertà e la proprietà ad ogni altra persona. Ed il voto non è che il mezzo per ottenere il potere giuridico necessario a costringere gli altri.

Annunci

Read Full Post »

Questo non è un post per chi ha problemi di aerofagia e meteorismo, ma che semplicemente prende il titolo da un’esortazione di Robert LeFevre che ad una conferenza libertaria del 1970 consigliava ai colleghi “abstain from beans”. Si riferiva alle votazione dell’antica Grecia, in cui la preferenza si esprimeva mettendo fagioli di diversi colori in una scatola.

Ecco una riflessione di Frank Chodorov sull’astensionismo:

“Ricordate che la proposta di smettere di votare è fondamentalmente rivoluzionaria: essa consiste nello spostare il potere da un gruppo di soggetti ad un altro, il che è l’essenza della rivoluzione. Diversamente dalle altre rivoluzioni però, essa non richiede l’organizzazione, la violenza, il denaro per la guerra o un leader da esporre al mondo. Nella quiete della sua coscienza ogni cittadino promette se stesso a se stesso, non dà supporto morale ad un’istituzione immorale e il giorno delle elezioni se ne rimane a casa, semplicemente.”

Read Full Post »

Read Full Post »

Lo spiega egregiamente Leonardo Butini nel suo ultimo post

Read Full Post »

vacanze-elettorali.jpg

E se lo dice Uolter.

Read Full Post »

Invogliato da Orso mi sono sottoposto al celebre test elettorale “Voi siete qui”.
Non nascondo che il risultato mi ha stupito più di quanto potessi pensare.Non contemplato

“PS: Ma che cazzo di partito è “Per il bene comune”?

Read Full Post »

I rumors sull’astensione degli elettori liberali di centrodestra che non si recheranno a votare causa “raggiunta saturazione da puttanate” provengono bene o male dai blog italiani presenti nel blogroll di questo sito, quindi non mi dilungherò sul tema. A dire il vero non ho molto da dire sull’argomento, se non che me ne compiaccio.
Settario e disfattista? Può essere. A me sembra più che altro un bel gesto di fiducia verso l’intelligenza umana. Voglio dire, dopo le uscite di Tremonti e Berlusconi ce ne vuole di coraggio a definire contemporaneamente quella parte politica e se stessi liberali.

Su Libero di sabato, dopo un editoriale feltriano che aveva tutta l’aria di essere come la scusa del nipote che cerca simpaticamente di togliere dall’imbarazzo i vicini perché il nonno è uscito di casa con le chiappe di fuori, un articolo di Enrico Paoli mi informa che Antonio Martino, ex ministro della difesa del governo Berlusconi, vorrebbe ridurre il contingente militare in Libano (e va bene) ma, nel contempo, inviare altre truppe in Irak e Afghanistan. Ora, stiamo parlando di Antonio Martino, allievo di Milton Friedman, liberista indefesso, uno insomma che dovrebbe avere una certa sensibilità verso questioni come “spreco di denari pubblici”. Vero è che il cav e Fini lo hanno subito riportato all’ordine, ma onestamente le loro prese di distanza mi suonano un po’ come un battibecco fra star che si sono viste portare via la battuta dalla meno famosa del gruppo.

Forse ha ragione PaxTibi, il potere da alla testa, è una psicosi, una patologia ed è quindi bene diffidare da qualsiasi forma di legittimazione del potere.Ripeto, non mi da alcun fastidio essere definito disfattista perché non riesco a vedere una sola ragione valida per mantenere in vita questo sistema politico marcio e immorale, però sono anche consapevole della dispersione di energie che comporta l’astensione. Allora forse un’astensione finalizzata ad un obiettivo, cioè dichiarare apertamente perché non si vota, come quella portata avanti da un gruppo di formazioni politiche di estrazione indipendentista, autonomista e secessionista (?) potrebbe essere uno strumento valido per far sapere alla casta che il limite è stato superato.
L’iniziativa propone di invitare gli elettori di avvalersi del diritto di far annullare la scheda per indegnità politica e morale del sistema dei partiti. Funziona così: ci si reca al seggio con il certificato elettorale, si ritira la scheda, ma contemporaneamente la si rifiuta, obbligando il presidente del seggio a verbalizzare tale rifiuto e premurandosi di far mettere per iscritto le motivazioni per cui non si intende votare. È probabilmente l’unico modo per non venire inseriti d’ufficio nella categoria dei “qualunquisti” (non che ci sia nulla di male nell’esserlo) e/o dei grilliani da parte di media e opinione pubblica e sicuramente un buon modo per dare una valenza politica alla propria astensione.

Qui il link al documento che invita all’astensione.

Read Full Post »

Older Posts »