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Posts Tagged ‘Cospirazione’

Ma, più autarchicamente, Nuovo Ordine Mondiale.
Il progetto della moneta globale, obiettivo da raggiungere entro il 2015, infatti, parla italiano.

Rai.TV – TG1 – TG1 ed. 13.30 27.07 moneta globale, un progetto italiano

Nella speranza che anche il più scettico critico del cospirazionismo inizi ad aprire gli occhi.

“Datemi il controllo sul denaro di una nazione e non mi preoccuperò di chi ne fa le leggi”
— M.A. Rothschild

(Notizia segnalata da Luca F. su Snow Crash).

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Stavolta le fonti non sono bizzarri urlatori nel megafono, ma più banalmente la Libera Enciclopedia. Ognuno tragga le proprie conclusioni. 1, 2, 3.

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Invito chiunque (vabbe’, dai, voliamo basso: z3ruel, Enrico e d.) si sia impegnato nei commenti dei due post Cui Bono? e Ritratto della schiavizzazione globale, a leggere l’ottimo post di Gaia su NUOVO ORDINE MONDIALE.

Il protagonista è ancora Jacques Attali, uomo sul quale in futuro, malgrado noi, credo ci sarà un bel po’ da dire.

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agoraRipropongo la lettura di Cui bono?, tratto da “La teoria di Classe Agorista” di Sam Konkin

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“Il libertarismo è stato definito da William F. Buckley “apriorismo estremo” (in riferimento a “Notes Toward an Empirical Definition of Conservatism” di Murray N. Rothbard). In effetti, i libertari possono volentieri ingaggiare la sfida, se non l’implicazione peggiorativa, di eresia.

La fondamentale premessa libertaria della non aggressione – l’opposizione inflessibile a tutte le forme di inizio della violenza e della coercizione contro la vita e la proprietà – fornisce al libertario che analizza il contesto sociale e cerca di individuare le modalità con cui interagire con esso, un rasoio logico di eccezionale affilatura con cui, può asportare il grasso dei vari retaggi ideologici e conservare carne magra per genuini nutrimenti della sua comprensione. Forse nessun’altra ideologia, nemmeno il marxismo, dispone di una tale qualità di integrazione e auto-coerenza, come indicato dalla sorprendente rapidità con cui questa nuova e complessa teoria viene trasmessa ai nuovi libertari.

Quanto segue, è un eccellente esempio di “Rasoio di Rothbard” utilizzato nella sintesi di un approccio e nella comprensione in un’area quasi priva di fonti libertarie.

L’autore riconosce prontamente che il suo unico contributo originale in quest’ambito è stato quello di raccolta e organizzazione di scritti sparsi assorbiti durante la sua maturazione intellettuale, che è stata abbastanza fortunata da coincidere con quella del libertarismo. Soprattutto, il riconoscimento è rivolto al Libertarian Forum, al Dr, Murray N. Rothbard e agli studiosi che ha ispirato.

I. Analisi economica della teoria di classe libertaria.

Il Dr. Rothbard ha portato a conclusione l’intuizione maturata da John C. Calhoun, secondo cui lo stato – che noi riconosciamo come monopolio della legittimità della coercizione – divide gli uomini in due classi. Il sistematico saccheggio dello stato ai danni della popolazione in generale e la successiva distribuzione di questa ricchezza, necessariamente distorcono l’allocazione della proprietà esistente in un libero mercato.

Per libero mercato, i libertari intendono quello in cui tutti i beni ed i servizi sono scambiati volontariamente. Un’analisi degli scambi involontari è fornita da Power and Market del Dr. Rothbard.

In sintesi, le risorse consumate dagli individui che compongono la burocrazia dello stato, costituiscono il guadagno netto di tali detentori del potere (che altrimenti non farebbero parte del meccanismo) e costituiscono una perdita netta per le loro vittime, anche se le briciole sono state distribuite per quanto possibile equamente. In pratica, quanto più viene consumato dagli statalisti e dai loro beneficiari selezionati, tanto più le vittime perdono. Questa è la divisione fondamentale rilevata da Calhoun e da Rothbard: la divisione della società in una classe di sfruttatori che ha un guadagno diretto dall’esistenza dello stato, e una classe di sfruttati che incorre in una perdita certa a causa dell’esistenza dello Stato.

Il problema che subito emerge è che quasi tutti, nel moderno complesso dell’economia ibrida, guadagnano o perdono dalle azioni dello stato. Separare e contabilizzare è estremamente difficile.

I libertari ne converranno in primo luogo, però essi devono rispondere che ognuno può migliorare il carattere morale della propria vita sforzandosi di comprendere la natura delle fonti di ricchezza, massimizzando quelle non coercitive e minimizzando quelle coercitive; in secondo luogo, che la condizione di quelli che soffrono o traggono beneficio da un estremo disequilibrio può essere individuata ed affrontata. Quelli che palesemente soffrono per una pesante oppressione meritano l’attenzione e la priorità da parte di quei libertari umanisti interessati ad alleviare le pene delle vittime dello stato. Quelli che manifestamente guadagnano opprimendo attraverso lo Stato (la “classe governante”) possono essere giustamente sospettati di dirigere la politica di stato e diventare obiettivi prioritari di quegli attivisti libertari interessati a realizzare una società giusta.

II. Analisi storica della teoria di classe libertaria.

Il Dr. Rothbard è stato fortemente influenzato dal lavoro del sociologo tedesco Franz Oppenheimer (The State) e del suo discepolo americano, Albert Jay Nock (Il nostro nemico, lo Stato). Oppenheimer distingue due mezzi per l’acquisizione della ricchezza in mezzi economici e mezzi politici. Essi rispettivamente producono la ricchezza acquisita volontariamente sul mercato e la ricchezza acquisita attraverso il potere coercitivo.

Mi sono appassionato ad utilizzare il seguente paradigma per sintetizzare la tesi di Oppenheimer. Tranquilli agricoltori e agoristi (agorà = piazza del mercato) sono impegnati nella produzione e nel commercio, con giudici, forse sacerdoti e capi che organizzano sistemi di difesa contro tribù di predatori e bande di ladri nomadi.

Queste bande di selvaggi razziano tali comunità produttive per proprio guadagno parassitario, appropriandosi di tutti i beni rimovibili, schiavi compresi, e distruggendo la ricchezza stanziale attraverso l’incendio, lo stupro, e l’omicidio. Anche se in costante successo, i leaders di questi predoni presto si rendono conto che il loro comportamento potrebbe esaurire in fretta le fonti di ricchezza. Il primo passo verso la civiltà è allora quello di lasciare ricchezza e popolazione sufficiente alla ricostruzione, in modo tale da consentire nuove irruzioni in seguito. I parassiti cessano di essere una minaccia fatale per i loro ospiti.

Naturalmente, la minaccia di un raid annuale durante il raccolto, ad esempio, sarebbe in qualche modo scoraggiata in quanto comprometterebbe la produttività delle vittime. I barbari più illuminati passano alla fase successiva – occupando la comunità agorista, istituzionalizzando e regolarizzando il saccheggio e lo stupro (ad esempio con l’imposizione fiscale e lo Ius primae noctis).

Questi governanti cercano di contrastare sfiducia, risentimento, e ribellione alleandosi con (o corrompendo) i sacerdoti affinché essi enfatizzino il ruolo della classe dirigente convincendo le vittime che esse traggono effettivamente un vantaggio dalla presenza di questi “protettori dell’ordine”.

Più tardi nella storia, man mano che la popolazione perde interesse verso la religione, questa funzione di creatori della mistica per il controllo della mente, sarà ripresa dalla corte degli intellettuali. I saccheggiatori possono anche sorgere internamente. Forse i capi militari e i sacerdoti nativi, vedendo gli esempi che li circondano, convincono la gente del posto che anche loro hanno bisogno di una forza permanente per difendere la comunità contro l’invasione dagli stranieri. Creando la stessa mistica, i protettori diventano il saccheggiatori e un nuovo stato è nato.

La teoria di Oppenheimer completa alla perfezione l’analisi di Calhoun e Rothbard rivelando le origini degli stati odierni. Per uno studio dei moderni stati-nazione e dell’attività delle loro strutture di classe ci rivolgiamo agli storici revisionisti.

III. Contributi revisionisti alla teoria di classe libertaria

La Prima Guerra Mondiale ha spaccato il corpo intellettuale liberale e radicale. Anche gli anarchici si sono divisi sulla questione guerra. Tra gli storici, i gruppi di oppositori alla guerra, iniziavano a riesaminare i dati per provare la correttezza della loro opposizione e dimostrare ai più ideologizzati sostenitori della guerra come essi fossero stati ingannati e resi servi dei “profittatori” plutocratici della guerra, dei cavilli politici e di un celato imperialismo. La disillusione diffusa con il trattato di Versailles ha aiutato tali revisionisti e ha guadagnato l’accettazione generale delle loro esposizioni. Charles Beard, Harry Elmer Barnes, Sidney Fay, J.W. Dolore, e W.L. Langer negli Stati Uniti; J.S. Ewart in Canada; Morel, Beazley, Dickinson, e Gooch in Inghilterra; Fabre-Luce. Renouvin, Demartial in Francia; Stieve, Montgelas, von Wegerer, e Lutz in Germania; Barbagallo, Torre, e Lumbroso in Italia: questi storici divennero molto in auge, specialmente quando sorsero leaders tra le forze sconfitte per rivedere i termini del trattato, e pacificatori tra quelle vincenti per rispondere a tale esigenza.

La Seconda Guerra mondiale provocò una nuova divisione, con Beard, Barnes, Charles C. Tansill negli Stati Uniti, e F. J. P. Veale ed A. J. P. Taylor che rimanevano (o diventavano) Revisionisti della Seconda Guerra, mentre gli altri andavano a prostituirsi dopo la “guerra perpetua per la pace perpetua” (originariamente “New War to the End of all Wars”, ma è quasi certo che SEKIII stesse citando A.C. Beard, già nominato nel testo e autore della definizione qui tradotta). Questa volta, le forze vincitrici riuscirono ad imporre un “black-out storico” sui Revisionisti attraverso l’influenza degli intellettuali di corte diffusa nelle Università finanziate dallo stato e nelle pubblicazioni storiche. Coraggiosi dissenzienti venivano tacciati di simpatie naziste nonostante molti potessero vantare impeccabili credenziali liberali e socialdemocratiche.

Il Fronte Revisionista americano ha avuto qualche momento di successo, ma l’attività del fronte revisionista europeo rimane un’attività malfamata.

Il revisionismo sulla guerra fredda è in qualche modo meno accreditato rispetto a quello sulla prima guerra mondiale, ma più accettato del riesame sulla seconda guerra. In modo più incoraggiante, storici “marxisti deviazionisti” e legati alla New Left, i quali vennero introdotti al Revisionismo per via della loro avversione alla Guerra del Vietnam, iniziarono a guardare indietro per trovare le radici della moderna politica estera. A sinistra, Weinstein e Gabriel Kolko integrarono la Storia Revisionista della politica estera con la ricerca sulla classe dominate interna. A destra, i Birchers (membri della John Birch Society, un’organizzazione anticomunista americana fodata nel 1958 N.d.t.), abbandonando la loro teoria del demonio comunista internazionale, svilupparono gradualmente una “Teoria della Cospirazione” meno isterica, attraverso l’esposizione delle macchinazioni dei plutocrati americani.

The Higher Circles di G. William Domhoff inizia l’opera di sintesi delle varie correnti del revisionismo in una sola semplice tesi, con l’apporto delle ricerche sociologiche contenute in Power Élite di C. Wright Mills. Domhoff, un simpatizzante di sinistra, dedica una sezione del suo libro a uno dei primi teorici della cospirazione, Dan Smoot, simpatizzante di destra, che riteneva fosse in buona parte condivisibile. Da allora, l’opera di Smoot è stato rimpiazzata da None Dare Call It Conspiracy di Gary Allen.

IV. Teoria di classe libertaria applicata alla politica interna.

Beard ritorna alla secessione americana dall’Impero Inglese con il suo Economic Interpretation of the Constitution”. I libertari tendono a iniziare con il periodo di relativo laissez-faire del tardo diciannovesimo secolo americano, esaminato da Kolko nel suo magnifico Triumph of Conservatism. Kolko devia dal marxismo ortodosso sostenendo che i malvagi capitalisti non hanno stabilito le loro regole a causa della inevitabile concentrazione di potere economico verificatasi con il capitalismo, ma piuttosto hanno complottato per ottenere l’aiuto dello stato nella distruzione di un mercato semilibero competitivo troppo trionfante che minacciava la stabilità a lungo termine dei loro profitti.

Kolko mette in luce in maniera prorompente come la massiccia regolamentazione dei trasporti e la legislazione anti-trust difesa dal movimento antimonopolista progressista fosse attivamente sostenuta da potenti uomini d’affari come Andrew Carnegie, Mellon, Morgan, e Rockefeller. Nel 1905, la National Civics Federation venne creata per combattere contro le tendenze “anarchiche” del laissez-faire verso cui era orientata National Association of Manufacturers (la gran parte dei piccoli imprenditori dai modesti interessi personali vuole crescere, non inculcare agli altri le proprie opinioni e decisioni).

I membri del NCF venivano esortati a sostenere legislazione e regolamentazione del lavoro al fine di integrare l’aristocrazia del lavoro come socio junior nell’emergente nuova classe dirigente. Con gli anni, le alte cerchie diedero vita al Council on Foreign Relations per influenzare la politica estera (legandosi a livello internazionale a gruppi simili dell’Europa Occidentale attraverso il “Bilderbergers”) e al Committee for Economic Development per condizionare la politica interna degli Stati Uniti.

Recentemente, Ralph Nader si è detto stupito per aver scoperto che la maggior parte dei Regulatory Boards è guidata dalle stesse corporazioni che sono preposte a controllare. Uno può solo iniziare a immaginare ciò che la gente del CFR-CED sta facendo con il Wage-Price Controls.

Il clic-claque (gioco di parole intraducibile, letteralmente significa “istantanea”, ma claque nel gergo canadese francofono può significare anche “persone pagate per applaudire”, ndt) è pronta per un’equa rappresentazione del big business, delle grandi unioni sindacali e dello stato. Sorpresa!

V. Teoria di classe libertaria applicata alla politica estera.

Il finanziamento della Prima Guerra Mondiale è legato ad alcuni aneddoti incredibili. Ad esempio, c’erano i fratelli Warburg, uno che finanziava lo sforzo bellico tedesco, l’altro che finanziava quello degli alleati. C’erano miniere di bauxite in Francia che rifornivano di alluminio l’aeronautica militare tedesca, e le attività dei “mercanti di morte”, produttori di munizioni che vendevano ad entrambe le parti in guerra sarebbero comiche se i milioni di morti potessero essere dissociati. La moderna teoria revisionista inizia con i tentativi della Banca di Inghilterra di ripristinare il valore della sterlina. La massiccia inflazione provocata dalla guerra rendeva impossibile riportarla al suo valore aureo pre-bellico, l’urgente ricostruzione della Germania aveva condotto all’iperinflazione e il crack-up boom demoliva l’economia tedesca (portando il paese al putsch del 1923).

Il banchiere Montagu Norman si incontrò con alcuni finanzieri americani in Georgia allo scopo di svalutare la moneta degli Stati Uniti per migliorare la posizione della sterlina. Nel frattempo, gli inglesi avevano già convinto i loro satelliti nell’Europa orientale (creati tra l’URSS e la Germania da quel perfido Trattato) a seguirli nella loro politica economica.

L’inflazione causata dal board della Federal Reserve nei ruggenti anni venti (un’esplosione alimentata dalla stessa espansione monetaria) condusse al crack, alla Depressione e agli squadristi fascisti del NRA e dell’IRS di Roosevelt che razziavano le case per sequestrare il metallo recentemente bandito, l’oro.

Ovviamente, le autocrazie fasciste europee, liberate dal controllo dei plutocrati del mondo, impegnate nella competizione con i loro propri interessi, provocarono la ritorsione della Seconda Guerra Mondiale.

Questo volta, il complesso militare-industriale americano non fu smantellato (vedi Revisionist Viewpoints di James J. Martin per la ristampa di un discorso veramente raccapricciante dato nel 1940 per sostenere proprio ciò e in cui si chiedeva agli uomini d’affari di unirsi ad esso — dove “esso” è l’imminente Nuovo Ordine Mondiale). Una nuova minaccia alla Pace internazionale si era resa necessaria e meno di due anni dopo il termine della “Seconda Guerra per la fine di tutte le guerre”, Churchill annunciò che “una cortina di ferro era calata in Europa”.

Una corposa ricerca sui beneficiari plutocratici della Guerra del Vietnam è in corso, allo stesso tempo sappiamo molto meno riguardo a chi giova il conflitto Medio Oriente. Alcuni libertari hanno già iniziato a individuare gli interessi della classe sfruttatrice composta dall’élite del potere per poter prevedere la prossima Guerra.

VI. Interpretazioni alternative.

A. Marx

Mentre il determinismo storico-economico marxista porta molti studiosi del campo a conclusioni analoghe a quelle dei libertari, esso contiene diversi errori fatali – oltre alle evidenti distorsioni economiche. La necessità di una rigida adesione all’interpretazione della lotta di classe basata sul possesso della ricchezza anziché sui mezzi della sua acquisizione e sull’inesorabile arrivo della rivoluzione del proletariato per mezzo delle forze organizzate del lavoro, conduce il marxista a reinterpretare e a razionalizzare le proprie conclusioni per adattarle al contesto ad ogni costo.

Forse, in modo altrettanto devastante, il marxismo è oggi una “religione” che giustifica l’esistenza di dozzine degli stati nel mondo, e i marxisti giocano ora a fare gli intellettuali di corte sopprimendo i revisionisti sul loro cammino.

B. Consenso

La Scuola del Consenso, il gruppo dominante degli storici di corte in Occidente, nega l’esistenza delle classi. Mentre vi possono essere stati empi sfruttatori nel passato, oggi sono stati avviati e assicurati alla giustizia con l’Era Progressista, il New Deal, il Fair Deal, la Nuova Frontiera, la Grande Società, e qualunque cosa deve avvenire.

A noi lasciano immaginare che tutti questi plutocrati stiano facendo fortune sul fallimento dei riformatori precedenti per scoprire tutte le inadeguatezze e le imperfezioni economiche del libero mercato.

E se i plutocrati che hanno guadagnato di più dall’intervento statale hanno sostenuto Roosevelt, Wilson, Roosevelt, Truman, Kennedy, Johnson, e chiunque subentrerà a Nixon… sarà stato per caso, per una serie di coincidenze, se queste persone, pur incapaci di capire i propri veri interessi, si sono comunque arricchite?

C. Rand

Nessuno accuserebbe Ayn Rand di essere uno storico competente o una caposcuola di storiografia. Purtroppo però, la sua teoria trasmette un’implicita interpretazione della storia che si conserva in molti di quelli che hanno disertato l’oggettivismo per il libertarismo. A suo avviso, in modo analogo alla scuola del consenso, ma dall’alto di un giudizio morale, i pacifici e produttivi capitalisti erano tutti impegnati a fare del bene nel diciannovesimo secolo, quando arrivò l’orda dei progressisti collettivisti ubriachi di statalismo ed ebbri di altruismo a razziare i loro profitti e a posare le loro viscide mani sulle loro attività (rigorosamente tra adulti consenzienti). Avendo assorbito troppo altruismo collettivista essi stessi, i capitalisti abbandonarono la battaglia intellettuale per la libertà e cercarono pragmaticamente di adeguarsi al nuovo sistema, che li portò a sostenere tiranni pragmatici come plumbers di Nixon.

Benché io non sia certamente in disaccordo con la necessità di indirizzare una buona parte degli uomini d’affari ad una visione etica e filosofica, la non conoscenza (e/o l’ignoranza) della Rand dei potenti con interessi personali nello stato lascia l’oggettivista con la tattica del dibattito da salotto e del pamphletismo come sua unica difesa contro le armi e le prigioni dello statalista. Che frustrazione deve aver provato l’Oggettivista sentendo che Richard Nixon ha letto “La rivolta di Atlante” senza ancora aver visto la luce! Se solo David Rockefeller lo ascoltasse per un minuto…

VII. Valore della teoria di classe libertaria.

Diverse buone ragioni sono già state suggerite in questo articolo per lo studio e l’applicazione della teoria di classe libertaria. Comprendere la natura del nemico non guasta mai quando lo si deve affrontare. Facendo della Casta dell’Interesse Personale un tema su cui dibattere, i vermi plutocratici, strisciando da sotto, possono portare la pressione dell’opinione pubblica a forzare l’élite del potere a prendere atto del dissenso e a rinunciare alla loro intollerabile attività.

Convincendo i New Leftists e i Birchers che voi siete consapevoli del problema e potete spiegare la Cospirazione della Classe Dominante dovrebbe anche meglio aiutarvi nel reclutare persone alla causa della libertà. Trattare gli Intellettuali di corte come strumenti degli interessi che si supponeva essi avessero dovuto abbandonare nella loro presunta ricerca della Verità e dell’Illuminazione, potrebbe scuotere bruscamente qualche accademia e compromettere la credibilità di questi moderni stregoni che ci propinano il loro sofisticato voodoo.

Murray Rothbard esorta l’attivista libertario a bruciare di passione per la giustizia. Se tale è la nostra questione, allora la Teoria di Classe libertaria è indispensabile alla scoperta di quelli che hanno imposto lo statalismo su di noi, e di chi con le mani insanguinate intasca il bottino.

La giustizia dei tempi passati è necessaria per una nuova libertà.

[Questo articolo è apparso la prima volta in New Libertarian Notes #28, nel dicembre del 1973.]”

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Segnalo che su Youtube (e suppongo quindi anche sui circuiti di sharing) è disponibile il film EndGame di Alex Jones, celebre conduttore di infowars.com, sottotitolato in italiano e in cui compare anche Ron Paul.
Se può interessare, dell’opera ne ha parlato anche Lew Rockwell.
Qui, il primo dei 14 episodi.

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2008-11-14timeobamaQuesta è la home page di Barack Obama, neo Presidente Eletto degli Stati Uniti, ormai divenuto icona liberal globale che attira trasversalmente le simpatie di tutto il mondo politico internazionale. L’ultimo rigurgito di razzismo politicamente corretto che impone di elogiare Obama per lo stesso motivo per cui altri lo disprezzano, semplicemente perché è nero.

Questa invece, benché a prima vista si potrebbe pensare trattarsi della versione ebraica dello stesso sito, la home page di Benjamin Netanyahu, candidato alla carica di Primo Ministro per il Likud, il partito della destra conservatrice israeliana.

Idealmente siamo, o dovremmo essere, agli antipodi e l’esperienza mi insegna che idee ed emozioni opposte si comunicano attraverso codici opposti. Eppure i siti sono chiaramente l’uno la copia dell’altro: stessi colori, stesse funzionalità, contenuti multimediali, sistema delle donazioni, mood grafico e integrazione con le piattaforme di social network. È un plagio, ovvio, talmente sfacciato che è impossibile negarlo. Ed infatti nessuno lo nega:

L’imitazione è la più grande forma di adulazione. Siamo tutti impegnati nello stesso campo, quindi abbiamo dato un’occhiata molto attenta a quello che ha fatto l’uomo che ha avuto il successo maggiore e abbiamo cercato di trarre insegnamento da lui.”

È quanto ha affermato Ron Dermer, uno dei consiglieri per la campagna di Netanyahu.

Certo è un mondo strano quello in cui il Likud, il partito dei falchi israeliani, la destra amica di Bush e dei neocons, quello della guerra all’Irak, all’Iran e a chiunque osi mettere in discussione l’operato del governo israeliano, adora Barack Obama, il messia buono, l’uomo della pace e del cambiamento.

Ancora più strano se si pensa che oltreoceano qualcuno è spaventato perché ora gli USA “hanno un presidente musulmano”, quando invece tutti sanno che è cristiano.

Poi uno pensa al video di Al-Zawahiri dell’altro giorno, quello in cui il portavoce di al Qaida ha definito Obama il domestico negro a servizio degli ebrei, e le cose iniziano a farsi più chiare.

Bisogna compattare i ranghi per la prossima impresa di espansione statalista che, com’è noto, riesce molto meglio se ci si coalizza contro un nemico comune che minaccia la nostra tranquillità. Meglio ancora se ci scappa una guerra, specie in un difficile momento economico come quello che questa crisi offre, guardacaso, all’uopo. 

E all’adunata per “l’armiamoci e partite” mancava l’altra metà del cielo, quella dei buoni e dei puri, dei progressisti e dei democratici che possono credere nel cambiamento. Pazienza se poi l’unico cambiamento è quello del direttore d’orchestra, mentre la musica rimane la stessa.

Magari la storia non si ripeterà, certo è che in mancanza di upcomings ha l’abitudine di mandare in onda i soliti vecchi film.

 

 

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Ludwig von Mises, nella sua fondamentale opera Socialismo, a pochi anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, dimostrò come quel sistema fosse destinato al fallimento a causa dell’impossibilità del calcolo economico in un contesto di socializzazione dei mezzi di produzione. Le sue furono indubbiamente parole profetiche, tuttavia, uno dei difetti della visione liberale misesiana – oltre al relativismo etico e ad una mal riposta fiducia nella possibilità di poter istituire un governo minimo liberale per via democratica –  a mio modesto parere, è che l’economista austriaco inquadrava la questione socialista secondo lo schema classico del Proletariato Vs Classe Capitalista; ovvero, pur giungendo a conclusioni diametralmente opposte, secondo la lettura fornita dallo stesso Karl Marx.

Ezra Taft Benson, al contrario, riteneva che quella fosse la versione del socialismo per gli ingenui. In realtà, strano a credersi, a volere il socialismo sono cerchie ristrette di grandi capitalisti, banchieri, finanzieri e plutocrati ed il loro obiettivo, dando per assunto che quello marxista fosse veramente la redistribuzione della ricchezza, non ha nulla a che vedere con l’eliminazione delle disuguaglianze sociali ed economiche.
Al contrario, il fine ultimo è quello del consolidamento del potere, strumento necessario a perseguire il Nuovo Ordine Mondiale.

Ezra Taft Benson, oltre a ricoprire la carica di ministro dell’agricoltura durante il governo Eisenhower (quindi un raro e ammirevole esempio di politico… illuminato), dal 1985 fino alla sua morte, fu presidente della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni; quello che segue è un discorso che egli tenne in occasione di uno degli incontri della congregazione religiosa mormonica contenuto nel libro The Teachings of Ezra Taft Benson, a cura di R. Gary Shapiro.

 

 

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Il Nuovo Ordine Mondiale – Una minaccia per la Costituzione

di Ezra Benson Taft 

 

Tutti sanno che Adolf Hitler è esistito. Nessuno lo mette in discussione. Il terrore e la distruzione che quest’uomo folle ha inflitto al mondo sono universalmente riconosciute. Hitler proveniva da una famiglia povera che non ricopriva alcun ruolo sociale. Egli abbandonò il liceo e nessuno ha mai detto fosse un uomo di cultura. Eppure quest’uomo tentò di conquistare il mondo. Durante i suoi primi anni di carriera politica, seduto in una gelida mansarda riversò sulla carta le sue ambizioni di dominio del mondo. Lo sappiamo.

Allo stesso modo sappiamo che anche un uomo di nome Vladimir Ilich Lenin è esistito. Come Hitler, Lenin non proveniva da una famiglia di alto rango sociale. Figlio di un burocrate insignificante, Lenin, il quale trascorse buona parte della sua vita in condizioni di povertà, fu responsabile della morte di decine di milioni di nostri consimili e della schiavitù di più di un miliardo di persone. Come Hitler, Lenin, seduto in una buia soffitta, progettava come avrebbe potuto conquistare il mondo. Sappiamo anche questo.

Non è teoricamente possibile che un miliardario possa essere seduto, non in una soffitta, bensì in un attico a Manhattan, Londra o Parigi a coltivare lo stesso sogno di Lenin e Hitler? Si dovrà ammettere che è teoricamente possibile. Giulio Cesare, un ricco aristocratico, lo fece. E un simile uomo non potrebbe creare un’alleanza o un’associazione con altri uomini che la pensano come lui? Cesare lo ha fatto. Questi uomini sarebbero superbamente istruiti, godrebbero di immenso prestigio sociale e sarebbero in grado di mettere in comune una sorprendente quantità di denaro per realizzare i loro scopi. Sono vantaggi che Hitler e Lenin non hanno avuto.

È difficile per l’individuo medio analizzare tale perversa bramosia per il potere. La persona comune, di qualunque nazionalità, vuole soltanto avere successo nel suo lavoro, per potersi permettere un certo tenore di vita, con svaghi viaggi e tutto il resto. Desidera poter sostenere la sua famiglia in caso di malattia e di salute e dare ai propri figli una buona educazione. La sua ambizione si ferma lì. Egli non ha alcun desiderio di esercitare il potere sugli altri, a conquistare altre terre o popoli, di essere un re. Egli vuole occuparsi dei propri affari e godersi la vita. Poiché egli non ha alcun desiderio di potere, è difficile per lui immaginare che ve ne siano altri che invece ce li hanno, altri che marciano al suono di un diverso tamburo. Ma dobbiamo renderci conto che ci sono stati gli Hitler, i Lenin, gli Stalin, i Cesare e gli Alessandro Magno nel corso della storia. Perché dovremmo convincerci che oggi non ci sono uomini con tale perversa smania di potere? E se accade che questi uomini siano miliardari non è possibile che vogliano usare uomini come Hitler e Lenin come pedine per prendere il potere per se stessi?

In effetti, per quanto difficile possa essere crederci, questa è la situazione. Come Colombo, ci troviamo ad affrontare il compito di convincere le persone che il mondo non è piatto come sono state portate a credere per tutta la vita, ma, invece, rotondo. Ci accingiamo a presentare elementi di prova che ciò che chiamiamo “comunismo” non è gestito da Mosca o Pechino, ma è il braccio di una cospirazione più grande manovrato da New York, Londra e Parigi. Gli uomini al vertice di questo movimento non sono comunisti nel senso tradizionale del termine. Non provano alcun grado di fedeltà verso Mosca o Pechino. Sono fedeli soltanto a se stessi e alla loro missione. Questi uomini certamente non credono alla trappola pseudo-filosofica del comunismo. Essi non hanno alcuna intenzione di dividere la loro ricchezza. Il socialismo è una filosofia che i cospiratori sfruttano, ma in cui solo l’ingenuo crede.

Sappiamo che nel corso della storia sono esistiti piccoli gruppi di uomini che hanno cospirato per prendere le redini del potere nelle loro mani. I libri di storia sono pieni dei loro progetti…  come Cosa Nostra in cui gli uomini cospirano per arricchirsi attraverso il crimine. La domanda è: qual è la forma più letale di cospirazione, quella criminale o quella politica?

E qual è la differenza tra un membro di Cosa Nostra e un comunista, o più propriamente, un cospiratore interno? Uomini come Lucky Luciano che hanno raggiunto i vertici della criminalità organizzata devono, necessariamente, essere diabolicamente brillanti, astuti e assolutamente spietati. Ma, quasi senza eccezioni, gli uomini nella gerarchia della criminalità organizzata non hanno avuto alcuna educazione formale. Essi sono nati in povertà e hanno imparato a trafficare nei vicoli di Napoli, New York o Chicago.

Ora, supponiamo che qualcuno con la medesima personalità amorale e rapace sia nato in una famiglia nobile e ricca, e che sia stato educato nelle migliori scuole, come Harvard, Yale o Princeton e poi possibilmente laureato ad Oxford. In tali istituzioni egli avrebbe familiarizzato con la storia, l’economia, la psicologia, la sociologia e scienze politiche. Dopo aver conseguito un titolo in tali illustri istituti di insegnamento, quante probabilità ci sono di trovare questa persona nelle strade a vendere biglietti della lotteria clandestina? Lo trovereste a spacciare marijuana ai liceali o a capo della gestione di una catena di case di prostituzione? Potrebbe trovarsi coinvolto nelle sparatorie fra gang del quartiere? Difficile. Perché, con questo tipo di istruzione, questa persona dovrebbe rendersi conto che se uno vuole il potere, potere reale, le lezioni della storia insegnano di “entrare negli affari del governo”. Diventa un politico e lavora per il potere politico o, meglio ancora, metti a tuo servizio dei politici. È lì che si trova il vero potere  –  e il vero denaro.

La cospirazione per impadronirsi del potere dello stato è vecchia come lo stato stesso. Possiamo studiare le cospirazioni dei tempi di Alcibiade in Grecia o di Giulio Cesare nell’antica Roma, ma non siamo disposti a pensare che oggi gli uomini congiurino per appropriarsi del potere politico. 

Molti individui estremamente patriottici sono caduti innocentemente nelle trame della cospirazione. Walter Trohan, cronista emerito del Chicago Tribune ed uno dei più affermati commentatori politici d’America, ha correttamente rilevato:

«È un fatto conosciuto che le politiche del governo oggi, sia esso Repubblicano o Democratico, sono più vicine alla piattaforma del Partito Comunista del 1932 di quanto lo siano ai rispettivi programmi di partito di quella critica annata».

Non vi sembra sorprendentemente strano che alcune delle persone che più tenacemente spingono per l’affermazione del socialismo abbiano un proprio patrimonio personale protetto da fidate fondazioni di famiglia esentasse? Uomini come Rockefeller, Ford e Kennedy sono a favore di ogni programma socialista noto all’uomo per l’aumento delle tasse. Eppure, essi stessi pagano poco, se non nulla, di tasse.

Di solito ci dicono che questa cricca di super-ricchi sono socialisti perché soffrono di un complesso di colpa per la ricchezza che hanno ereditato e non guadagnato. Anche in questo caso, essi potrebbero alleviare questi presunti sensi di colpa semplicemente cedendo la parte della loro ricchezza non guadagnata. Ci sono senza alcun dubbio molti ricchi filantropi che sono stato portati al senso di colpa dai loro professori universitari, ma ciò non spiega le azioni degli insiders come i Rockefeller, i Ford o i Kennedy. Tutte le loro azioni li tradiscono come cercatori di potere.

Ma i Kennedy, i Rockefeller e i loro alleati super-ricchi non sono ipocriti nel sostenere il socialismo. Sembra essere una contraddizione per i super-ricchi lavorare per il socialismo e la distruzione della libera impresa. In realtà non lo è.

Il nostro problema è che la maggior parte di noi credono che il socialismo sia ciò che i socialisti vogliono farci credere che sembri – un programma per la condivisione della ricchezza.

Se si comprende che il socialismo non è un programma per la condivisione della ricchezza, ma è in realtà un metodo per consolidare il controllo e la ricchezza, allora l’apparente paradosso di uomini super-ricchi che promuovono il socialismo cessa di essere un paradosso. Diventa invece il logico, ed anche perfetto, strumento dei megalomani in cerca di potere. Il comunismo o, più precisamente, il socialismo, non è un movimento di masse di oppressi, ma dell’élite economica. Il piano del cospiratore insider quindi è quello di socializzare gli Stati Uniti, non è di statalizzarli.

Se voi e la vostra cricca cercaste di prendere il controllo degli Stati Uniti, sarebbe impossibile conquistare ogni singolo municipio, ogni singola sede di contea e di ogni singolo governo statale. Vorreste tutto il potere assegnato al vertice del ramo esecutivo del governo federale, in modo tale che controllando un solo uomo sareste in grado di controllare l’intera baracca. Se voleste il controllo della produzione, del commercio, della finanza, dei trasporti e delle risorse naturali della nazione, sarebbe sufficiente controllare il vertice, la cima del potere di un onnipotente governo socialista.

Allora otterreste il monopolio con il quale potreste schiacciare tutti i vostri concorrenti. Se voleste un monopolio nazionale, dovreste controllare un governo socialista nazionale. Se voleste un monopolio a livello mondiale, dovreste controllare un governo mondiale socialista.

Questo è tutto ciò che riguarda il gioco. Il “Comunismo” non è un movimento di masse di oppressi, ma è un movimento creato, manipolato e utilizzato da miliardari in cerca di potere al fine di ottenere il controllo su tutto il mondo; prima istituendo governi socialisti nelle varie nazioni e poi integrandoli tutti attraverso la “Grande Unione”, in un onnipotente super-stato socialista mondiale, possibilmente sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Dopo che gli insiders hanno stabilito gli Stati Uniti Socialisti d’America (nei fatti, se non nel nome), il prossimo passo è la “Grande Unione” di tutte le nazioni del mondo in un governo mondiale autoritario.

La parola in codice degli insiders per indicare la superpotenza globale è “nuovo ordine mondiale”, un’espressione spesso usata da Richard Nixon. Il Council on Foreign Relations (CFR) dichiara nel suo Rapporto N. 7:

«Gli Stati Uniti devono sforzarsi a: “A COSTRUIRE UN NUOVO ORDINE INTERNAZIONALE»
(maiuscolo nell’originale).

Il portavoce dell’estabilishment James Reston (membro del CFR) nel suo editoriale diffuso a livello internazionale dal New York Times del 21 maggio 1971, ha dichiarato:

«Nixon, ovviamente, vorrebbe presiedere la creazione di un nuovo ordine mondiale, e ritiene di avere l’opportunità di farlo negli ultimi 20 mesi del suo primo mandato».

Per poter dare inizio alla “Grande Unione”, dovete dapprima accentrare il controllo all’interno di ogni nazione, distruggere la polizia locale e toglie le armi dalle mani dei cittadini. Dovete sostituire la nostra repubblica, una tempo libera e costituzionale, con un governo onnipotente centrale.

E questo è esattamente ciò che succede oggi. Ogni azione, di qualunque tipo, malgrado la cortina fumogena che impedisce di vedere, ha accentrato più potere in ciò che è rapidamente diventato un governo onnipotente centrale.

 

 


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