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Posts Tagged ‘Laissez Faire’

Nel forum di Finanza Online ho trovato questo interessante articolo di Fabio Gardel
che descrive con estrema chiarezza il percorso del declino morale, culturale e sociale della civiltà segnato dal’élite della falsificazione per mezzo della creazione di moneta dal nulla.
La chiave di volta di un sistema che può crollare in venti minuti. E un sistema del genere, converrete, non è un buon sistema. L’articolo è un po’ lungo, ma… worth the reading guys.

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Note sulla moneta e sulla civil

Nel lungo periodo ogni cosa tende verso la disgregazione. Le cose vive congiurano verso una pienezza, la fioritura, e poi decadono. La civilizzazione statunitense è stata una civilizzazione breve. Apparentemente era iniziata nel migliore dei modi: l’uguaglianza degli uomini nel diritto, la difesa della proprietà, che è la definizione della libertà politica. Già allora erano più che altro parole vuote: degli ambiziosi trascinarono le colonie in una rivolta sanguinosa che impose il Continental e i sequestri forzosi. Una moneta per decreto è già piena tirannia, restano libertà di dettaglio: scegliere in quale ristorante cenare, andare in vacanza al mare o in montagna, come vestirsi. In generale il vuoto orizzonte di scelta di un individuo che vive nella società di oggi.

Il mio conterraneo Filippo Mazzei comprese e lo disse a Jefferson: non c’è libertà se c’è monopolio del diritto. Questo è terribilmente evidente nel sistema monetario. La separazione tra Stato e Moneta è essenziale alla libertà. La mancanza di questa separazione ha gelato in boccio la civilizzazione americana che avrebbe dovuto basarsi sulla cancellazione di classi privilegiate. Monopolio del diritto e controllo della moneta segnano la netta separazione tra i tiranni e gli schiavi. Lo sfruttamento intensivo degli schiavi pone un limite al sistema.
Negli ultimi 30 anni di sganciamento della moneta dall’oro, a fronte di un miglioramento delle tecniche produttive, l’americano medio dispone di un reddito costante in termini reali solo al costo di un aumento del venti per cento del tempo lavorato. L’impressione di prosperità, se c’è, deriva solo dal ricorso al debito. Il socialismo europeo ha consentito la riduzione del tempo lavorato; è stato più untuosamente compassionevole delle masse. L’impressione di prosperità deriva qui dalla creazione di debito pubblico e di un sistema di assegnazioni economicamente insostenibile.

Questo socialismo delle regolamentazioni della vita sociale, così come il socialismo americano per via finanziaria, hanno i giorni contati. Naturalmente i due sistemi hanno numerose sovrapposizioni e somiglianze. Si sommano così dissesti di varia natura. Tale destino infausto riserva il futuro alle nazioni più privilegiate del pianeta. Il diritto di signoraggio imposto dal Dollar Standard avvantaggia una ristrettissima elite nel mondo (finanza anglo-americana, esportatori asiatici, esportatori di materie prime) a discapito innanzitutto delle masse dei paesi del cosiddetto terzo mondo, ma anche, nel medio/lungo periodo, delle nazioni del cosiddetto Occidente.
L’evidenza del male fa nascere la credenza superstiziosa e invidiosa che l’origine di esso sia l’impresa capitalista e il commercio internazionale. In realtà esse produrrebbero l’ottimizzazione dei processi produttivi e la divisione internazionale del lavoro nei termini di maggiore efficienza economica e giustizia morale, se non fosse per la perversione della struttura economica creata dal sistema di monete per decreto gestite monopolisticamente dallo stato attraverso la banca centrale e il controllo del sistema bancario.
Se la vera motivazione all’indignazione no-global non fosse l’invidia, ma la sete di giustizia, già da tempo moneta e banca sarebbero al centro della discussione. Come scrisse John Adams a Jefferson: “All the perplexities, confusion and distresses in America arise not from defects in the constitution or confederation, nor from want of honour or virtue, as much from downright ignorance of the nature of coin, credit, and circulation.”

Esiste una correlazione perfetta nel medio/lungo periodo tra la decadenza di una civilizzazione e lo svilimento della sua moneta. L’ottimo fiorino precede e fonda la società in cui viene creata la Commedia, che rende omaggio a questa legge culturale registrando l’orrida pena secolare di Mastro Adamo e la sua dannazione eterna. Per soli tre carati di mondiglia su ventiquattro: quale infinita punizione stanno scontando o accumulando i falsari istituzionali dei tempi moderni?
L’attuale dominazione angloamericana crollerà a causa della sua sovraesposizione imperiale. Gli imperi minano la loro potenza concedendo elargizioni eccessive per garantirsi il consenso interno e avventurandosi in guerre dissipatorie. Viene diffusa l’idea che il potere possa far nascere valore economico con una atto di volontà, il cui esempio paradigmatico è il fiat sovrano che conferisce potere d’acquisto a carta o a registrazioni elettroniche. A ciò si collega l’idea che questo “benessere” debba essere difeso dall’attacco dei “nemici”. Tradizionalmente viene associata a queste operazioni la giustificazione etica della protezione e dell’esportazione di una forma “superiore” di civiltà.
L’elite della falsificazione è portatrice di un progetto culturale? Non è necessaria una intenzionalità progettuale per dare forma a una cultura. In una maniera complessa e di non immediata comprensione, il sistema moneta per decreto/banca centrale è un sistema basato sul furto e sulla truffa. Intorno a questo nucleo si strutturano le scelte individuali che si coagulano in istituzioni. Ad esempio, finché un sistema siffatto sta in piedi, l’attività finanziaria è molto più remunerativa della produzione manifatturiera, che diventa appannaggio della periferia svantaggiata del sistema.
Il diavolo si trova comunque alle prese con il suo annoso problema con i coperchi: se le banche centrali asiatiche vendessero i titoli del tesoro USA in loro possesso, il sistema crollerebbe in venti minuti. Non possiamo dubitare che sulle sponde del Pacifico ci sia una comprensione del sistema e quindi la fantasia di un simile scenario. È probabile che le autorità cinesi non considerino un vantaggio netto gli attivi in dollari derivanti dalle esportazioni, ma piuttosto la nascita di una cultura d’impresa, lo sviluppo di tecnologia, la creazione di impianti produttivi e infrastrutture, ovverosia la base di una vera ricchezza. È inoltre cruciale per l’attività portuale in Cina il controllo del canale di Taiwan. È impossibile che la riapproprazione di Taiwan non sia una priorità del governo cinese. Costretto ad un attacco proditorio dalle macchinazioni roosveltiane, nel maggio del ’42 il Giappone controllava le Filippine, la Malesia, l’Indonesia e l’Indocina; il mare che bagna quelle terre potrebbe a prima vista sembrare una porzione di oceano: in realtà è un oleodotto che serve persone, a miliardi.
L’elite della falsificazione è impegnata in progetti culturali espliciti. Ne vediamo un esempio nell’agenda sinistra dell’UNESCO. Diffusione dell’aborto, controllo della popolazione, distruzione della tradizione, controllo di una educazione globalista, cancellazione delle religioni, subordinazione della famiglia al potere politico, venerazione delle componenti non umane della natura. Sembra la vendetta di Lucifero contro l’uomo. Strappato dalla fredda gloria narcisistica da una creatura goffa, animale, sventurata, (ma che introduceva nel creato una possibilità, incerta, fragile, spesso perdente, ma nondimeno reale: la possibilità dell’amore), Lucifero piombava con le sue ali livide a Threadneedle Street e si presentava al terrorizzato Montagu Norman.

Non è possibile una società del disordine. Nessun ordo ab chao, se per questo si intende la pianificazione di un ordine massonico sulle ceneri di una civiltà. Deriva ordine in una società solo dal lento sedimentarsi di istituzioni funzionali che proteggono la proprietà di individui uguali di fronte alla legge e legati da contratti e da vincoli naturali di affetto. L’ordine e la prosperità sono quindi essenzialmente morali. Tirannie autocratiche, socialismo sovietico, fabianesimo, e quant’altro possono durare solo finché non abbiano esaurito le potenzialità produttive della società attraverso il loro sfruttamento estensivo. L’attuale fiat-dollar socialism sembra prossimo all’implosione.

Fabio Gardel



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Economia sociale di mercatoè questa la formula usata dal ministro dell’economia Tremonti per indicare la strategia politico-economica del governo italiano. Ma cos’è l’economia sociale di mercato?
Solo una formuletta dialettica dietro cui nascondere la regressione della civiltà ai tempi delle caverne.

Ce lo spiega Frank Chodorov, oramai ospite fisso di questo blog, in un articolo tratto da The Freeman del maggio 1940 tuttora di sorprendente attualità.

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Civiltà o economia da cavernicoli?

di Frank Chodorov

 

 

Mi è stato chiesto di parlare di commercio internazionale. Comincerò parlando di civiltà, quella cosa che, ci viene detto, è alla vigilia della sua distruzione. Perché io credo che ci sia un preciso rapporto tra i processi della civiltà e le modalità di scambio chiamate commercio internazionale.

 

Che cos’è la civiltà? Ci sono state molte definizioni di questo concetto, da quelle puramente materiali a quelle che sono esclusivamente culturali. Per definire questa parola correttamente, dobbiamo esaminare il modo in cui utilizziamo. In linea generale, consideriamo civiltà cose come le dogane, l’istruzione, i metodi politici, la religione, le conoscenze tecniche etc., prevalenti in ogni periodo della storia, o in qualche parte del mondo abitato. Ma, forse, tutti questi attributi possono rientrare nell’ordine delle “usanze”.

 

Se parliamo di civiltà greca evochiamo il concetto di un certo sviluppo nelle arti e nella filosofia per il contributo dei primi Greci. Si parla di civiltà egiziana e richiamiamo l’idea delle piramidi e delle forme angolari, di magnifici tribunali e relativa schiavitù. La civiltà Giapponese del XVIII secolo presenta qualcosa di diverso da quella del ventesimo secolo.

 

Ma ci deve essere qualcosa di originario in ogni civiltà, e l’unico modo con cui siamo in grado di isolare questo comune denominatore è un processo di eliminazione, immaginando una completa mancanza di civiltà.

 

Supponiamo che i nostri antenati pre-civilizzati, gli uomini delle caverne, provvedessero a soddisfare tutte le loro esigenze con il singolo impegno; cioè a dire, pescavano il pesce che mangiavano, cacciavano in modo tale da procurarsi carne e vestiti, vivevano da soli in una grotta che non condividevano con nessuno, eccetto una donna. Se avessero avuto un qualsiasi desiderio di intrattenimento, sarebbe stato necessario arrangiarsi in qualche modo. Il primo impulso dell’uomo è di cercare di soddisfare i bisogni che gli consentono di vivere, e poiché il nostro cavernicolo non scambia alcuno dei suoi prodotti con i suoi simili, è solo attraverso il suo lavoro che egli può mantenersi in vita.

 

I bisogni di questo uomo delle caverne devono essere stati molto semplici. Egli non poteva soddisfare necessità che richiedevano un certa complessità di sforzi. In altre parole, era un tuttofare maestro in nulla.

 

A tempo debito, deve avere realizzato che se lui era concentrato su uno di questi lavori, diciamo la pesca, mentre il cavernicolo suo vicino era impegnato a confezionare vestiti che entrambi indossavano, i due avrebbero potuto diventare più abili nei rispettivi lavori e ciascuno avrebbe potuto produrre di più. Ma affinché tale specializzazione fosse possibile, era necessario per questi due uomini delle caverne accordarsi per qualche metodo di scambio. Con ogni probabilità, era fondamentale per questi due curiosi individui avere fiducia reciproca. Il cavernicolo pescatore che portava il suo pesce in eccesso al vicino sarto doveva concordare nel dargli il pesce sulla promessa  che quando questi avrebbe finito il gonnellino richiesto, glielo avrebbe consegnato.

 

Vediamo, quindi, che sia i mercati che il credito sono necessari per la specializzazione. Che non si può avere divisione del lavoro produttivo senza che le specializzazioni possano essere scambiate; se un uomo che fa scarpe constata che non c’è modo di scambiarle, morirà di fame se non cambia occupazione e non va a lavorare nella produzione alimentare.

 

La civiltà, in fondo, è solo un modo di vivere insieme. La ragione per cui gli uomini vivono insieme in comunità è che ognuno, cercando di soddisfare i propri desideri con il minimo sforzo, ritiene che in una comunità, non solo vi è una maggiore produzione grazie alla divisione del lavoro, ma, ancor più importante, che essa rappresenta di per sé un mercato per gli scambi.

 

L’essere gregari può anche avere un’interpretazione psicologica, ma economicamente è solo l’espressione dei singoli desideri di trovare soddisfazione. Maggiore è il numero delle persone in una comunità, più grande sarà il mercato, più il commercio diventa facile, e, di conseguenza, maggiore sarà il numero di specializzazioni.

 

Per esempio, è solo in una grande città che una star dell’opera trova un mercato per i suoi servizi.

Una così avanzata macchina da intrattenimento come il Yankee baseball club non poteva svilupparsi, per dire, a Broken Bow in Oklahoma.

 

Non può esserci una fabbrica automobilistica che produce un migliaio di macchine al giorno se non ci sono un migliaio di acquirenti al giorno. Vediamo che dove le specializzazioni si sono altamente sviluppate, vi è un maggior numero di persone e, di conseguenza, un mercato più promettente.

 

Credo che si possa tranquillamente affermare, quindi, che la civiltà è iniziata quando l’arte del commercio è stata scoperta. Prima le specializzazioni erano necessariamente limitate alle necessità immediate, come cibo, riparo e indumenti. Ma con i suoi desideri immediati soddisfatti, l’uomo ha cercato ulteriori soddisfazioni e presto il sistema di mercato ha consentito agli individui di diventare sacerdoti, esploratori, intrattenitori di viaggio e guaritori.

 

Quindi, lo scambio delle merci con cui inizia la civiltà si sviluppa in uno scambio di servizi e di idee. Senza un mercato il medico non avrebbe potuto sviluppare e scambiare la sua abilità in cambio di beni vitali. Senza un mercato, non ci sarebbero stati avvocati, attori, professori; noi tutti dovremmo essere auto-sufficienti come l’uomo delle caverne.

 

Ogni incremento delle strutture commerciali aiuta la diffusione di valori culturali e, al contrario, ad ogni interferenza con gli scambi risulta un corrispondente “ritardo del progresso culturale”. In altre parole, più libero è il commercio, maggiore è l’anticipo della civiltà, e più restrizioni ci sono sul commercio, più sicura sarà la regressione della civiltà.

 

Non abbiamo mai avuto il libero commercio, e uso questo termine non solo nel senso degli scambi commerciali tra i popoli di vari paesi, ma anche degli scambi commerciali tra i popoli dello stesso paese. Non abbiamo mai assolutamente consentito il libero scambio delle specializzazioni produttive, il libero scambio di politiche regolamentari, senza tasse, senza privilegi. Pertanto, non siamo mai stati completamente civili.

 

E, dato che il commercio non è mai stato realmente libero, neanche la produzione non lo è mai stata. Perché l’interferenza con il mercato è l’interferenza con la produzione. Quando il mercato è limitato dal controllo governativo, governo di privilegi o di monopolio, il risultato relativo allo scambio è lo stesso. Quando vado al mercato con il mio sacco di cipolle e vengo fermato per strada da un esattore delle tasse che mi prende una parte delle mie cipolle, e poi da qualcun altro che a causa di un privilegio legale mi priva anch’esso di parte delle mie cipolle, non possono sperare di ottenere un maggior numero di patate in cambio della mia scorta esaurita di cipolle. Non c’è compassione per me e mi daranno lo stesso numero di patate, anche se io do un minor numero di cipolle; semplicemente non ho i beni per pagare le patate e torno a casa con meno di quanto sono partito.

 

E, poiché qualcuno non avrà venduto tutte le sue patate, si terrà le scorte in eccedenza in casa, e la prossima stagione non crescerà; in breve, si perde lavoro. Le interferenze con il mercato, regolamentazioni o privilegi, hanno quindi la tendenza a ridurre la produzione e l’occupazione.

 

Ogni difficoltà posta sulla via della produzione ha un effetto su quei valori culturali che sono i segni della civiltà avanzata. Per questo si deve ricordare che finché i bisogni materiali non saranno soddisfatti, tali valori culturali non faranno la loro apparizione. Quando l’uomo è in lotta per sopravvivere, non sviluppa particolari apprezzamenti per l’arte, e come questa lotta si fa più intensa e più generale, l’interesse del pensiero diminuisce in proporzione. Ciò dimostra che limitazioni alla produzione e agli scambi ritardano il progresso della civiltà.

 

La guerra rappresenta la totale negazione della libertà di scambio. In primo luogo, i militari non producono. La loro specialità consiste nella distruzione. I beni che essi distruggono sono prodotti da lavoratori che non ottengono nulla in cambio, tranne la promessa di essere pagati un po’ più avanti nel tempo. Questo pagamento può essere riconosciuto ai loro figli, o ai figli dei loro figli, attraverso la produzione futura. In ultima analisi, la regola per tutti è che i debiti possono essere saldati con prodotti o servizi. Ora, se i militari distruggono la produzione senza portare nulla in cambio sul mercato, è ovvio che chi produce avrà meno beni per se stesso e i processi e di libero mercato saranno quindi impediti. Ogni volta che – con qualunque mezzo – vengo privato della mia produzione, il mio potere di scambio è limitato nella stessa misura.

 

Embarghi, blocchi, dazi, quote, inflazione, affondamento di navi; tutti gli strumenti di guerra, hanno come scopo l’interferenza con lo scambio delle merci. Essi sono dichiaratamente la negazione degli scambi commerciali, e gli scambi commerciali, come abbiamo visto, sono sinonimo di civiltà.

 

Più importante dal punto di vista dell’umanità, è che la più distruttiva attività della guerra è la tendenza ad isolare completamente i popoli gli uni dagli altri, mentalmente e spiritualmente. La tecnica della guerra moderna è il completo isolamento, sia prima sia durante il conflitto.

 

È l’attività dello stato che vi prepara alla guerra insegnandovi ad odiare. È l’attività dello stato che vi prepara alla guerra insegnandovi a non fare scambi commerciali con alcuni popoli perché portatori di “cattive ideologie”. È l’attività dello stato che vi prepara alla guerra impedendo che le informazioni vi arrivino perché potrebbero meglio predisporvi nei confronti delle persone che siete chiamati ad uccidere. È l’attività della guerra spezzare il libero scambio di beni, servizi, idee che è connaturato a tutte le civiltà di ogni epoca.

 

Avrete certamente notato che nel trattare le questioni interconnesse al commercio e alla civiltà non ho fatto distinzioni tra commercio internazionale e commercio interno. Non ve n’è alcuna. Qual è la differenza, in sostanza, nello scambio di merci tra un newyorkese e uno del Vermont e lo scambio di merci tra un newyorkese e un canadese? Una frontiera politica rende di per sé un uomo un cattivo cliente? Quando Detroit vende un’auto al Minnesota, il debito viene saldato eventualmente con una spedizione di farina, e se l’auto è venduta in Brasile, con una spedizione di caffè. Nazionalità, colore, razza o religione non hanno alcuna importanza in uno qualsiasi di questi scambi. Questi aspetti diventano rilevanti solo nel caso in cui la tecnica di guerra è diventata parte integrante del nostro sistema politico.

 

Il commercio, interno o internazionale, è foriero di disponibilità tra gli uomini e di pace in terra.
Il contrario del commercio è l’isolamento, e l’isolamento è un segno di decadenza, di un ritorno ad un’economia da cavernicoli. Se economicamente e culturalmente è bene per l’America isolarsi dagli altri paesi, è un bene per New York isolarsi dal Connecticut, per Manhattan isolarsi dal Bronx, per ogni uomo isolare se stesso dal proprio prossimo. Proprio come gli individui si specializzano nelle professioni, così fanno le nazioni e, di solito, le specializzazioni sono determinate da migliori risorse naturali o dallo sviluppo di competenze specifiche. Non ha riflessi sugli Stati Uniti il fatto che lana australiana ha un fiocco più lungo di quello ottenuto dalle pecore americane; li ha però sulla capacità intellettuale americana se essa rende difficile agli americani ottenere questo miglior tipo di lana, così come li ha sulla capacità intellettuale australiana se essa impedisce agli australiani di godere della superiorità delle nostre automobili.

 

Isolamento e autarchia sono tecniche di guerra. Idee entrambe derivanti dallo stupido concetto di guerra come motivo e obiettivo dell’esistenza nazionale. Ambedue, quindi, sono tendenze verso la de-civilizzazione. In sostanza, isolamento e autarchia sono semplicemente i segni di un’economia nazionale cavernicola.

 

In conclusione, desidero ricordare a voi uomini d’affari che è vostro dovere sottolineare la dignità e l’importanza del commercio nella nostra vita nazionale. Agli inizi della scienza dell’economia politica, è stato insegnato che il commercio è un male necessario – che non è produttivo. Questa teoria erronea, in primo luogo enunciata dai fisiocrati francesi e successivamente sviluppata dai marxisti, al punto in cui, pontificando, dichiararono che tutte le occupazioni nel processo dello scambio sono parassitarie, non è stata ancora del tutto eliminata dai nostri libri di economia; ultimamente il nostro pensiero politico ha dimostrato di portarne alcune tracce.

 

Uno dei contributi al pensiero economico sviluppati dall’importante economista americano Henry George è stato affermare che lo scambio fa parte della produzione – che il venditore e il banchiere hanno a che fare con la produzione tanto quanto l’uomo alle macchine. Infatti, disse George, l’obiettivo della produzione è il consumo, e una cosa non è prodotta fino a che non raggiunge il consumatore. Pertanto, qualsiasi soggetto specializzato che contribuisce alla distribuzione delle cose, è altresì un produttore di cose. Più il numero delle nostre specializzazioni aumenta, più si rende necessario un grande esercito di distributori. Il mercato diventa più importante e il lavoratore, il rivenditore, l’inserzionista pubblicitario, e il vettore comune crescono e diventano maggiormente importanti nel nostro ingranaggio produttivo.

 

E la dimensione e la libertà del mercato sono il metro di misura della civiltà.

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Questo articolo ha dell’incredibile. Per chi non avesse tempo e voglia di leggerselo integralmente, lo riassumo brevemente. Un bambino del Wisconsin di 8 anni, un virtuoso della chitarra elettrica, da qualche tempo ha fatto il botto nella sua zona, riempendo i cartelloni di club e festival blues con le date dei concerti. A qualcuno la cosa non è piaciuta e, anonimamente, ha pensato di informare l’agenzia statale “Equal Rights Dvision” che si occupa di far rispettare le leggi sull’età di ingaggio dei lavoratori.

La parti del pezzo che mi sono sembrate più significative :

«Quando il padre di Tallan gli ha letto la lettera in cui si diceva che non avrebbe più potuto suonare nei club (può comunque suonare ai festival), la risposta del ragazzo – come la sua musica – andò ben oltre quella che ci si aspetta da uno della sua età».

«Non conta quante volte vieni messo al tappeto, conta quante volte ti sei rialzato per continuare ad andare avanti. E suo padre Carl gli ha risposto “è esattamente questo il caso e se non altro questa lettera ti ha insegnato una lezione di vita».

«La lezione può essere dura: ogni volta che si esibisce, chi gli dà l’incarico può essere multato con una somma che va dai 25 ai 1000 dollari e i genitori con una che va da 10 a 250».

«Jennifer Ortiz dell’agenzia statale Equal Rights Division ha detto che il suo ufficio ha l’obbligo di fare rispettare la legge ogni qual volta venga a conoscenza di una violazione».

Quale “lezione di vita” può imparare il bambino da questo episodio?

Che musicisti meno capaci possono sempre lamentarsi con lo stato se un bambino più talentuoso gli sta “rubando” i concerti?

Che nella terra della “vita, libertà, e ricerca della felicità” lo stato può negare sistematicamente a qualcuno la libertà e la ricerca della felicità?

Che nella “terra delle opportunità,” lo stato può negare a qualcuno la sua opportunità?

Che tutti gli uomini sono stati creati uguali, ma alcuni esseri umani (adulti) sono più uguali degli altri?

Ottime lezioni da imparare in età così precoce.

Non si capisce poi perché ai bambini che vogliono lavorare dovrebbe essere negata la possibilità di farlo, sia che si tratti di prodigi delle cinque corde, o di bambini “normali” disposti a fare qualsiasi lavoro che “potrebbe fare anche un bambino”.

Se un bambino può svolgere i lavori più semplici, e li vuole veramente fare, non è un ostacolo alla produttività impedirglielo e pretendere invece che sia un adulto a farlo, il quale potrebbe semmai svolgere mansioni più avanzate?

Infatti, un bambino otterrebbe una formazione migliore se acquisendo nuove capacità e conoscenze fosse messo subito a svolgere lavori più avanzati ad una retribuzione più alta.
Un mio amico da giovane faceva il “liceo rustico” come chiamavamo noi all’epoca l’istituto di agraria. C’era finito perché il padre aveva una piccola azienda agricola dove chiaramente lui sarebbe entrato a lavorare finita la scuola. Tuttavia, quando l’unica ricompensa era un semplice voto sulla pagella di fine anno, non aveva alcun interesse per le scienze, anzi le detestava, e fini con il diplomarsi giusto per prendere il famigerato pezzo di carta. Poi iniziò a lavorare e ad appassionarsi a quel che faceva, si interessò ai mangimi per le bestie che allevava e cominciò a prepararne alcuni per conto proprio. Per farla breve, dopo un paio d’anni si iscrisse a biologia, si laureò ed oggi ha una sua azienda zootecnica che produce alimenti per animali particolarmente innovativi e che gli fanno guadagnare una discreta quantità di soldi.

È lo stesso che avviene alle persone che durante la lezione di matematica o chimica si addormentavano in classe, inspiegabilmente diventano geni dell’aritmetica prima di entrare al casinò.

Ad ogni modo, se lo stato esistesse veramente per proteggere i nostri diritti, quel bambino americano dovrebbe poter suonare come e dove vuole. Ma poiché diventa sempre più incredibilmente chiaro, nella pratica come pure nella teoria, che non è così dobbiamo necessariamente pensare che esso esiste per violare i diritti di qualcuno per beneficiare qualcun altro.

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Simone Cristicchi, noto e spettinatissimo cantante pop italiano, nel suo blog cita Leonard E. Read, economista appartenente alla Old Right assieme, fra gli altri, a ChodorovNockIsabel Paterson. Read nell’immediato dopoguerra fondò la Foundation for Economic Education, istituto la cui mission era quella di contrastare il newdealismo dilagante diffondendo tra i giovani gli ideali dell’individualismo e del laissez-faire. Cristicchi, a proposito di Read, cita il suo racconto “Io, la matita”, ma, volontariamente o no, sembra non coglierne il significato ultimo. Il tono dei commenti è conseguente a questo misunderstaing, tanto che si arriva ad indicare la storia di Read quasi come una difesa del relativismo o di un non meglio definito “pluralismo”. Niente di tutto questo. “Io, la matita” contrariamente a quanto la narrazione dai toni fiabeschi potrebbe indurre a pensare, è una ferma condanna all’interventismo statale.
Di seguito il testo del racconto. 

 

Sono una matita di grafite – la comune matita di legno familiare a tutti i ragazzi e ragazze ed adulti che  leggono e scrivono. Scrivere è sia la mia vocazione che la mia occupazione; questo è tutto quel che faccio. Potreste domandarvi perché dovrei scrivere una genealogia. Beh, tanto per cominciare, la mia storia è interessante. E, poi, io sono un mistero- più grande di un albero o di un tramonto o anche di un lampo. Ma, sfortunatamente, sono accettata come un dato da chi mi usa, come se fossi un semplice episodio senza antecedenti. Questo atteggiamento superficiale mi relega al livello del banale. Questo è un esempio del grave errore in cui l’umanità non può più a lungo persistere senza pericolo. Poiché, osservò il saggio G.K. Chesterton, “ periamo per mancanza di  stupore, non a causa di stupori”.Io, matita, per quanto sembri semplice, merito il vostro stupore e rispetto, una rivendicazione che cercherò di provare. Difatti, se potete comprendermi- no, è chiedervi troppo- se poteste divenir coscienti del carattere miracoloso che io simbolizzo, aiutereste a salvare quella libertà che l’umanità sta infelicemente smarrendo. Ho una profonda lezione da impartirvi. E posso darvela meglio di un auto o di un aereo o di una lavastoviglie perché – beh, perché sono apparentemente tanto semplice. Semplice? Eppure non una sola persona sulla faccia della terra sa come fabbricarmi. Questo pare inverosimile, no? Specialmente  quando ci si rende conto che ci sono circa un miliardo e mezzo di miei simili prodotti  ogni anno  negli USA.Prendetemi ed osservatemi. Cosa vedete? Non molto- c’è del legno, della lacca, la marca stampata, della grafite, un poco di metallo e una gomma.

innumerevoli antecedenti
Proprio come voi non potete risalire troppo all’indietro col vostro albero genealogico, così mi è impossibile nominare e spiegare tutti i miei antecedenti. Ma vorrei suggerirne abbastanza perché su di voi si imprima la ricchezza e complessità dello sfondo.Il mio albero genealogico comincia con quel che è proprio un albero, un cedro di quelli dritti che crescono nella California del Nord e in Oregon. Adesso pensate a tutte le seghe, ai camion, alle corde e agli innumerevoli altri attrezzi usati per raccogliere e trasportare i ceppi di cedro verso i binari della ferrovia. Pensate a tutte le persone e alle svariate competenze occorse alla loro fabbricazione: l’estrazione del minerale, la fabbricazione dell’acciaio e la sua trasformazione in seghe, asce, motori; la coltivazione della canapa e i vari stadi fino ad ottenere una corda pesante e forte; gli accampamenti nel bosco con i letti e le mense, la cucina e la preparazione delle vivande. Diamine,  migliaia di persone hanno avuto un ruolo in ogni tazza di caffè bevuta dai taglialegna !I ceppi vengono spediti allo stabilimento di San Leandro, California. Riuscite ad immaginare gli individui che hanno prodotto i carri e i binari e i locomotori ed hanno costruito ed installato i sistemi di comunicazione che essi presuppongono ? Queste legioni sono tra i miei antecedenti.Considerate il lavoro a San Leandro. I ceppi di cedro sono tagliati in asticelle piccole, lunghe quanto una matita, meno di un quarto di pollice di spessore. Queste sono asciugate in un forno e poi tinte per lo stesso motivo per cui le donne si mettono il rossetto. La gente vuole che io sembri carina, non pallidamente bianca. Le aste sono incerate e di nuovo asciugate. Quante sono le competenze che concorrono alla tinta e all’asciugatura, alla fornitura del calore, della luce e dell’energia, delle cinghie, dei motori e di tutte le altre cose richieste da una fabbrica ? Spazzini dello stabilimento tra i miei antenati? Sì, e vi sono inclusi gli uomini che versarono il calcestruzzo per la diga di una centrale Pacific Gas & Electric Company che fornisce l’energia agli impianti !Non scordate gli avi vicini e lontani che hanno aiutato a trasportare sessanta carichi di aste attraverso il paese.Una volta nella fabbrica – 4 milioni di dollari di attrezzature e costruzioni, tutto capitale accumulato da progenitori economi e avveduti- a ogni assicella sono date otto scanalature con una complessa macchina, dopo di che un’altra macchina sistema grafite in un’asta su due, applica colla e pone sopra un’altra asta- un sandwich alla grafite, per così dire. Io e sette fratelli siamo meccanicamente ritagliati da questo sandwich di legno.La grafite stessa è complicata. Viene estratta a Ceylon. Pensate ai minatori e a chi fa i loro tanti utensili e i sacchi di carta in cui si trasporta la grafite e a chi produce le corde che legano i sacchi e a quelli che li portano sulle navi e che quelle navi costruiscono. Anche il guardiano del faro lungo la rotta ha assistito alla mia nascita- e il pilota del porto.La grafite è mischiata con argilla del Mississippi di cui viene usato l’idrossido d’ammonio nel processo di rifinitura. Poi sono aggiunti agenti inumidenti come il sego sulfonato- grassi animali che hanno reagito chimicamente con acido solforico. Dopo il passaggio attraverso svariate macchine, la mistura si presenta infine come una lunga estrusione- come per una macchina da salsicce- tagliata su misura, seccata e cotta per molte ore a 1850 gradi Fahrenheit. Per aumentarne la forza e la levigatezza la grafite e poi  trattata con una mistura calda che comprende cera del Messico, paraffina e grassi naturali idrogenati.Il mio cedro riceve sei strati di lacca. Conoscete gli ingredienti della lacca ? Chi penserebbe che coltivatori di semi di ricino e raffinatori di olio di ricino ne facciano parte? E’ proprio così. Ebbene, anche i processi attraverso cui la lacca assume un bel color giallo richiedono l’abilità di più persone di quanto se ne possa enumerare! Osservate la marca. E’ una pellicola ottenuta scaldando  nerofumo misto a resine. Com’è che ricavate le resine e, ditemi, cos’è il nerofumo? Il mio pezzo di metallo- la ghiera- è d’ottone. Pensate alle persone che estraggono zinco e rame e a quelle che sanno ricavare lucidi fogli d’ottone da questi prodotti della natura. Quegli anelli scuri sulla ghiera sono nickel nero. Cos’è il nickel nero e come viene applicato? Ci vorrebbero pagine per spiegare solo perché il centro della ghiera non è ricoperto di nickel nero.Infine c’è il mio supremo motivo di gloria, cui nel commercio con poca eleganza ci si riferisce come al “tampone”, la parte che si usa per cancellare gli errori che si fanno con me. Un ingrediente chiamato “factice” è quel che cancella. E’ un prodotto simile a caucciù prodotto dalla reazione di olio di ravizzone delle indie olandesi e di cloruro di zolfo. Il caucciù, contrariamente a quanto si crede, serve solo a scopo di coesione. Poi ci sono ancora numerosi agenti di vulcanizzazione e accelerazione. La pietra pomice arriva dall’Italia; e il pigmento che dà il suo colore alla “gomma” è solfuro di cadmio.

 nessuno sa
Qualcuno vuol mettere in dubbio la mia precedente affermazione secondo cui nessun singolo sulla faccia della terra saprebbe come costruirmi ?Effettivamente, milioni di esseri hanno partecipato alla mia creazione, nessuno dei quali sappia poco più degli altri. Bene, potrete dire che vado troppo lontano collegando la mia creazione al raccoglitore di caffè nel lontano Brasile e ai coltivatori di cibo di altre parti, che questa è una posizione estremista. Devo ribadire quanto sostenuto. Non c’è una singola persona tra questi milioni, incluso il presidente della fabbrica di matite, che contribuisca per più di una piccola, infinitesima parte di competenza. Dal punto di vista del saper fare la sola differenza tra il minatore di grafite di Ceylon e il boscaiolo dell’Oregon è nel tipo di abilità tecnica. Non ci si può dispensare né del minatore né del boscaiolo, non più che del chimico di fabbrica o dell’operaio nel campo di petrolio- essendo la paraffina un derivato del petrolio,Ecco un fatto sbalorditivo: né il lavoratore petrolifero né il chimico né l’estrattore di grafite né chi equipaggia o costruisce le navi o i treni o i camion né chi manovra la macchina che rifinisce il mio pezzo di metallo né il presidente della compagnia assolve il suo singolare compito perché mi voglia. Ciascuno mi vuole meno, forse, di un bambino nei primi giorni di scuola. In effetti, ci sono molti, in questa vasta moltitudine, che non hanno mai visto una matita né saprebbero come usarla. La loro motivazione è altra da me. Forse è qualcosa del tipo: ognuno di questi milioni vede che così può scambiare il suo piccolo saper fare con beni e servizi di cui abbisogna o che desidera. Io posso rientrare o no tra questi.

 nessuna mente pianificatrice
C’è un fatto ancor più sorprendente: è l’assenza di una mente superiore, di qualcuno che detta o con forza dirige quelle numerose azioni che mi portano ad esistere. Non si può trovare nessuna traccia di una tale persona. Invece, troviamo al lavoro la Mano Invisibile. Questo è il mistero a cui mi riferivo prima. E’ stato detto che “ solo Dio può creare un albero”. Perché concordiamo con questo ? Non è perché capiamo che noi stessi non potremmo farlo? In effetti, possiamo anche solo descrivere un albero ? Non possiamo, eccetto in  termini superficiali. Possiamo dire, per esempio, che una certa configurazione molecolare si presenta come albero. Ma quale mente umana potrebbe registrare, non parliamo di dirigere, i continui mutamenti molecolari che avvengono nel corso della vita di un albero? Una tale evenienza è assolutamente impensabile! Io, matita, sono una complessa combinazione di miracoli: albero, zinco, rame, grafite e così via. Ma a questi miracoli che si manifestano in Natura s’aggiunge un miracolo anche più straordinario: la configurazione delle energie umane creatrici- milioni di piccoli saper fare che ingranano naturalmente e spontaneamente in risposta al desiderio e alla necessità umani e in assenza di ogni mente pianificatrice! Poiché solo Dio può creare un albero, insisto nel dire che solo Dio potrebbe farmi. L’uomo non può dirigere quei milioni di saper fare per darmi vita più di quanto possa riunire molecole per creare un albero.Questo è quanto intendevo quando scrivevo: “Se poteste divenire coscienti del carattere miracoloso che io simbolizzo, potreste aiutare a salvare quella libertà che l’umanità sta infelicemente perdendo” Perché se ci si rende conto che queste abilità si organizzeranno naturalmente, sì, automaticamente, in modelli creativi e produttivi come risposta al desiderio e alla necessità umani- vale a dire, in assenza di qualsiasi dirigismo governativo o coercitivo- allora si possederà un ingrediente assolutamente essenziale per la libertà: una fede nelle persone libere. La libertà è impossibile senza questa fede.Una volta che un governo abbia avuto il monopolio di un’attività creatrice come, per esempio, la consegna della posta, la maggior parte degli individui crederà che la posta non potrebbe essere efficacemente distribuita da uomini che agiscono liberamente. E questo è il motivo: ognuno riconosce di non sapere tutte le cose che concorrono alla consegna postale. Egli ammette pure che nessun altro individuo potrebbe saperlo. Tali supposizioni sono corrette. Nessun singolo possiede abbastanza conoscenze per effettuare la distribuzione nazionale della posta più di quanto possegga abbastanza sapere per produrre una matita. Ora, senza la fede nelle persone libere- nell’inconsapevolezza che milioni di piccoli saper fare si formerebbero e cooperebbero, in modo naturale e miracoloso,  alla soddisfazione di questa necessità- l’individuo non può impedirsi di giungere all’errata conclusione che la posta può essere consegnata solo da uno “spirito organizzatore” governativo.

 testimonianze a profusione
Se io, matita, fossi l’unico articolo a poter dare testimonianza di quel che donne e uomini possono fare quando siano liberi di provare, allora gli scettici avrebbero un giusto motivo. C’e’ però abbondanza di argomentazioni; sono dovunque intorno a noi. La distribuzione della posta è estremamente semplice se paragonata, per esempio, alla produzione di un’auto o di una calcolatrice o di una mietitrebbia o di una fresatrice o a decine di migliaia di altre cose. Distribuzione ? Bene, nel campo in cui gli uomini sono stati lasciati liberi di tentare, essi diffondono la voce umana intorno al mondo in meno di un secondo; distribuiscono un avvenimento visivamente e in movimento in ogni casa mentre si sta verificando; trasportano 150 passeggeri da Seattle a Baltimora in meno di quattro ore; forniscono gas dal Texas al fornello o alla caldaia di New York a tariffe incredibilmente basse e senza sovvenzioni; forniscono ciascuno quattro libbre di petrolio del golfo persico alla nostra costa orientale- metà del giro del mondo- per meno soldi di quelli chiesti dal governo per consegnare una lettera di un’oncia dall’altro lato della strada! La lezione che voglio darvi è questa: lasciate fluire tutte le energie creative. Organizzate solo la società perché agisca in armonia  con questa lezione. Fate che l’apparato legale della società rimuova ogni ostacolo meglio che può. Permettete a questi saperi creativi di scorrere liberamente. Abbiate fiducia nell’obbedienza di donne e uomini liberi alla Mano Invisibile. Questa fiducia sarà confermata. Io, matita, per quanto semplice appaia, offro il miracolo della mia creazione come testimonianza di questa fede pratica, pratica come il sole, la pioggia, un cedro, la buona terra.
       

UPDATE: Non è Simone Cristicchi ad aver postato quella citazione, ma Max, a cui rispondo nei commenti.

Comunque sia, io non ho nulla contro Cristicchi, né il titolo del post voleva connotare politicamente il cantante (come l’allusione a “rosso e nero” di Max rischia di far intendere). Non mi interessa la sua produzione artistica, figuriamoci se mi curo delle sue idee politiche. Semplicemente, da libertario, ritengo mio dovere fare in modo che il bagaglio culturale a cui si ispirano i miei ideali venga correttamente inteso o quantomeno che non venga travisato.

 

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