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Posts Tagged ‘Libri’

Alongside Night

Immagine 1Compie trent’anni la sci-fi novel che per prima ha delineato i contorni della società agorista.
L’autore, per l’occasione, ha deciso di consentirne il download gratuito.

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250_DOMFRONTAi libertari, ma non solo a loro, appassionati di letteratura distopica, segnalo che è possibile scaricare gratuitamente Dominion, di J.L. Bryan, primo romanzo del genere ispirato specificamente al pensiero della Scuola Austriaca di economia.

Ho “sfogliato” solo le prime pagine, ma dall’articolo dell’autore che ho trovato su LRC, direi che merita senz’altro la lettura.

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Nell’introduzione alla Teoria di Classe Agorista, Wally Conger (consiglio di visitare il suo nuovo blog, ricco di suggerimenti pratici per svolgere la propria attività nel modo più libertario possibile) accenna ad un trattato di economia mastodontico che Konkin prevedeva sarebbe stato per l’agorismo ciò che Das Kapital è stato per il comunismo. Counter-Economics, questo il titolo dell’opera, rimase però incompleto e non venne mai stampato, ci informa l’autore. In realtà, Victor Koman, noto autore sci-fi e membro anch’egli insieme a Konkin dell’AnarchoSlum e dell’Anarchovillage, ne possiede il manoscritto integrale e sembra sia intenzionato a pubblicarlo con la mitica KoPubCo. Attendiamo impazienti.

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Un altro breve saggio di El Ray tratto dalla raccolta Vonu: The Search For Personal Freedom.

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I libertari che cercano di ottenere la propria libertà individuale, si ritrovano spesso ad essere accusati di “anti-intellettualismo” da altri libertari. L’accusa è:

«Lo statalismo è principalmente un problema intellettuale che richiede una soluzione intellettuale: la libertà non può essere raggiunta finché il comportamento delle persone non diventa compatibile con la libertà. La via per ottenere la libertà non è quella di “uscire” dalla società, ma quella di seminare idee razionali dentro la società».

Questa critica è piuttosto ingannevole perché è una mezza verità: lo statalismo è sicuramente un problema intellettuale e come tale richiede una soluzione intellettuale. Ma esso non è esclusivamente un problema intellettuale; è invece la simbiosi fra l’inganno filosofico e la violenza istituzionalizzata che si sostengono vicendevolmente. Né è solo la causa dell’oppressione, ma entrambe: causa ed effetto.

I governi coercitivi controllano ampiamente i mezzi di comunicazione di massa; direttamente, attraverso la gestione della scuola pubblica e, indirettamente, attraverso le radio e le tv autorizzate per mezzo delle intimidazioni fatte agli editori sotto la minaccia delle tasse e delle leggi che regolano il settore. I mezzi di comunicazione controllati, infine, inoculano disinformazione e predisposizione alla coercizione istituzionalizzata.

Ugualmente importante, ma non altrettanto ben compreso, è il fatto che la maggior parte delle persone non accetta la propaganda statalista semplicemente perché ha subito il lavaggio del cervello, ma perché vuole credere.
Le persone si sentono impotenti ed incapaci di cambiare la società da sole ed anche di liberarsi esse stesse dalla massa – “Non puoi lottare contro la comunità”- e, quindi, preferiscono credere che comportandosi in modo conforme agli altri tutto andrà per il meglio. E più il sistema è dispotico, più grande è la loro ingenuità. La maggior parte degli internati nei campi di concentramento tedeschi era pateticamente propensa a credere alle “spiegazioni” dei nazisti contro ogni evidenza del contrario.
La maggior parte degli schiavi dei regimi comunisti credevano che le violazioni della loro libertà fossero necessarie; l’opposizione, se c’era, era riservata ai dettagli nella realizzazione dei cambiamenti che sapevano già essere possibili.

Ognuno può constatarlo da sé; la maggior parte delle persone che incontriamo non è semplicemente ingannata, essa vuole essere ingannata e si risente amaramente di fronte ad un qualsiasi tentativo di demolire la loro razionalizzazione dello status quo. Certamente la libertà non può essere conseguita uniformemente per tutta la società finché il comportamento popolare non diventa compatibile con la libertà. Ma è ugualmente vero il contrario; cambiare il comportamento popolare è impossibile fintanto che la libertà non è realizzata o appare perlomeno imminente. Insieme queste due constatazioni conducono alla conclusione: un sistema filosofico e politico-economico non può essere radicalmente cambiato dal suo interno con nessun mezzo.
Le istituzioni possono evolversi, ma principalmente in risposta agli sviluppi esterni al sistema.

Sono dell’avviso che la liberazione sia possibile soltanto a partire dal piano individuale e soltanto cambiando contemporaneamente comportamento e modello di vita. Il rifiuto della propaganda statalista e l’uscita dalla società devono andare di pari passo. Cercare l’auto-liberazione non è essere “anti-intellettuali”. È, piuttosto, l’integrazione dell’intelletto con la realtà e il tentativo di far seguire l’azione al pensiero.



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Ovviamente gratis, è disponibile online la nuova monografia di Stephan Kinsella Against Intellectual Property. 

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Su Fair Use Archive ho trovato la trascrizione integrale di “Instead Of A Book, By A Man Too Busy To Write One” di Benjamin R. Tucker.

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