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Posts Tagged ‘scienza’

Stavolta le fonti non sono bizzarri urlatori nel megafono, ma più banalmente la Libera Enciclopedia. Ognuno tragga le proprie conclusioni. 1, 2, 3.

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facesIl professor Thomas Szasz, è docente di psichiatria presso la SUNY – Upstate Medical University di Syracuse, NY. In qualità di insider, porta avanti da anni una battaglia di sensibilizzazione sui pericoli legati all’esercizio della professione psichiatrica, la quale, potendo vantare di un presunto status di disciplina scientifica garantito dalle leggi, in realtà si muove senza una bussola, disponendo arbitrariamente della vita e della libertà delle persone. Spesso, gli psichiatri, svolgono per lo stato la funzione di controllo della società, rimuovendo o neutralizzando con la forza e con la pretesa di saperne prevedere il comportamento futuro, quei soggetti che semplicemente dimostrano di avere comportamenti insoliti rispetto agli altri. Tutto ciò è chiaramente l’aberrazione di una professione che, sostiene Szasz, è di fatto una pseudoscienza il cui compito è la “cura dell’anima” degli individui, i cui comportamenti, per definizione, non sono prevedibili né classificabili. Ecco il suo ultimo affondo.

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In risposta al mio articolo del 2009, il professore di economia della George Mason University, Bryan Caplan, ha commentato: “Negli ultimi due decenni, un sacco di persone hanno chiesto scusa per i crimini del passato commessi dai gruppi con i quali esse si identificano: gli Stati Uniti per l’internamento giapponese, la Chiesa per Galileo, i banchieri svizzeri per il riciclaggio del denaro sporco nazista e anche i giapponesi (alcuni giapponesi) per i loro crimini di guerra. Mi piacerebbe vedere gli psichiatri fare lo stesso e riconoscere che gli atteggiamenti inusuali delle persone non sono “malattia”, affermare che è sbagliato sottoporre a trattamenti le persone contro la loro volontà e girare le spalle ai “grandi” della loro professione che hanno creduto e praticato terapie coercitive”.

Sono grato a Caplan per aver richiamato l’attenzione su un problema che la maggior parte delle persone preferisce ignorare. La sua speranza, tuttavia, non può essere soddisfatta, ed è importante capire il perché. La rivendicazione di possedere competenze astronomiche e facoltà di incarcerare gli eretici non è parte integrante dell’identità della Chiesa cattolica. Al contrario, sostenere di avere competenze nella previsione della “pericolosità” e la facoltà di incarcerare individui che si presume siano così a causa di una “malattia mentale” è parte integrante dell’impresa psichiatrica. Wikipedia definisce il ricovero coatto (TSO in Italia N.d.t.) come “la pratica di utilizzare mezzi o procedure legali come applicazione di una legge sulla salute mentale, internando una persona in un ospedale psichiatrico, in un manicomio o in un reparto psichiatrico contro la sua volontà e/o proteste… Un motivo comune per cui si ricorre al ricovero coatto è quello di evitare situazioni di pericolo per l’individuo o la società”.

A fasi alterne, gli psichiatri negano e apprezzano il fatto di essere in possesso di particolari competenze professionali con cui possono individuare la “pericolosità” futura e che conferiscono loro il diritto allo speciale potere di incarcerare persone che condannano al carcere mascherato da ospedale. Il sistema giuridico americano fa un uso pesante delle perizie psichiatriche sulla pericolosità, a causa del quale un gran numero di americani sono privati della libertà e, allo stesso tempo, della possibilità di dimostrare l’ingiustizia della loro detenzione. Gli esempi abbondano.

Kafka in tribunale

Nel marzo 2004 Susan Lindauer è stata arrestata nel Maryland, e accusata di “agire come un agente non riconosciuto di un governo straniero”. È stata condannata a 25 anni di detenzione. Anziché processarla, gli psichiatri del governo hanno dichiarato la Lindauer mentalmente inadeguata a stare in aula e l’hanno incarcerata al Carswell Federal Medical Center in Texas, una struttura definita “di servizi medici per la salute mentale di criminali femmine”. Ma la Lindauer non era una criminale. Era un’americana innocente.

Dopo aver “ospedalizzato” la Lindauer per diciotto mesi, i suoi torturatori “medici” conclusero che, benché fosse ancora mentalmente malata e inadeguata a subire un processo, non aveva più bisogno di “cure” psichiatriche. Revocato l’arresto, rientrò nel Maryland dove il tribunale federale la segnalò ad una struttura privata per una perizia. Secondo la mozione presentata dal suo avvocato e tutore, il Dott. Bruke Tadessah disse: “Il referto diagnostica un disturbo da stress post traumatico dovuto all’esperienza di Carswell”. Lo scorso gennaio il governo federale ha chiuso il caso contro la Lindauer “in quanto non più di interesse per la giustizia legale”, il che implica che la sua è stata un persecuzione nell’interesse della giustizia.

Incarcerazione a tempo indeterminato

Quando Donald Schmidt aveva 16 anni, molestò ed annegò una bimba di 3 anni. Ai sensi della legge della California sui reati minorili, chi commette gravi delitti può essere detenuto nel sistema carcerario solo fino ai 25 anni. Ma la detenzione di Schmidt venne estesa in conformità al codice statale che consente “di continuare la detenzione se una giuria ritiene che il soggetto soffre di un disturbo mentale o presenta deviazioni e anomalie che gli creano serie difficoltà a controllare i suoi comportamenti pericolosi”.

Cosa dovrebbe fare Schmidt per ottenere il divorzio dai suoi “medici” e riguadagnare la libertà? Ogni due anni può presentare una richiesta di rilascio e sperare che un giudice indica un “processo” incaricando i giurati di decidere se egli rappresenta ancora un pericolo per la società.

Avanzando un’altra ipotesi, il procuratore distrettuale di Santa Cruz County Bob Lee ha dichiarato “Noi crediamo sia uno psicopatico”. Richard A. Starrett, un medico psicologo, convenne sul fatto che Schmidt fosse ancora un pericolo, anche se “non uno psicopatico”. Krisberg Barry, presidente del Consiglio Nazionale sulla Criminalità e la Delinquenza di Oakland, California, ha definì invece il caso Schmidt “uno su un milione”

L’affermazione secondo cui la sentenza psichiatrica a tempo indeterminato di Schmidt è insolita, è tipica della falsità e della depravazione intrinseca alla psichiatria forense. John Hinckley, Jr., non è mai stato condannato per un crimine, ma sconta la sua pena a 28 anni di reclusione psichiatrica. Evidentemente i più grandi psichiatri del governo hanno bisogno di più tempo per la cura della sua pericolosità.

La psichiatria è la legittimazione politica della detenzione di persone innocenti sulla base pronostici psichiatrici, una pratica che sembra godere dell’approvazione quasi universale delle persone nella società moderna. Il riconoscimento del fatto che la psichiatria non coercitiva è un ossimoro, è oscurato dalla concomitante pratica apparentemente consensuale della “terapia”. Dico “apparentemente”, perché il professionista della salute mentale detiene l’obbligo e il privilegio di privare della libertà il suo paziente, se costui “rappresenta un pericolo per se stesso o gli altri”.
Di conseguenza, gli psichiatri e la stampa, regolarmente invocano “riforme” della psichiatria, mentre i “medici” impegnano se stessi in sempre più raffinate forme di depravazione psichiatrica, con il sostegno della indiscussa e indiscutibile premessa che la “pericolosità” giustifica la reclusione chiamata “ospedalizzazione”.

Nella relazione pubblicata di un seminario del 1981 intitolato Scienza Comportamentale e Servizi Segreti, sponsorizzato dal prestigioso Institute of Medicine, Robert Michels, professore di medicina e psichiatria al Weill Cornell Medical College di New York, ha affermato che “la maggior parte dei professionisti della salute mentale ritiene che non vi sia un grande dilemma etico se è nell’interesse del paziente violare la sua riservatezza, e che è in generale del paziente (così come della società) interesse di evitare una grave violenza”. L’affermazione che “la maggior parte dei professionisti della salute mentale ritiene” che la violazione del diritto dell’imputato ad un processo garantito dal Sesto Emendamento serve al suo interesse, è la prova della depravazione psichiatrica, non moralità.

Per peggiorare le cose, poche pagine dopo, il relatore del seminario ci informa che “Alcuni congressisti, compresi gli psichiatri Robert Michels e Loren Roth [un’importante psichiatra forense e docente presso l’Università di Pittsburgh], hanno messo in dubbio l’utilità di determinare definitivamente la pericolosità di qualcuno, in quanto tali decisioni in qualsiasi momento possono rivelarsi altamente inaffidabili e quindi non valide… I professionisti della salute mentale, in generale, non hanno dimostrato di essere meglio di chiunque altro a fare previsioni circa il comportamento che potrebbe verificarsi in un futuro lontano sotto mutevoli condizioni”.

Nessuna di queste evidenze intacca la pretesa della professione psichiatrica di essere una disciplina medica etica e scientifica. La psichiatria è così profondamente radicata nel controllo sociale e così fortemente sostenuta dalla magia pseudoscientifica e dal pregiudizio che gli psichiatri devono serrare i ranghi e giustificare in qualche modo le misure coercitive a cui ricorrono, o ripudiare e abolire la loro professione così come ora la conosciamo.

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Se tanto mi da tanto

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Mengele fu solo uno dei tanti scienziati che nella Germania nazista fecero ricerche su soggetti umani non consenzienti. Karl Gebhardt e Fritz Fischer iniettarono virus letali alle prigioniere del campo di concentramento di Ravensbrück. Testarono inoltre nuove droghe sui prigionieri, presentando i risultati ad una conferenza scientifica.

Molti progetti simili erano dichiaratamente concepiti come contributi pratici allo sforzo bellico tedesco. In diversi campi di concentramento, i medici delle SS usarono degli internati per testare i trattamenti per le ferite subite in combattimento, tagliando e ricucendo la loro pelle in cui avevano inserito pezzi di vetro o di legno, oppure introducendo garza impregnata di batteri nelle ferite e talvolta anche frantumando le ossa dei prigionieri a colpi di martello per creare un effetto più realistico; di nuovo, i risultati furono presentati a delle conferenze scientifiche senza che nessuno abbia mai avanzato critiche verso i metodi impiegati.

Orrorifico, non c’è che dire. È tuttavia curioso vedere come i feticisti della scienza siano sempre pronti a liquidare gli esperimenti dei nazisti come “cattiva scienza”, senza mai precisare in che cosa consisterebbe la differenza fra buona e cattiva scienza. Sì, perché in genere queste stesse persone non fanno distinzione fra (ad esempio) le religioni che quasi sempre etichettano sbrigativamente come cattive, senza nemmeno prendersi la briga di specificare se si riferiscono alla rispettiva teologia, alla dottrina o all’operato delle gerarchie ecclesiastiche e dei singoli credenti.
Ma allora, se è ammesso accusare i cristiani per quello fanno o hanno fatto gli islamici, gli induisti gli zoroastriani e/o viceversa, a rigore si dovrebbe poter attaccare gli scienziati per quello che fecero i loro colleghi nazisti.

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Iniziata la stagione delle piogge iniziano anche i miei sabato sera ai fornelli. Sono serate in cui mi dedico a proporre menu tipicamente veneti ad ospiti in genere provenienti dai posti più disparati. L’occasione per mangiare bene – dicono che sia un cuoco particolarmente capace – e dar vita a simpatiche conversazioni sui massimi sistemi e altre amenità. Inutile star qui a elencare gli argomenti di cui abbiamo parlato ieri sera, sono effettivamente troppi. E poi due bottiglie di vino, un paio di bicchieri di Torcolato e due grappine renderebbero la cronaca quasi surreale. Butto giù soltanto le impressioni che ho ricevuto dalla discussione che è seguita alla cena e a cui ha partecipato una persona con cui non concordo quasi su nulla, ma che ugualmente mi stimola sempre a riflettere, con conseguenze su di lui a volte benevole, a volte meno.

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Tecnologia, istruzione tecnico-scientifica e alcuni sistemi di valori hanno prodotto una categoria di persone che ragionano in termini di bit e megabyte. A sua volta, questa supposta razionalità scientifica ha dato vita ad una serie di proposte matematico-meccaniche che dovrebbero servire all’organizzazione sociale, politica ed economica degli individui.
Buona parte di queste intricate idee sembrano ispirate ad un’eccessiva adesione al motto cartesiano “penso quindi sono” e spesso se ne fanno portavoce persone la cui attitudine – benché magari nel mondo reale si occupino di tutt’altro – è quella del pigro programmatore di software. Ma, proprio a causa della loro natura empirica, tali sistemi, oltre che astrusi, appaiono come irreparabilmente disconnessi dalla realtà e dalla natura umana.

Essi sono costruiti su dati statistici e matematici i quali, se possono rivelarsi utili per la progettazione di un programma di elaborazione dati o per un esperimento scientifico, non lo sono affatto per descrivere l’umanità, né quindi per l’organizzazione della società. Le chimere sono una cosa seducente e dilettevole, ma non hanno a che fare con il mondo reale e con gli esseri umani più di quanto ce l’abbiano le finzioni romantiche.

Assistendo all’incessante aumento dell’estasi razionalista (nel mondo accademico definita empirismo) viene davvero voglia di implorare l’umanità affinché smetta di essere razionale ed inizi invece ad usare il senso comune – che io continuerei a chiamare ragione, non fosse che facendolo, qui, rischierei di creare inutile confusione.

Gli individui umani sono precisamente definiti come esseri dotati della capacità di pensiero razionale; questo, in definitiva, è il tratto caratteristico che li distingue dagli altri esseri viventi. Tale caratteristica non impedisce la capacità di amare, di provare paura, orgoglio, coraggio, rispetto, dolore, amicizia, invidia o felicità. Al contrario, queste molteplici e multiformi attitudini possono essere comprese ed integrate nel quadro dell’umano senso comune.
È esplicitamente a causa della capacità della ragione di integrare e assimilare facoltà umane altrimenti sconnesse, che il pensiero razionale diventa la nostra caratteristica definitiva e il nostro coronamento. Si tratta di un valore che fa parte del contesto, il contesto dell’umanità.

Se il processo razionale viene avviato meccanicamente e pedissequamente fuori “dal contesto”, per puro amore dell’ordine e della precisione, a seconda della prospettiva su cui uno fonda lo spirito e l’impegno nell’impresa, esso può dar origine a una sorta di nevrosi compulsiva.

La maggior parte delle persone dotate di “mentalità scientifica” riconosce che c’è un punto in cui le loro fantasie razionali si sconrtano con la realtà umana, ma, probabilmente a causa delle priorità educative e culturali attribuite alla saggezza scientifica, tende ugualmente a formulare complessi sistemi meccanici (politici, medici, sociali, economici e architettonici) come soluzione al problema della coesistenza umana.

Tuttavia, io penso che la vera razionalità non abbandona il contesto umano solo per l’apparizione di un sillogismo. La priorità della razionalità è capire – ed accettare – la natura umana, non progettare e rendere noi stessi più concilianti con l’idea di non essere altro che unità da inserire in un sistema di scatole costruite “razionalmente”.
Una simile visione per compartimenti stagni si basa quasi sempre sulla scarsa comprensione o sul deliberato disinteresse – spesso causato dalla convinzione di poter vantare conoscenze superiori – dell’essere umano. Talvolta si dimostrano come il rifiuto di comprendere la condizione umana e quindi a cosa serva realmente la razionalità. Uno sottosviluppo intenzionale delle proprie capacità cognitive.

È possibile usare la razionalità anche per fare il cruciverba, ma non può essere questo lo scopo principale di questo strumento e il motivo per cui lo possediamo. Non ho obiezioni contro chi fa il cruciverba o chi progetta utopie basate su intricate teorie o modelli scientifici empirici.

Immagino che questi obiettivi siano divertenti e consoni per persone così impegnatein simili attività. Mi auguro solo che esse, basandosi su una smisurata cinsiderazione della propria intelligenza, non credano che il resto della società sia tenuto per qualche motivo prenderle sul serio. Spero inoltre che non siano così arditi da cercare di costringere le altre persone ad accettare i loro piani e, nel caso, che le altre persone abbiano abbastanza ragionevolezza da considerare questi scienziati fuori contesto per gli esseri umani sottosviluppati che sono, e non credano che, solo perché non riescono a confutarne dialetticamente le teorie, allora per conclusione logica, gli si deva riconoscere anche il valore umano e “contestuale”.

Il mio non è un problema con la razionalità, ma con il modo in cui essa si applica. Non solo i metodi, i modi e mezzi, quindi, ma il contesto umano, in cui ciò che “è giusto” non può essere facilmente aggirato.

Vado a farmi una minestra.



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UPDATE: Il tribunale della Santa Inquisizione Evoluzionista ha emesso il suo verdetto e chiede ufficialmente che il titolare del blog faccia pubblica ammenda per aver pubblicato questo post prendendo come spunto una messa in scena apparsa sul giornale satirico The Onion. Bene, mi flagello la schiena e recito il mea culpa.
Ho anche letto che qualcuno dall’alto della sua scienza ne deduce che poiché critico Darwin è chiaro che non ho letto Darwin. Evidentemente non è bastato premettere sin dall’inizio che condivido in linea generale la teoria evoluzionista e, ciò nonostante, rimango perplesso dinanzi alle sue molte incongruenze. Non mi pare di essere l’unico, neanche fra gli stessi evoluzionisti, ma mea culpa di nuovo.
Tutto questo non cambia di una virgola la mia convinzione. Gli evoluzionisti sono come i cattolici: siccome è dimostrato che storicamente Gesù è esistito, allora automaticamente la “parola del Signore” deve essere il verbo. A questo si somma il mio crescente disprezzo per la scienza di regime e la casta di parassiti prezzolata dallo stato che la rappresenta. Ancor più per quelli che, pur pagati dallo stato, pontificano e condannano la sua sostanziale illegittimità. La loro arroganza ha superato ogni misura; anziché dire “ci pagano coi vostri soldi per fare cose di cui alla maggior parte delle persone non frega nulla e i cui vantaggi sono praticamente ininfluenti per la società” questi damerini viziati che probabilmente nel mondo del lavoro privato non durerebbero una giornata, ci ammoniscono dicendo “paga e stai zitto, che tanto non capisci”. Andate tutti a raccogliere il cotone, vi farà bene.

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Premetto: considero l’intuizione evoluzionista di Darwin molto probabilmente corretta, ma per le incongruenze con cui ci è stata presentata fino ad oggi, penso che accettarla significhi compiere un atto di fede non molto diverso da quello di chi ripone fiducia cieca nella controparte creazionista – non priva, a mio modesto parere, di un qualche interesse.
Quello che accade in questa piccola cittadina del Tennessee me lo conferma.
In sostanza, sul muro di un edificio di Dayton è comparsa una macchia di muffa e calcare che sembrerebbe riprodurre l’effige dell’autore de “L’origine della specie”

. L’evento ha dato vita ad un costante flusso di devoti evoluzionisti che quanto a fiducia (o fede) hanno poco da invidiare ai pellegrini di Medjugorje.

Ecco alcune dichiarazioni dei seguaci darwinisti precipitatisi sul luogo per poter assistere all’apparizione:

“Ho portato mio figlio a toccare il muro, in modo tale che il potere di Darwin possa purificare la sua composizione genetica da tratti ereditari indesiderabili” 

 

“Perdonami, o Charles, per aver sempre dubitato della tua Divina Evoluzione. Dopo aver visto il miracolo di questa pigmentazione calcarea con i miei occhi, la mia fede nel ragionamento empirico non potrà mai più essere messa alla prova.” 

e ancora

“Possa il suo nome essere lodato e le sue teorie sulla selezione naturale avere eco in tutte le aule dell’osservazione naturalistica per sempre.” 

 Non male per degli adepti del metodo scientifico.

La cosa positiva della vicenda è che il massiccio pellegrinaggio è stata un’ottima opportunità di business per venditori ambulanti di reliquie e gadgets accorsi a Dayton per capitalizzare la fede dei credenti empiristi in attesa di vedere il miracolo.

Amen.

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