Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘scuola pubblica’

Vedi anche qui.



Read Full Post »

Il buon PaxTibi mi aveva preceduto qualche tempo fa segnalando l’acume con cui Mina, in un articolo apparso su La Stampa, affrontava la questione delle quote rosa. Ieri, come ogni domenica del resto – e solo per questo varrebbe la pena spendere un euro -, la Tigre metteva un po’ di pepe in quel quotidiano di agnelli occupandosi di bullismo, il nuovo tormentone mediatico:

Per fortuna entra in campo l’immancabile macchinone della psicologia a darci una mano a tipizzare il bullo e la sua vittima. Così scopriamo, per esempio, che Franti di De Amicis era certo un bullo. Al bullo, da sempre, vengono appiccicate attenuanti o aggravanti che ogni società, in base a convenienze e incultura, sceglie e declina. Un po’ superbone, un po’ aggressivo, un po’ arrogante, un po’ amorale, un po’ razzista, un po’ violento, un po’ bisognoso di consenso, un po’ dedito al proselitismo, un po’ di quasi tutto e molto di quasi niente.
Il bullo è soltanto un coglione e, in questo, assomiglia a tantissimi adulti che, solo per dati anagrafici, non possono «fregiarsi» di questo epiteto. I bulli sono gli alunni più preparati della scuola del nulla. Sono quelli più capaci di farsi pubblicità, quelli che disdegnano le regole non per anarchia, ma per sfida. Se non avessimo paura delle parole, ogni mafiosetto, guappo, ras, furbetto di quartiere, dittatorello, cialtrone, mangiapane a tradimento potrebbe essere accusato di bullismo e per questo punito. Il problema è che a qualcuno viene concesso troppo spazio per coltivare la propria menomazione fino dal tempo della scuola media o, addirittura, elementare.
Fino a quando non arriva allo stupro, alle lesioni gravi, alla reiterazione continuata, non gli si fa caso se non su quella cloaca massima che si chiama YouTube. Allora il bullo persevera nel suo rincoglionimento progressivo e non vi è alla sua vista alcunché per cui valga la pena di cambiare attitudine, anzi. Si guarda in giro e trova conferme al suo nel comportamento dei «grandi».
Il macchinone psicologico darà a tutti una soluzione, che bella festa, e il macchinone della giustizia prenderà provvedimenti adatti. Come prima ordinanza due bei calci nel culo non sarebbero male. O almeno due sberle di quelle energiche. Squillanti, mi verrebbe da dire, di quelle che fanno ciaff. E ti lasciano il segno della mano per una trentina i secondi. Inorridisco al pensiero di quello che avrebbe potuto fare il mio professore di diritto. Se soltanto un alunno non scattava in piedi appena vedeva muoversi la maniglia della porta, apriti cielo! Partiva una lavata di capo di quelle epiche, che finivano regolarmente con lui che urlava come un pazzo. Adesso che ci penso, forse, pazzo lo era veramente. Figurati se avesse visto un ragazzo, che so, tirare fuori un pacchetto di sigarette. Si sarebbe fatto prendere dalle convulsioni che l’avrebbero portato certamente al pronto soccorso. Times have changed.

Link all’articolo originale

Read Full Post »