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Addio alla scuola

Da conservare gelosamente tra le ricevute di famiglia». Boni, il bidello, perfetto nel suo perenne, stiratissimo grembiule nero, mi porgeva una busta che doveva essere importantissima, secondo lui. Era l’ultimo giorno di scuola e io stavo già scendendo i gradini del mitico «Beltrami Istituto Tecnico Commerciale». Era l’ultimo giorno di scuola. Per me l’ultimo in tutti i sensi perché subito dopo sarei stata risucchiata, tritacarnata, vivisezionata, dolcemente, ma mica tanto, massacrata dal rutilante mondo delle sette note.

Peccato, se l’avessi saputo avrei guardato con altri occhi i sassi di quella stradina, i palazzi, il cielo stretto tra i tetti di Cremona che sono fra i più belli del mondo. Avrei guardato con altri occhi, quelli della nostalgia, i miei compagni. Non so, forse l’unica vera bellezza dell’andarsene da casa è quel sentimento romanticamente struggente che ti fa pensare che se fossi rimasto lì chissà come sarebbe stata bella la vita. Sarà che crediamo di aver nostalgia di un luogo lontano, mentre abbiamo soltanto nostalgia del tempo vissuto là, quando c’erano tutti e le cose sembravano meno insopportabili.

L’ultimo giorno di scuola, dunque. Per me non era una gran festa. I miei mi avrebbero portato via e io non volevo lasciare la mia casa.

Non volevo lasciare i miei amici per andare ad abbronzarmi in un carnaio o a raccogliere stelle alpine in una senz’altro accettabile solitudine. Tutti gli anni scongiuravo, mi attaccavo ai mobili, piangevo lacrime vere, ma mai una volta che mi abbiano accontentato.

L’ultimo giorno di scuola. Meglio non essere indifferenti al fatto. Le cadenze e le scadenze hanno significati pesanti. Se glieli concedete fate bingo nel cambiamento. Se le appiattite o le omogeneizzate, magari per non stupirvi troppo delle emozioni, non godrete della logica del tempo. Quella del vostro tempo che, tutto insieme, nei suoi ritmi e nelle sue aritmie, fa la vita. L’ultimo giorno di scuola è lo spartiacque previsto e premeditato, con tutto il diritto e il dovere di esserlo, tra due spezzoni di tempo. Cambia la curiosità, l’attenzione, lo scopo, l’impegno. La separazione tra scuola e vacanza dà valore all’una e all’altra. Se vi capitasse di urlare di gioia e liberazione, questo significherebbe che avete fatto la giusta, appropriata, adeguata fatica. Se avete la stessa faccia, di sicuro, non siete i primi della classe, non vi godrete le vacanze e, purtroppo per voi, non sorriderete tornando a scuola in autunno.

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