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Posts Tagged ‘Vaneggio’

Reality Chec_qjpreviewthOggi ho fatto due incontri interessanti, il primo, un albergatore, ex dipendente di Poste Italiane, il quale nel 2005, licenziatosi dalla società, ha riconsegnato il tesserino di promotore finanziario perché “ormai mi vergognavo per le truffe rifilate alla gente”.
Nel pomeriggio, l’ex direttore marketing di un grosso gruppo italiano della grande distribuzione organizzata che invece ha lasciato la professione in quanto “disgustato da un marketing che tende sempre più alla sociologia disumanizzante delle multinazionali”.
Quest’ultimo, ad un certo punto della conversazione, ha aggiunto: “non si può negare l’evidenza”.
Ho pensato: “Vero, però neanche la si deve accettare a scatola chiusa. Molte delle cose che la maggior parte delle persone danno per scontate, nella realtà non sono affatto evidenti, ma solo il frutto di cattive informazioni, pigrizia, conformismo”.

Siamo una società ultra informata, ma moriremo di ignoranza, come direbbe Rubén Blades.

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Se, come dici, fai un festino per stare un po’ insieme, poi non somministri ai malcapitati ospiti biscotti allo zenzero e fieno e té caldo alla vaniglia del Senegal senza zucchero. Bensì birra, vino, acqua, coca-cola e aranciata e pizzette e acciughe. Cazzo. Altrimenti significa che non vuoi affatto “stare insieme”, ma intendi solo sfruttare l’occasione per rimarcare la tua dozzinale originalità.

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Quando persone affamate trovano cibo tendono a inghiottirlo avidamente quasi senza masticarlo. L’abbiamo provato tutti: quando siamo molto affamati e finalmente otteniamo il desiderato pasto il battito cardiaco sale, ci sentiamo euforici e stremati (cioè stressati), e mangiamo il più rapidamente possibile, senza sapere davvero perché. In un certo senso, liberiamo l’animale che è in noi, il cavernicolo che pensa solo alla sopravvivenza e alla riproduzione. Quando il cibo è scarso, che è ciò che per noi comporta la fame, esso divora tutto il possibile per “salvare la pelle”.

Ovviamente, nella nostra moderna società civile e almeno nel così detto Occidente, non c’è quasi nessuna ragione per ingurgitare così avidamente. Non manca né il cibo né il tempo per mangiarlo, e mangiare troppo veloce, come insegnano i talebani del salutismo, non è bene.
Ma non è facile tenere a bada l’istinto. E per fortuna, dato che è stata la cosa che praticamente ci ha mantenuti vivi per tre milioni di anni.

Quindi, quando siamo davvero affamati e troviamo di che alimentarci sostanzialmente cediamo ad istinti primitivi – dimenticando tutto ciò che è civile solo per ottenere quelle calorie di cui i nostri corpi hanno bisogno per continuare a funzionare.

Lo stesso sembra essere stato per la politica di questo secolo. Proprio come le persone abituate a mangiare con regolarità accusano più facilmente i morsi della fame, i politici nel ventesimo secolo hanno imparato che avevano un sacco di potere alla loro portata. I loro poteri sono notevolmente aumentati nel corso dell’ultimo secolo, spesso come conseguenza di inutili (la propaganda in qualche modo è riuscita a far cadere le prime due lettere della parola) guerre combattute solo per accrescere i poteri dello stato. Con un simile appetito costruito dalla classe politica, non ci siamo accorti della sua veloce crescita e quindi neanche che la nostra libertà è stata rapidamente indebolita e presa in ostaggio.

Alla crisi degli anni ‘70 e seguirono i “gloriosi” anni ‘80, e con essi avvenne un cambiamento di cui i pundits statalisti paralno ancora: la cosiddetta rivoluzione della Thatcher nel Regno Unito e la dottrina Reagan negli USA.
Tali regimi, checché ne dicano gli statalisti di destra, non hanno rappresentato affatto grandi momenti di libertà individuale; tuttavia si deve riconoscere che costrinsero lo stato a rientrare entro certi limiti (in quei paesi). In altre parole: il potere politico diminuì con la forza – principalmente quella retorica e in parte quella reale. Un nuovo trend per l’Occidente: lo stato che indietreggia per far spazio all’enorme potenziale della ricchezza prodotta dal mercato.

I politici di sinistra, hanno spesso lamentato le ingiustizie (vere o presunte) causate dalle nuove politiche dell’economia supply-side (che si potrebbe definire correttamente anche come corporativismo fascista). E la cosiddetta globalizzazione che ne deriva da allora è diventata l’incubo degli statalisti di sinistra.

I politici di destra ebbero il loro momento di gloria, poiché, retoricamente, erano sostenitori di un’ economia meno limitata e, pertanto, nell’immaginario delle persone furono recepiti come i creatori della nuova economia e della grande prosperità da essa generata. (Come i politici possano essere concepiti come creatori di qualcosa di buono nel senso letterale del termine rimane un mistero dato che, nella migliore delle ipotesi, essi non sono altro che parassiti). Ma la destra scoprì ben presto che persone un po’ più libere e un’economia meno regolata sono molto più difficili da comandare; difatti, guadagnavano potere grazie alla popolarità garantita dal boom economico e parimenti lo perdevano man mano che le persone si arricchivano.

In un certo senso, e forse anche in termini generali, i poteri dello stato furono un po’ più limitati rispetto a prima. Ma, come abbiamo visto, con l’abitudine a consumare grandi quantità di ricchezza arriva invariabilmente una gran fame. Questo appetito, però, non poteva essere soddisfatto, e così i politici soffrivano.
Purtroppo però la tendenza non si è potuta invertire fino alla tragedia dell’11/09.
Bush e i suoi affamati lacché colsero rapidamente l’occasione e giocarono con la paura della gente per ottenere l’approvazione necessaria a strappare agli americani diritti e libertà senza troppi clamori. Nel frattempo le guerre iniziavano e persone all’oscuro di tutto davano il loro consenso a sostenere “temporaneamente” campi di tortura, dimenticando migliaia di soldati morti, l’aumento delle imposte (soprattutto indirettamente, attraverso il debito pubblico) e accettavano implicitamente la “necessità” per il governo attribuirsi poteri totalitari a livello nazionale.

Bush e la sua cricca di parassiti affamati e assetati di potere approfittò della situazione e fece ciò che qualunque cavernicolo affamato farebbe davanti ad un tavolo traboccante di cibo: divorò qualunque cosa su cui riuscì a mettere le mani, e lo fece in fretta, probabilmente (si spera) più in fretta di quanto avrebbe dovuto.

Non appena i cavernicoli di tutto il mondo appresero di questa opportunità si attivarono presto per fare la stessa cosa. E così tutti i paesi del mondo hanno adottato misure “anti-terrorismo”, fondamentalmente leggi che limitano la libertà della popolazione e lasciano gli individui inermi dinanzi allo strapotere dello stato. Queste leggi non hanno come obiettivo i “terroristi” – e neanche le persone che lo stato considera tali – ma riguardano esclusivamente la popolazione.

La sorveglianza e il controllo assiduo quasi mai puntano a dei credibili obiettivi terroristi (lo stato è una bestia acefala, priva di immaginazione), ma solo ad “obiettivi” che riguardano la maggior parte delle persone. Così ci ritroviamo con i telefoni e le e-mail sotto controllo, la videosorveglianza ad ogni angolo e un gran numero autorità che devono valutare e, casomai, approvare le nostre intenzioni di fare determinate cose. Possiamo convincerci che politici credano sinceramente di contrastare il “terrorismo” (ammesso e non concesso che esista) attraverso l’ascolto della telefonata con la zia o spiandoci mentre guidiamo, passeggiamo o facciamo la spesa al supermercato?

Questi nuovi poteri stabiliti da e per lo stato sono tanto più ridicoli quanto più si prende in considerazione il motivo per cui certe misure sono state approntate. Per esempio, la Svezia presto consentirà alla polizia di salvare e catalogare regolarmente tutte le e-mail ed il traffico telefonico provenienti da qualunque luogo oltre i confini nazionali.

Chi dovrebbe credere che un paese come la Svezia, vile e defilato al punto da non riuscire nemmeno a prendere una posizione quando gli “alleati” stavano per vincere la WWII, potrebbe essere un plausibile obiettivo di Al-Qaida?

Il fatto che tutti i partiti e tutti i politici sostengano senza riserve la sorveglianza su larga scala, dovrebbe dirci qualcosa. È così ovvio nell’interesse del potere avere solide strutture di sorveglianza che i politici nemmeno si preoccupano di fare notare le differenze tra partiti: a noi questa elementare realtà viene spacciata per “coesione davanti al pericolo”, “unità delle istituzioni” e altre puttanate simili.

Quello che stiamo vedendo è semplicemente la fame dei politici che divora tutto ciò che può.
E così sarà finché le persone – più o meno coscientemente – vorranno dato che non esistono reali restrizioni al potere degli stati. I politici sono al potere e fanno le regole; essi possono in qualunque momento abrogare o ignorare queste regole, dipende dai loro interessi.

Io, mi auguro che divorino la nostra libertà così velocemente da morire soffocati, o quantomeno al punto di farsi venire qualche serio problema di stomaco.

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