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Posts Tagged ‘War on drugs’

Del parapiglia ad opera dei fasciocomunisti svizzeri che hanno impedito all’economista Jose Pinera di tenere una conferenza, almeno nell’ambiente libertario, se n’è parlato diffusamente, quindi non mi dilungherò.

Soprattutto perché, dal paese della cioccolata, giungono anche alcune delizie misteriosamente snobbate dai palati sopraffini della stampa nazionale. Eppure la ciccia c’è, ma non se ne parla.

Per farla breve, il mese scorso, all’aeroporto di Agno in Svizzera è stata fermata, ed arrestata, Simona Patrignani segretaria della Lega Nord a Roma che, assieme ad un altro uomo, nascondeva tra i bagagli 8 kg di cocaina. Provenivano dal Brasile. Saudade.

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Sulla vicenda di Michael Phelps, campione olimpico di nuoto immortalato mentre, con la disinvoltura di chi sa esattamente quel che sta facendo, fumava erba da un bong, temo di non essere per nulla d’accordo con la campagna di solidarietà nei suoi confronti che ha preso il via, anche grazie a militanti libertari d’oltreoceano, nei vari circuiti di social networking.

Edmund Burke sosteneva che tutto ciò che è necessario affinché il male si affermi è che gli uomini buoni non facciano nulla. E difatti, il campione olimpico, che in qualità di personaggio pubblico può influenzare la cultura popolare in modo positivo o negativo, ha scelto la seconda opzione. E non perché ha fumato marijuana, inteso, ma perché ha chiesto scusa pubblicamente.

Patty Pravo, ai suoi tempi, fermata con un po’ d’hashish all’aeroporto Marco Polo di Venezia, dando prova della proverbiale assholeinsofferenza dei veneti verso le inutili procedure burocratiche statali, alla domanda dei ligi compilatori di verbali in divisa se l’artista avesse qualcosa da dichiarare in sua difesa, ebbe almeno il coraggio di rispondere: “Quanto casino che fate per un tocco di fumo”.

Phelps non stava facendo nulla di male, stava semplicemente usando il proprio corpo ed il proprio tempo in un’innocua attività che non lede minimamente la libertà altrui di fare altrettanto. Insomma, i vizi non sono crimini. Allora perché chiedere scusa per qualcosa che nemmeno al diretto interessato – dato che evidentemente non era la prima volta – ha impedito di vincere ben 14 medaglie olimpiche? Perché piegarsi dinanzi alla cultura della criminalizzazione di comportamenti che di criminoso hanno nulla?

Le idee idiote vanno demolite, le leggi cattive devono essere spazzate via e le istituzioni sfidate fino a quando chi le occupa non capirà che le altre persone non sono di loro proprietà. Phelps probabilmente temeva più per la sua reputazione che per eventuali grane giudiziarie. Ma alla sua reputazione avrebbe sicuramente giovato di più una reazione a testa alta, con argomentazioni chiare e logiche che spiegassero come il biasimo generale per il suo gesto sia infondato come sono infondati tutti i tabù.

Michael Phelps dovrebbe vergognarsi non per quello che ha fatto, ma per quello che non ha fatto: cioè sfruttare la sua immagine per tentare di far capire quante risorse preziose si buttano inutilmente -dato che  risultati, ad oggi, non se ne vedono – nel perseguire legalmente comportamenti del tutto innocui o che comunque non ledono i diritti di nessuno.

Per quelli invece che ancora pensano all’erba come a qualcosa di pericoloso e dannoso, il consiglio è di farsi una canna, rilassarsi e fare un po’ di stetching finché non si diventa sufficientemente agili da tirare fuori la testa dal buco del culo.

Sì, perché se la “War on drugs” da punto di vista giudiziario ha fatto più danno che altro, dal punto di vista culturale rischia di fare anche peggio a causa dell’emarginazione di persone normalissime che di tanto in tanto si concedono una breve vacanza orientale e poi riprendono a sgobbare la maggior parte del loro tempo, è bene ricordarlo, per i parassiti dello stato che  le criminalizza.

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